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febbraio 19, 2004

per il 56% la guerra in Iraq era inutile


S & G - KALEIDOS

 

Indagine preparata per

“VERA MAGAZINE - Gruner und Jahr/Mondadori SpA”

“S&G - Kaleidos“

 

Milano, 15 Gennaio 2004

S & G - KALEIDOS

 

PREMESSA

 

 

Il mensile VERA MAGAZINE ha commissionato all’Istituto S&G – Kaleidos, nel mese di Gennaio, un sondaggio sul tema “la guerra in Iraq”.

 

Lo scopo della ricerca è stato quello di rilevare:

 

Ä    la necessità/utilità dell’intervento bellico

Ä    motivazioni a favore o contro l’intervento

Ä    scenari futuri

 

NOTA INFORMATIVA

(da pubblicare)

 

Sondaggio commissionato da VERA MAGAZINE – Gruner Und Jhar/Mondadori SpA, eseguito sul territorio nazionale dalla società S&G/Kaleidos di Milano, dal 7 al 14 Gennaio 2004 con sistema di rilevazione tradizionale. Universo di riferimento: 30.475 (dati in migliaia) in età dai 18 ai 54 anni (Dati ISTAT). Hanno risposto n. 405 individui (42% dei contatti). Ai sensi dell’art. 3 della delibera n. 153/02 CSP dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni il documento completo riguardante il sondaggio è reso disponibile dalla società realizzatrice all’interno del sito http://www.agcom.it

 

ANALISI DEI RISULTATI

 


S & G - KALEIDOS

 

L’analisi dei risultati evidenzia una sensibile differenza di opinioni sia per sesso che per classi di età.

Il 45.5% degli intervistati di sesso maschile approva l’intervento con una punta del 59.7% nella fascia di età 45/54 anni; fra i giovani l’approvazione scende al 19.3% nella fascia 18/24 anni e al 22.2% in quella 25/34 anni. Le intervistate disapprovano nettamente l’intervento con il 62.3% con un grado di disinformazione, però, del 5.9%. Gli interventisti motivano la loro scelta con la paura del terrorismo finanziato da Saddam (31.6%) e, in modo pragmatico, con la necessità, per l’Occidente, del petrolio iracheno e del controllo del territorio (28.4%); solamente il 16.3% degli intervistati cita il presunto possesso delle armi di distruzione di massa.

Varie altre motivazioni sono emerse dalle intervistate (15.5%) e nella fascia d’età 18/24 anni:

ø   paura dell’integralismo islamico

ø   argine contro l’aggressione alla civiltà occidentale

ø   legittima difesa

etc…

Il fatto che Saddam fosse un terribile dittatore che opprimeva il proprio popolo, viene citato solamente dal 6.8% dei maschi mentre il 22.1% delle donne lo cita come motivo dell’intervento dimostrando, anche in questo caso, maggiore senso di umanità e sensibilità.

Il petrolio, visto dagli intervistati come uno dei principali motivi che per loro hanno giustificato la guerra, assume, per coloro che si sono dichiarati contrari all’intervento, un “casus belli” immorale e sottaciuto (33.7%).

Riportiamo, qui di seguito, alcune dichiarazioni fatte dagli stessi intervistati:

“Vite umane in cambio di benzina”;

“Guerra voluta dai petrolieri finanziatori di Bush”;

“Violenza contro un popolo colpevole solamente di possedere grandi riserve di greggio”.

Etc…

Ci sono poi i pacifisti “globali” che, senza entrare nello specifico del problema Iraq, si dichiarano sempre e comunque contrari a qualsiasi guerra: 29.9%; a questa categoria appartengono soprattutto le donne (35.5%) e gli intervistati di età compresa fra i 18 e i 34 anni (18/24 anni: 38.3% - 25/34 anni: 34.6%). L’8.5% degli intervistati cita, tra l’altro, l’isolamento degli USA nel decidere l’intervento, la violazione della sovranità di una nazione, l’arroganza per avere disatteso le più elementari norme dei diritto internazionale, etc…

Quale scenario futuro, secondo il 35.5% degli intervistati, viene ipotizzato l’escalation degli attentati terroristici che porterà all’abbandono dell’Iraq (maschi: 34.3% - femmine: 36.6%); per il 31.7% non prima che gli iracheni abbiano appreso le regole democratiche e siano in grado di autogovernarsi (maschi: 29.5% - femmine: 33.8%); una buona percentuale (25.6%) teme che si possa creare un nuovo “Vietnam” a causa dell’intrecciarsi di problematiche difficili da risolvere e della radicalizzazione del terrorismo.

Per quanto riguarda il ruolo dell’Italia, la maggioranza degli intervistati (45.5%) ritiene che si debba rimanere in Iraq per partecipare alla ricostruzione del paese; anche in questo caso sono significative le differenze per sesso: il 51.5% delle intervistate è favorevole ad un ritiro immediato contro il 33.6% degli uomini.



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