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La convention
dell´Ulivo, alcune settimane dopo il "Forza Italia day". E, in contemporanea, i
partiti della Cdl, sotto il tetto di Liberal. È come se, scosso dalle prossime
scadenze elettorali, il sistema partitico italiano accelerasse la "transizione",
ancora aperta, fra partiti, alleanze e nuovi soggetti politici. E investisse,
per andare oltre, sui "simboli". Intorno a cui raccogliersi e dividersi. Il
dibattito delle ultime settimane intorno alla lista unitaria, è, al proposito,
rivelatore. Riguarda il simbolo, più che la formula. Verdi, Di Pietro e
Occhetto, il Pdci, gli stessi centristi di Ap-Udeur, contestano, infatti, alla
lista, che nei giorni scorsi si è presentata agli elettori, il riferimento
all´Ulivo. Che appartiene a tutti. Anche a chi, per salvaguardare la propria
identità di partito, ha scelto di correre da solo.
La
forza del mito nel Paese dei mediani
L´Ulivo.
È divenuto un simbolo importante. Capace di generare appartenenza e passione.
Come la falce e il martello, la fiamma tricolore, il garofano. A differenza dei
quali, però, ha una storia corta. E riferimenti meno precisi. Tanto che i
partiti che ne rivendicano il marchio, esprimono posizioni molto diverse su temi
sostanziali. La guerra, le pensioni, la bioetica, il mercato del lavoro.
Tuttavia il riferimento all´Ulivo, proprio per questo, ha assunto un significato
importante. Indiscutibile, per chi ne fa parte. Perché ha unificato soggetti
che, su altre parole e su altre questioni, si sono divisi. Perché, a maggior
ragione, è associato alla vittoria elettorale su Berlusconi del 1996. Per
questo, la denominazione assunta dalla lista unitaria, (Uniti nell´Ulivo),
potrebbe essere riscritta, simmetricamente: "l´Ulivo per restare uniti". Perché,
appunto, il simbolo riesce da solo a promuovere una convergenza che sui temi
concreti è molto più difficile trovare. Proprio questo aspetto, che a
centrodestra è stato polemicamente denunciato come un limite dell´operazione
(parlando di "lista Arlecchino"), conferma, in effetti, la forza dell´Ulivo come
simbolo. Ai simboli, infatti, non si chiede di spiegare, argomentare, punto per
punto. Ma di generare appartenenza, riconoscimento. O, al contrario, ripulsa,
avversione. Senza "ragione". Per questo, è conteso e rivendicato. Anche da chi
non intende "aggregarsi". Perché, i marchi originari, le parole-chiave di
partito - falce e martello, giustizia, sole-che-ride, scudocrociato - da soli
non bastano. I simboli. Servono. Anche in tempi di "politica-come-marketing".
Perché la logica del marketing non riesce a generare fedeltà di voto. Da ciò la
difficoltà, anche per coloro che rifiutano l´ipotesi dell´Ulivo-partito, di
rinunciare all´Ulivo-simbolo. Non per confermare l´alleanza. Per restare
attaccati a un´identità, associata al "mito dell´Ulivo" Un "mito" del quale,
ormai, fa parte integrante la figura di Prodi. Il "creatore" dell´Ulivo. Il
quale ha chiuso la convention, da leader. Anche se, alle elezioni europee,
direttamente, non ci sarà. Parteciperà senza essere candidato. Resterà dietro al
simbolo, senza essere nominato. Insomma: un "mito". Prodi e l´Ulivo. Elementi
inscindibili di una narrazione, che alimenta le attese degli elettori di
centrosinistra. Evoca la leggenda del leader vincitore, che ha sconfitto
Berlusconi, nel 1996, per venire, in seguito, esiliato a Bruxelles, a causa dei
conflitti interni al centrosinistra. Racconta, l´immagine di Prodi, l´importanza
dell´Europa e dell´euro, nel cui nome la società italiana ha sopportato grandi
sacrifici. Insieme.
L´Europa, l´unità
del centrosinistra, la voglia di riscatto e di vittoria, cui si aggiunge lo
spirito di pace (richiamato da Prodi, nel concludere la convention). Riferimenti
importanti a definire l´identità del "popolo di centrosinistra". Cui
contribuisce l´antimito-Berlusconi. Fattore di unità e di distinzione.
Berlusconi, d´altronde, non perde occasione per tracciare confini netti nei
confronti della "sinistra" (l´ha fatto anche ieri). Prodi, da parte sua, è
l´unico ad averlo battuto, nel centrosinistra, fino ad oggi. Peraltro, l´idea
che il "mito" dell´Ulivo, in qualche punto, riproduca, per imitazione e
contrasto, l´antimito-Berlusconi, emerge con chiarezza alla convention
dell´Ulivo. Per molti versi, un controcanto al rito celebrato in occasione del
decennale di Forza Italia. Al Palalottomatica (un luogo che, dal punto di vista
nominale, evoca la fortuna, più del mito?) gli interventi dei leader si sono
alternati a intermezzi che intendevano imporre, agli occhi di tutti, il
principio di realtà. Gli operai di Terni, le famiglie, gli anziani, il fratello
del militare caduto a Nassiriya. L´Italia media opposta all´Italia dei media.
L´Italia reale contrapposta a quella mediale. L´homo vivens opposto all´homo
videns. E il rock di Ligabue ad accompagnare l´ingresso di Prodi. Un inno alla
"vita da mediano". Quello che corre e fatica. L´italiano medio. Appunto. Lontano
dal protagonista del melodioso inno di Forza Italia, incitato a «entrare nel
futuro... con un fuoco dentro al cuore». Questa costruzione del mito, avviata
dal centrosinistra per acquistare maggiore capacità competitiva, suggerisce,
peraltro, alcune implicazioni possibili, che interessano il sistema politico
italiano nel suo insieme. La prima è suggerita dal "tempo". Il tempo è
importante, nella formazione dei miti e delle leggende. Perché permette di
rielaborare, con il filtro della memoria e della nostalgia, la realtà.
Trasfigurandola. Ma l´Ulivo (come, d´altronde, Berlusconi) costituisce
un´esperienza troppo recente, troppo vicina per divenire mito, sedimentare.
Senza subire l´interferenza del confronto quotidiano. In parallelo alla
costruzione di nuove identità, osserviamo così il ritorno di altre vicende
storiche. E assistiamo, senza soluzione di continuità, alla rivisitazione della
Resistenza e della post-resistenza, del fascismo, di Salò, delle foibe, della
Costituzione, della Democrazia Cristiana e della figura craxiana. Esercitazioni
difficili e talora rischiose, perché riscrivono il passato con gli occhi puntati
sul presente. Necessarie, però, a fondare, rifondare, sfondare le identità
nuove.
Una seconda
conseguenza, riguarda la tendenza a ideologizzare la realtà, comunque.
Traducendo il dibattito politico in conflitto fra diverse versioni e visioni dei
fatti. Opponendo l´ottimismo al pessimismo. L´Italia felix all´Italia misera.
L´Italia ridens all´Italia inquieta. Per "imitazione". Per contagio mediatico.
Com´è avvenuto alla convention. Il talk-show, condotto dai giornalisti di
sinistra. Lerner e Santoro invece di Vespa e Socci. Per non parlare della
testimonianza di Enzo Biagi. Il "grande epurato". Con l´esito, non previsto e
non voluto, che, invece di opporre l´Italia media all´Italia dei media, l´Italia
media diventa spettacolo per l´Italia dei media. Anche se narrata da altri
"mediatori", attualmente esclusi. Ultima possibile - e rischiosa -
implicazione, il rapporto con la società. La lista unitaria riflette una domanda
di aggregazione molto diffusa tra gli elettori di centrosinistra. Nasce,
tuttavia, da una forzatura di Prodi e da un´intesa, difficile fra i gruppi
dirigenti di partito. Il mito offre simboli e identità, agli elettori. Canalizza
la richiesta di unità. Ma non risolve la questione della "partecipazione". Il
rapporto con i movimenti e le diverse forme di mobilitazione che hanno agitato
la società, negli ultimi anni, restituendo all´opposizione visibilità e
coraggio. Fra i partiti, le liste, i simboli e la società si coglie ancora un
anello mancante. Tanto che lo stesso richiamo al modello americano (indicato
spesso da Parisi, ma anche da Urbani) appare improprio, se si guarda all´Italia
d´oggi. Per difetto. Perché le primarie, negli Usa, costituiscono un metodo
efficace per mobilitare degli elettori, aggregare i gruppi e le lobby, in
funzione della selezione e dell´investitura di un leader. In modo competitivo.
Perché non è mai dato, negli Usa, all´inizio delle primarie, di conoscere chi
alla fine verrà "nominato". (Chi avrebbe mai pensato a Kerry, un mese fa?). In
Italia, al contrario, i candidati alternativi, in vista delle prossime elezioni
politiche si conoscono già. Due anni prima. Berlusconi e Prodi. Perché sono
parte del mito fondativo dei due poli. Per queste ragioni, la via intrapresa
dall´Ulivo è promettente, ma non priva di rischi. L´Italia dei media, la
leggenda del leader vincitore, il partito personale, il processo di
identificazione senza partecipazione. I riferimenti usati (seppure criticamente)
nella costruzione del "mito" dell´Ulivo. Sono invenzioni di Berlusconi.
Meccanismi costitutivi della Repubblica e del sistema politico che egli ha
contribuito a disegnare. E´ rischioso, per il centrosinistra, pensare di poterli
manipolare meglio di lui. Anche senza di lui. Senza esserne manipolati. |