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Gli scioperi
selvaggi, improvvisi, spesso relativi a servizi pubblici essenziali, hanno
recato disagi rilevanti ai cittadini. Le reazioni sono state contraddittorie.
C'è chi si è indignato, sottolineando come queste forme di lotta fossero state a
suo tempo escluse anche dalle rappresentanze dei lavoratori. In altri,
viceversa, ha prevalso il sentimento di solidarietà, motivato dall'opinione che
le forme di lotta estreme costituissero un modo per far prendere in
considerazione le ragioni dei lavoratori. La gran parte concorda con
quest’ultima posizione. Solo una minoranza (il 16%) è completamente solidale con
le proteste «selvagge». Ma un altro 35% ritiene, appunto, che si tratti del solo
strumento efficace per far valere le richieste avanzate. Nel complesso, il 51% -
la maggioranza assoluta - si sente in qualche misura «dalla parte degli
scioperanti». Ma nella restante metà di cittadini ben il 36% non sa o non
vuole esprimere un'opinione o ritiene che «in alcuni casi fanno bene, in altri
fanno male». In definitiva, solo poco più del 14% afferma che «queste forme di
protesta sono assolutamente inaccettabili». Risulta relativamente più
«solidale» con i lavoratori in sciopero chi possiede titoli di studio
medio-alti. E lo sono, al tempo stesso, operai e studenti. Ma la
differenziazione più rilevante è, come sempre, di carattere politico. Nel
centrosinistra, il 24% si dichiara totalmente dalla parte degli scioperanti e un
altro 46% è del parere che, comunque, non ci siano altri mezzi efficaci di
protesta. Nel complesso, il 70% dei votanti per i partiti di opposizione si
esprime in modo solidale a chi effettua questo genere di lotte. Tra gli
elettori del centrodestra, questa percentuale è assai inferiore e supera di poco
il 30%. Ma fa riflettere - e suggerisce riflessioni sulla cultura politica del
Paese e sulle sue persistenze - il fatto che anche in quasi un terzo dei
sostenitori dei partiti di governo prevalga comunque, sull'indignazione per il
mancato rispetto delle regole concordate, il sentimento di solidarietà ai
lavoratori. C'è, infine, da notare un'altra forte accentuazione, in qualche
modo evocativa, almeno sul piano simbolico. La generazione maggiormente
comprensiva nei confronti degli scioperi «selvaggi» è quella costituita da chi
ha oggi tra 50 e 60 anni. Vale a dire la solita coorte di «ex sessantottini» -
alla quale appartiene anche chi scrive - che continua più di altri a mantenere
le inclinazioni valoriali acquisite in gioventù. Le manterrà probabilmente anche
in futuro: ma che accadrà della sinistra quando - il più tardi possibile! -
questa generazione si esaurirà? |