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febbraio 16, 2004

Come cambia (e declina) la capacità comunicativa di Berlusconi


 

di PAOLO NATALE*

 

Da quando è sceso in politica, Silvio Berlusconi è sempre stato indicato da quasi tutti gli esperti di comunicazione come l’unico capace di parlare ai cittadini, di utilizzare un linguaggio che entrava direttamente nel cervello degli elettori. E la sua immagine, le sue parole venivano da questi facilmente memorizzate: la ?gura di Berlusconi poteva ovviamente suscitare reazioni positive oppure negative, ma non si poteva fare a meno di confrontarsi lui e con il suo discorso.
Questa capacità dialettica è rimasta pressoché costante per gran parte dell’ultimo decennio, come ben evidenzia la raccolta di saggi contenuta nel prossimo numero di ComPol, in uscita nel mese di marzo, che analizza i mutamenti introdotti da Berlusconi nel mondo politico italiano dal 1994 ad oggi.
In quei commenti si sottolinea la capacità del leader di Forza Italia di egemonizzare e dirigere l’agenda politica del nostro paese, “indipendentemente”, in qualche misura, dai reali problemi o dalle tematiche che più stanno a cuore al cittadino: ne sono una prova evidente l’eterna battaglia con la magistratura, o il costante appello anti-comunista, oppure ancora il richiamo continuo alla minacciata sicurezza personale.
Temi o problemi certamente esistenti, ma altrettanto certamente non così essenziali, se non in minima parte, per l’effettivo miglioramento della qualità della vita quotidiana dei nostri concittadini. Ciononostante, la sua capacità di fornire un sistema di riferimento alternativo ai messaggi dei suoi concorrenti, al “teatrino della politica”, risultava sia nei modi che nei contenuti molto efficace. In grado cioè di risultare vincente nelle consultazioni elettorali e nella formazione di un consenso duraturo al suo partito.
Da oppositore, Berlusconi presidente è sempre riuscito a regalare agli italiani un sogno, un mondo diverso dove tutti potessero crescere sia individualmente che collettivamente; un mondo che coniugava in maniera ideale il benessere economico e la libertà (dall’oppressione statale), in un ingranaggio perfettamente oleato.
Per contro, lo schieramento di centrosinistra si assumeva il ruolo, e la ?gura, di eterna Cassandra: predicendo e insinuando continui sacri?ci, una visione del mondo sempre pessimista, dove lo spazio per il gioco era ridotto ai minimi termini. Prima l’euro, poi la lotta all’abusivismo edilizio, quindi le domeniche private della gita in auto, in?ne l’elevata pressione ?- scale.         L’entusiasta venditore di sogni, da oppositore, risultava costantemente vincente; i litigiosi venditori di incubi erano destinati a perdere, se non grazie ai mancanti accordi tra gli avversari, come nel 1996. Almeno fino a quando l’oppositore giocava il suo ruolo preferito, facendo l’oppositore, le promesse del nuovo mondo funzionavano.
Ma, come sappiamo, il clima politicoelettorale è mutato: il buon rapporto tra Berlusconi e i cittadini si è incrinato dopo pochi mesi del suo governo.
Molteplici sono gli elementi che in qualche modo possono aver generato questa svolta nella percezione dell’elettorato: l’economia italiana peggiora, impedendo la promessa riduzione della pressione fiscale; si fanno sentire i problemi occupazionali legati alla crisi della grande industria e della finanza; gli effetti inflattivi dell’euro riducono sensibilmente il potere d’acquisto delle famiglie; nella percezione di gran parte degli elettori, i molti problemi di fondo della società italiana permangono irrisolti, o non affrontati con decisione; vengono promulgate leggi che nell’immaginario collettivo appaiono di dubbia finalità.

 E il governo Berlusconi sembra diventare poco alla volta impotente, di fronte al crescente disagio degli italiani e dell’opinione pubblica, incapace di evadere le richieste sempre più pressanti.
Tutto questo ha significativamente eroso la fiducia degli italiani nei confronti dei suoi governanti.
Il compito primario e urgente del premier è quindi quello di riattivare questa fiducia, inizialmente nel proprio elettorato deluso, poi anche nell’elettorato più incerto e fluttuante: i giudizi positivi sull’operato del governo sono infatti scesi ormai stabilmente sotto la soglia del 40 per cento, ampiamente superati da quelli negativi; una parte significativa delle critiche proviene poi proprio dagli elettori che nel 2001 avevano votato per la Casa delle libertà (il 30 per cento di loro esprime infatti un giudizio negativo) e perfino da quelli che la voterebbero oggi (il 20 per cento).
E il grande comunicatore deve tornare in campo, come è accaduto recentemente in televisione.
Ma la comunicazione di Berlusconi appare improvvisamente più stanca: cerca di ripetere alcune sue antiche parole d’ordine, cerca di riattivare nei suoi elettori la fiducia in un sogno, che si scontra però con le esperienze quotidiane di gran parte dei cittadini. Manca la verve di una volta, quando da oppositore tratteggiava una realtà alternativa. E mancano, soprattutto, i bagliori di questa realtà alternativa; che non c’è, né sembra in procinto di nascere e crescere. Anzi.

 A chi sono diretti allora questi discorsi? Qual è il loro referente immediato? Per ora, il leader di Forza Italia torna a rivolgersi ai suoi elettori, per cercare di ridare fiducia ad un elettorato un po’ interdetto, di fronte alle promesse (ancora) non mantenute. E’ il primo passo: compattare chi aveva creduto e chi aveva votato Forza Italia, per ri-conquistare il nocciolo duro del partito. A questo, nel corso delle prossime settimane, seguiranno altri passi: si dedicherà allora alla cerchia più allargata, agli elettori degli altri partiti della Casa delle libertà; poi agli indecisi, agli incerti; infine, cercherà di conquistare nuovi elettori.
Una strategia di comunicazione precisa, come ai vecchi tempi. Ma al contrario di allora, oggi pesa come non mai l’evidente difficoltà di non poterlo regalare, questo sogno, agli italiani.
Bisogna costruirlo, giorno dopo giorno; occorre qualcosa che vada al di là della semplice comunicazione. Che non si possa vivere solo di sogni, che talvolta servono anche le Cassandre, gli italiani l’hanno ormai inteso.
Forse.
*Università di Milano



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