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febbraio 15, 2004

La forza del mito nel Paese dei mediani


ILVO DIAMANTI
 

 

 
La convention dell´Ulivo, alcune settimane dopo il "Forza Italia day". E, in contemporanea, i partiti della Cdl, sotto il tetto di Liberal. È come se, scosso dalle prossime scadenze elettorali, il sistema partitico italiano accelerasse la "transizione", ancora aperta, fra partiti, alleanze e nuovi soggetti politici. E investisse, per andare oltre, sui "simboli". Intorno a cui raccogliersi e dividersi. Il dibattito delle ultime settimane intorno alla lista unitaria, è, al proposito, rivelatore. Riguarda il simbolo, più che la formula. Verdi, Di Pietro e Occhetto, il Pdci, gli stessi centristi di Ap-Udeur, contestano, infatti, alla lista, che nei giorni scorsi si è presentata agli elettori, il riferimento all´Ulivo. Che appartiene a tutti. Anche a chi, per salvaguardare la propria identità di partito, ha scelto di correre da solo.

La forza del mito nel Paese dei mediani

L´Ulivo. È divenuto un simbolo importante. Capace di generare appartenenza e passione. Come la falce e il martello, la fiamma tricolore, il garofano. A differenza dei quali, però, ha una storia corta. E riferimenti meno precisi. Tanto che i partiti che ne rivendicano il marchio, esprimono posizioni molto diverse su temi sostanziali. La guerra, le pensioni, la bioetica, il mercato del lavoro. Tuttavia il riferimento all´Ulivo, proprio per questo, ha assunto un significato importante. Indiscutibile, per chi ne fa parte. Perché ha unificato soggetti che, su altre parole e su altre questioni, si sono divisi. Perché, a maggior ragione, è associato alla vittoria elettorale su Berlusconi del 1996. Per questo, la denominazione assunta dalla lista unitaria, (Uniti nell´Ulivo), potrebbe essere riscritta, simmetricamente: "l´Ulivo per restare uniti". Perché, appunto, il simbolo riesce da solo a promuovere una convergenza che sui temi concreti è molto più difficile trovare. Proprio questo aspetto, che a centrodestra è stato polemicamente denunciato come un limite dell´operazione (parlando di "lista Arlecchino"), conferma, in effetti, la forza dell´Ulivo come simbolo. Ai simboli, infatti, non si chiede di spiegare, argomentare, punto per punto. Ma di generare appartenenza, riconoscimento. O, al contrario, ripulsa, avversione. Senza "ragione". Per questo, è conteso e rivendicato. Anche da chi non intende "aggregarsi". Perché, i marchi originari, le parole-chiave di partito - falce e martello, giustizia, sole-che-ride, scudocrociato - da soli non bastano. I simboli. Servono. Anche in tempi di "politica-come-marketing". Perché la logica del marketing non riesce a generare fedeltà di voto. Da ciò la difficoltà, anche per coloro che rifiutano l´ipotesi dell´Ulivo-partito, di rinunciare all´Ulivo-simbolo. Non per confermare l´alleanza. Per restare attaccati a un´identità, associata al "mito dell´Ulivo"
Un "mito" del quale, ormai, fa parte integrante la figura di Prodi. Il "creatore" dell´Ulivo. Il quale ha chiuso la convention, da leader. Anche se, alle elezioni europee, direttamente, non ci sarà. Parteciperà senza essere candidato. Resterà dietro al simbolo, senza essere nominato. Insomma: un "mito". Prodi e l´Ulivo. Elementi inscindibili di una narrazione, che alimenta le attese degli elettori di centrosinistra. Evoca la leggenda del leader vincitore, che ha sconfitto Berlusconi, nel 1996, per venire, in seguito, esiliato a Bruxelles, a causa dei conflitti interni al centrosinistra. Racconta, l´immagine di Prodi, l´importanza dell´Europa e dell´euro, nel cui nome la società italiana ha sopportato grandi sacrifici. Insieme.

L´Europa, l´unità del centrosinistra, la voglia di riscatto e di vittoria, cui si aggiunge lo spirito di pace (richiamato da Prodi, nel concludere la convention). Riferimenti importanti a definire l´identità del "popolo di centrosinistra". Cui contribuisce l´antimito-Berlusconi. Fattore di unità e di distinzione. Berlusconi, d´altronde, non perde occasione per tracciare confini netti nei confronti della "sinistra" (l´ha fatto anche ieri). Prodi, da parte sua, è l´unico ad averlo battuto, nel centrosinistra, fino ad oggi. Peraltro, l´idea che il "mito" dell´Ulivo, in qualche punto, riproduca, per imitazione e contrasto, l´antimito-Berlusconi, emerge con chiarezza alla convention dell´Ulivo. Per molti versi, un controcanto al rito celebrato in occasione del decennale di Forza Italia. Al Palalottomatica (un luogo che, dal punto di vista nominale, evoca la fortuna, più del mito?) gli interventi dei leader si sono alternati a intermezzi che intendevano imporre, agli occhi di tutti, il principio di realtà. Gli operai di Terni, le famiglie, gli anziani, il fratello del militare caduto a Nassiriya. L´Italia media opposta all´Italia dei media. L´Italia reale contrapposta a quella mediale. L´homo vivens opposto all´homo videns. E il rock di Ligabue ad accompagnare l´ingresso di Prodi. Un inno alla "vita da mediano". Quello che corre e fatica. L´italiano medio. Appunto. Lontano dal protagonista del melodioso inno di Forza Italia, incitato a «entrare nel futuro... con un fuoco dentro al cuore».
Questa costruzione del mito, avviata dal centrosinistra per acquistare maggiore capacità competitiva, suggerisce, peraltro, alcune implicazioni possibili, che interessano il sistema politico italiano nel suo insieme.
La prima è suggerita dal "tempo". Il tempo è importante, nella formazione dei miti e delle leggende. Perché permette di rielaborare, con il filtro della memoria e della nostalgia, la realtà. Trasfigurandola. Ma l´Ulivo (come, d´altronde, Berlusconi) costituisce un´esperienza troppo recente, troppo vicina per divenire mito, sedimentare. Senza subire l´interferenza del confronto quotidiano. In parallelo alla costruzione di nuove identità, osserviamo così il ritorno di altre vicende storiche. E assistiamo, senza soluzione di continuità, alla rivisitazione della Resistenza e della post-resistenza, del fascismo, di Salò, delle foibe, della Costituzione, della Democrazia Cristiana e della figura craxiana. Esercitazioni difficili e talora rischiose, perché riscrivono il passato con gli occhi puntati sul presente. Necessarie, però, a fondare, rifondare, sfondare le identità nuove.

Una seconda conseguenza, riguarda la tendenza a ideologizzare la realtà, comunque. Traducendo il dibattito politico in conflitto fra diverse versioni e visioni dei fatti. Opponendo l´ottimismo al pessimismo. L´Italia felix all´Italia misera. L´Italia ridens all´Italia inquieta. Per "imitazione". Per contagio mediatico. Com´è avvenuto alla convention. Il talk-show, condotto dai giornalisti di sinistra. Lerner e Santoro invece di Vespa e Socci. Per non parlare della testimonianza di Enzo Biagi. Il "grande epurato".
Con l´esito, non previsto e non voluto, che, invece di opporre l´Italia media all´Italia dei media, l´Italia media diventa spettacolo per l´Italia dei media. Anche se narrata da altri "mediatori", attualmente esclusi.
Ultima possibile - e rischiosa - implicazione, il rapporto con la società. La lista unitaria riflette una domanda di aggregazione molto diffusa tra gli elettori di centrosinistra. Nasce, tuttavia, da una forzatura di Prodi e da un´intesa, difficile fra i gruppi dirigenti di partito. Il mito offre simboli e identità, agli elettori. Canalizza la richiesta di unità. Ma non risolve la questione della "partecipazione". Il rapporto con i movimenti e le diverse forme di mobilitazione che hanno agitato la società, negli ultimi anni, restituendo all´opposizione visibilità e coraggio. Fra i partiti, le liste, i simboli e la società si coglie ancora un anello mancante. Tanto che lo stesso richiamo al modello americano (indicato spesso da Parisi, ma anche da Urbani) appare improprio, se si guarda all´Italia d´oggi. Per difetto. Perché le primarie, negli Usa, costituiscono un metodo efficace per mobilitare degli elettori, aggregare i gruppi e le lobby, in funzione della selezione e dell´investitura di un leader. In modo competitivo. Perché non è mai dato, negli Usa, all´inizio delle primarie, di conoscere chi alla fine verrà "nominato". (Chi avrebbe mai pensato a Kerry, un mese fa?). In Italia, al contrario, i candidati alternativi, in vista delle prossime elezioni politiche si conoscono già. Due anni prima. Berlusconi e Prodi. Perché sono parte del mito fondativo dei due poli.
Per queste ragioni, la via intrapresa dall´Ulivo è promettente, ma non priva di rischi. L´Italia dei media, la leggenda del leader vincitore, il partito personale, il processo di identificazione senza partecipazione. I riferimenti usati (seppure criticamente) nella costruzione del "mito" dell´Ulivo. Sono invenzioni di Berlusconi. Meccanismi costitutivi della Repubblica e del sistema politico che egli ha contribuito a disegnare. E´ rischioso, per il centrosinistra, pensare di poterli manipolare meglio di lui. Anche senza di lui. Senza esserne manipolati.



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