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 Il presidente del Consiglio
Silvio Berlusconi
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Forza Italia e
An in calo, Lega in salita... La Casa delle libertà, secondo gli istituti di
opinione, non gode di buona salute, nonostante che neppure l'opposizione appaia
molto in forma. Da qui il nervosismo di questi giorni e le voci di cambiamenti
importanti nella squadra di governo
Che Silvio
Berlusconi esibisca sondaggi a lui non favorevoli può apparire una
contraddizione in termini. Invece è accaduto durante uno dei tanti vertici e
sottovertici della maggioranza. E da questi sondaggi emergono due dati:
Forza Italia in calo, per l'esattezza dal 25,2 % preso alle
politiche a un magro 21 (ma il premier afferma che i consensi veri oscillano
«tra il 22 e il 26»). Alleanza nazionale è in discesa ancora più vistosa, almeno
in proporzione. Berlusconi si è limitato a riferire di «dati non buoni»; in
concreto il partito di Gianfranco Fini scenderebbe dal 12,5 all'8 per
cento, perdendo oltre un quarto degli elettori. Quanto agli altri partiti del
centrodestra, le voci parlano di una risalita della Lega, che dal 3,9 andrebbe a
sfiorare il 6 per cento, e di un incremento minore dell'Udc.
Ma,
particolare tutto da verificare, i Ds scavalcherebbero Forza Italia. E se
ciò venisse confermato sarebbe la vera svolta negli ultimi anni, giacché anche
nel 1996, quando Romano Prodi conquistò Palazzo Chigi, Forza Italia si era
confermato primo partito italiano.
NERVOSISMO La Casa delle
libertà non gode dunque di buona salute, nonostante che neppure l'opposizione
appaia molto in forma. Da qui il nervosismo di questi giorni e le voci di
cambiamenti importanti nella squadra di governo, a giugno; a cominciare dal
ministro dell'Economia, Giulio Tremonti. Ovviamente si tratta appunto
solo di voci, per di più relative a sondaggi che presentano margini di
instabilità. Ci vorrà la conferma delle urne, e l'esperienza insegna che più ci
si avvicina alle elezioni più diminuiscono gli indecisi, e più vengono premiati
i partiti maggiori. Ma perché questa situazione? Giunto a metà mandato il
governo paga lo scotto inevitabile di una crisi economica globale della quale
non si vede ancora l'esito certo. Molti altri governi nel mondo sono nella
stessa situazione, dagli Usa alla Gran Bretagna alla Germania al Giappone.
Ma c'è anche il prezzo di alcune promesse elettorali fatte e non mantenute.
Tra queste soprattutto la mancata riduzione delle tasse; la liberalizzazione di
una parte del mercato del lavoro, che gli interessati percepiscono come
precarizzazione; l'incertezza sulle pensioni (che porta un esponente
dell'opposizione normalmente ragionevole come Francesco Rutelli a paventare
pericoli per milioni di pensionati, laddove le riforme riguardano evidentemente
solo chi deve ancora lasciare il lavoro; e anche una discreta campagna ostile di
buona parte della stampa su riforme buone che invece sono state avviate, a
cominciare dalla scuola.
ARIA DI INSODDISFAZIONE Detto tutto
questo non c'è dubbio che si respira aria di insoddisfazione intorno al governo
e Berlusconi è il primo a rendersene conto. Insoddisfazione che certo non
migliora con la telenovela della verifica chiesta da Gianfranco Fini e, con
minore insistenza, dall'Udc di Marco Follini. Perché appare evidente che nei
pressanti appelli di Fini, più che la svolta di governo, pesa la necessità per
il capo di An di fronteggiare la crisi interna al suo partito. Crisi determinata
anche da un quadro dirigente esile e da un meccanismo di correnti che sono più o
meno gli stessi di dieci anni fa. Fini si è distinto per avere bloccato una
serie di leggi (da quella sul risparmio alle pensioni, al federalismo), anziché
per dare impulso alle riforme.
«GIOCHI ROMANI» Non si può dare
torto a Umberto Bossi quando dichiara tutta la propria impazienza nel
sentirsi vittima dei «giochi romani». Non è certo Fini l'unico responsabile
dello stallo attuale della maggioranza e del governo. Però è quello che si agita
di più. Curiosamente ha appena ricevuto il premio di «Riformista dell'anno»,
attribuito per un'iniziativa certo meritoria, la visita in Israele e la condanna
definitiva del fascismo. Ora però è il momento di passare dai premi alla
realtà.
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