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Da quando è sceso in politica, Silvio Berlusconi è sempre stato indicato da
quasi tutti gli esperti di comunicazione come l’unico capace di parlare ai
cittadini, di utilizzare un linguaggio che entrava direttamente nel cervello
degli elettori. E la sua immagine, le sue parole venivano da questi facilmente
memorizzate: la ?gura di Berlusconi poteva ovviamente suscitare reazioni
positive oppure negative, ma non si poteva fare a meno di confrontarsi lui e con
il suo discorso. Questa capacità dialettica è rimasta pressoché costante per
gran parte dell’ultimo decennio, come ben evidenzia la raccolta di
saggi contenuta nel prossimo numero di ComPol, in uscita nel mese di
marzo, che analizza i mutamenti introdotti da Berlusconi nel mondo
politico italiano dal 1994 ad oggi. In quei commenti si sottolinea la
capacità del leader di Forza Italia di egemonizzare e dirigere l’agenda
politica del nostro paese, “indipendentemente”, in qualche misura, dai
reali problemi o dalle tematiche che più stanno a cuore al cittadino: ne
sono una prova evidente l’eterna battaglia con la magistratura, o il
costante appello anti-comunista, oppure ancora il richiamo continuo alla
minacciata sicurezza personale. Temi o problemi certamente esistenti,
ma altrettanto certamente non così essenziali, se non in minima parte, per
l’effettivo miglioramento della qualità della vita quotidiana dei
nostri concittadini. Ciononostante, la sua capacità di fornire un sistema
di riferimento alternativo ai messaggi dei suoi concorrenti, al
“teatrino della politica”, risultava sia nei modi che nei contenuti molto
efficace. In grado cioè di risultare vincente nelle consultazioni elettorali
e nella formazione di un consenso duraturo al suo partito. Da oppositore,
Berlusconi presidente è sempre riuscito a regalare agli italiani un sogno,
un mondo diverso dove tutti potessero crescere sia individualmente che
collettivamente; un mondo che coniugava in maniera ideale il
benessere economico e la libertà (dall’oppressione statale), in un
ingranaggio perfettamente oleato. Per contro, lo schieramento di
centrosinistra si assumeva il ruolo, e la ?gura, di eterna Cassandra:
predicendo e insinuando continui sacri?ci, una visione del mondo sempre
pessimista, dove lo spazio per il gioco era ridotto ai minimi termini.
Prima l’euro, poi la lotta all’abusivismo edilizio, quindi le domeniche
private della gita in auto, in?ne l’elevata pressione ?- scale.
L’entusiasta venditore di sogni, da oppositore, risultava
costantemente vincente; i litigiosi venditori di incubi erano destinati a
perdere, se non grazie ai mancanti accordi tra gli avversari, come nel
1996. Almeno fino a quando l’oppositore giocava il suo ruolo
preferito, facendo l’oppositore, le promesse del nuovo mondo
funzionavano. Ma, come sappiamo, il clima politicoelettorale è mutato: il
buon rapporto tra Berlusconi e i cittadini si è incrinato dopo pochi mesi
del suo governo. Molteplici sono gli elementi che in qualche
modo possono aver generato questa svolta nella percezione dell’elettorato:
l’economia italiana peggiora, impedendo la promessa riduzione della pressione
fiscale; si fanno sentire i problemi occupazionali legati alla crisi della
grande industria e della finanza; gli effetti inflattivi dell’euro riducono
sensibilmente il potere d’acquisto delle famiglie; nella percezione di gran
parte degli elettori, i molti problemi di fondo della società italiana
permangono irrisolti, o non affrontati con decisione; vengono promulgate leggi
che nell’immaginario collettivo appaiono di dubbia finalità.
E il governo Berlusconi sembra diventare
poco alla volta impotente, di fronte al crescente disagio degli italiani e
dell’opinione pubblica, incapace di evadere le richieste sempre più
pressanti. Tutto questo ha significativamente eroso la fiducia degli
italiani nei confronti dei suoi governanti. Il compito primario e urgente
del premier è quindi quello di riattivare questa fiducia, inizialmente nel
proprio elettorato deluso, poi anche nell’elettorato più incerto e
fluttuante: i giudizi positivi sull’operato del governo sono infatti scesi
ormai stabilmente sotto la soglia del 40 per cento, ampiamente superati da
quelli negativi; una parte significativa delle critiche proviene poi
proprio dagli elettori che nel 2001 avevano votato per la Casa delle
libertà (il 30 per cento di loro esprime infatti un giudizio negativo) e
perfino da quelli che la voterebbero oggi (il 20 per cento). E il
grande comunicatore deve tornare in campo, come è accaduto recentemente in
televisione. Ma
la comunicazione di Berlusconi appare improvvisamente più stanca: cerca di
ripetere alcune sue antiche parole d’ordine, cerca di riattivare nei suoi
elettori la fiducia in un sogno, che si scontra però con le esperienze
quotidiane di gran parte dei cittadini. Manca la verve di una volta, quando da
oppositore tratteggiava una realtà alternativa. E mancano, soprattutto, i
bagliori di questa realtà alternativa; che non c’è, né sembra in procinto di
nascere e crescere. Anzi.
A chi sono
diretti allora questi discorsi? Qual è il loro referente immediato? Per ora,
il leader di Forza Italia torna a rivolgersi ai suoi elettori, per cercare
di ridare fiducia ad un elettorato un po’ interdetto, di fronte
alle promesse (ancora) non mantenute. E’ il primo passo: compattare chi
aveva creduto e chi aveva votato Forza Italia, per ri-conquistare il
nocciolo duro del partito. A questo, nel corso delle prossime settimane,
seguiranno altri passi: si dedicherà allora alla cerchia più allargata,
agli elettori degli altri partiti della Casa delle libertà; poi agli
indecisi, agli incerti; infine, cercherà di conquistare
nuovi elettori. Una strategia di comunicazione precisa, come ai vecchi
tempi. Ma al contrario di allora, oggi pesa come non mai l’evidente
difficoltà di non poterlo regalare, questo sogno, agli
italiani. Bisogna costruirlo, giorno dopo giorno; occorre qualcosa che
vada al di là della semplice comunicazione. Che non si possa vivere solo
di sogni, che talvolta servono anche le Cassandre, gli italiani l’hanno ormai
inteso. Forse. *Università di Milano |