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febbraio 3, 2004

ITALIANI IN CRISI, MANCANO CERTEZZE


 

 

Barometro Ipsos/Tutti in calo: dalle banche, alla politica, alle forze armate

 

 

 

 

 

 

 

di NANDO PAGNONCELLI

LO sguardo di oggi sulla fiducia nelle istituzioni segnala con tutta evidenza lo sconforto che pervade gli italiani. Definitivamente finito l'effetto Nassiriya, che ci aveva stretti tutti intorno alle forze armate, alle forze dell'ordine, al Presidente della Repubblica, l'ondata emotiva lascia spazio alla profonda disillusione che ha segnato gli ultimi mesi. Tutte le cifre sono negative.
Cominciamo da quelle più prevedibili: banche e Borsa. Qui la crisi è evidentissima ed è quella che potevamo immaginarci: -6 punti le banche, -5 punti la Borsa. Entrambe si collocano ai minimi storici. Non sono mai state così in basso da quasi un anno e mezzo. Ma questo è l'effetto Parmalat e, come detto, ce l'aspettavamo.
Il problema vero è che forse c'è qualcosa di più. Ricordiamoci brevemente quello che sta succedendo: sul versante interno inflazione, difficoltà economiche, riduzione del potere d'acquisto, crescita della conflittualità, insicurezza crescente (questo tema si coniuga strettamente con le questioni relative alla previdenza e alle pensioni), e poi ancora la mancanza di certezze su chi controlla il sistema economico. Proprio mentre scriviamo i mezzi di comunicazione danno grande rilievo all'impoverimento dei ceti medi. Ci sia concesso di ricordare che avevamo anticipato questo rischio, già dall'estate dello scorso anno.
Sul piano internazionale, le conseguenze del conflitto iracheno, i rischi terroristici, le difficoltà europee nel trovare una Costituzione comune. Tutto all'insegna dell'incertezza.
In questo quadro i nostri concittadini non trovano risposte e la loro sfiducia si accresce. Si accresce drammaticamente nei confronti delle rappresentanze, di chi cioè dovrebbe indicare soluzioni o quanto meno rappresentare un punto di riferimento nelle difficoltà. Ne è colpita innanzitutto la politica: il Senato perde cinque punti rispetto al mese precedente, 3 punti la Camera dei deputati, altrettanti i partiti politici, che sono oramai al lumicino.
E accanto a queste cala la fiducia anche nelle associazioni di rappresentanza degli interessi e in particolare nelle associazioni degli imprenditori, che perdono quattro punti rispetto a dicembre (i sindacati ne perdono due). In questo caso probabilmente convergono, almeno per la principale associazione di rappresentanza degli industriali, le incertezze derivanti dal rinnovo della presidenza di Confindustria, con l'evidente contrapposizione tra due diverse linee (o perlomeno tra due diverse sensibilità) e l'accrescersi dello scontro sociale, coniugato alla convinzione, che abbiamo rilevato la scorsa settimana, di un sempre maggiore affanno delle nostre imprese sullo scenario internazionale.
Anche per le istituzioni di garanzia i segnali non sono positivi. Accanto ai cali prevedibili delle istituzioni più direttamente coinvolte in Iraq (forze armate, forze dell'ordine, servizi segreti), scendono anche la Presidenza della Repubblica e la magistratura. Ma al di là dei cali più o meno consistenti, quello che colpisce è che siamo ai minimi storici per tutte le istituzioni che governano concretamente, a livello locale e nazionale, per le istituzioni che danno voce alla rappresentanza politica e alla rappresentanza degli interessi. Mentre le istituzioni di garanzia, pur perdendo qualche punto, si collocano più o meno ai livelli medi che abbiamo spesso rilevato, per le altre si registrano i giudizi più bassi mai registrati. Siamo oltre al disincanto di chi non vede le proprie speranze prendere corpo. Siamo vicini ad una crisi preoccupante e generalizzata.
Se mettiamo questi risultati accanto a quelli rilevati la settimana scorsa sull'economia, l'impressione è davvero nera: cominciamo a pensare che non ce la faremo. Forse anche perché sembra mancarci una direzione sicura: l'agenda della politica mai come oggi sembra distante dalle attese degli italiani. Non a caso, autorevoli esponenti della maggioranza hanno chiesto più volte nelle ultime settimane una correzione di rotta.
La ciliegina finale è data dal fatto che la crisi di fiducia è molto più marcata nelle zone forti del Paese: Nord-Ovest e Nord-Est segnalano cali bruschi e spesso vistosi. Questo è ancora più preoccupante. Insomma, classe dirigente, se ci sei batti un colpo.

 

 



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