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febbraio 9, 2004
L'Unità: La Lista unitaria va, Destra in caduta


Secondo i sondaggi gli scontenti dì FI attratti dalla svolta nel cenírosinistra. La strategia del lifting? «Un fallimento»

L'Unità, 6.2.2004

ROMA Un lifting si può anche fare.

Ma non è sufficiente a cambiare il corso delle cose. La caduta libera del governo e dell'immagine di Berlusconi non si è fermata. Lo dicono i sondaggi di tutti gli istituti specializzati. «È stato un fallimento», commenta Roberto Weber dell'Swg. E se la Destra ha più di un motivo per non ridere nel centrosinistra si aprono scenari inediti. La Lista unitaria comincerebbe ad essere percepita come polo aggregante e alternativo, capace di raccogliere i voti in uscita dal centrodestra. Ma ad attrarre è la possibilità di battere l'avversario più che la progettualità intrinseca, per ora. Un buon 10% dei voti del centrodestra è disposto a traghettare nel centrosinistra alle prossime elezioni e la prospettiva della Lista unitaria fa salire i possibilisti al cambio di maglietta.

La principale ragione dello spostamento dei voti è il pessimismo. L'Italia che esce dai rilevamenti è un Paese psicologicamente a pezzi, che vive alla giornata, che non riesce a darsi una prospettiva. L'esatto contario della propaganda di Berlusconi: Per cui solo uno scarsissimo 20% di elettorato di destra ha accolto plaudente e convinto la strategia del lifting. Ma non avrebbe affatto intercettato l'elettorato di centro, il grosso del voto della Casa delle libertà. Così come sarebbe passata inosservata per i cosiddetti "non collocabili", che nel 65% sono potenziali elettori di destra. Un magro bottino per chi ha atteso un mese prima di ripresentarsi. E ha raccolto l'effetto "tutto qua". Che politicamente si traduce in Forza Italia che da mesi nei rilevamenti non schioda dal 20% e l'insieme del centrodestra che si trova dietro all'insieme del centrosinistra.

Le tendenze emerse in questi mesi sono confermate di volta in volta. La certezza di una sconfitta imminente potrebbe spingere Berlusconi a desistere dal giocare direttamente la sua candidatura per le elezioni europee. Potrebbe fare una campagna elettorale mascherata dal ruolo di presidente del Consiglio (comunque visibile) e in caso di vittoria prendersi tutti il merito. In caso di sconfitta lasciare ad altri la responsabilità.

Ma sapere se le attuali tendenze resteranno immutate per cinque mesi è veramente un terno al lotto. «Nella letteratura in materia non è dato rilevare una campagna elettorale condotta da una delle parti in causa con una così grande sproporzione di mezzi», sentenzia Robertc Weber dell'Swg.

Dunque, bisognerà attendere la primavera inoltrata per poter parlare di svolta politica o meno. Resta il dato relativo alla Lista unitaria. Dai primi studi sull'appeal è possibile registrare una preferenza crescente rispetto a quella che avrebbero i singoli partiti che la compongono. Per fare un esempio: un socialista ex craxiano che ha votato Forza Italia anche nel 2001 oggi sarebbe disponibile a votare la Lista unitaria, ma non i Ds o la Margherita. E, nemmeno lo Sdi.

Un buon segno per chi ci ha creduto sin dal primo giorno. Recentissimi rilevamenti dànno risposte più contrastanti sulla ricaduta del tandem Occhetto-Di Pietro. L'ex pm sarebbe stato intorno al 3,5%-4% se avesse corso da spio. Insieme all'ex segretario del Pds l'impatto forte del-a l'immagine di Di Pietro si attenuerebbe fino a perdere un buon 0,5%.

Anche qui serviranno cinque mesi per capire se potrà essere invertita la tendenza.

 

 



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