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febbraio 2, 2004
Il partito dei consumatori


MILANO - Tutto iniziò negli Stati Uniti, per colpa di un’auto sportiva con qualche difetto di troppo. Era il 1965, Ralph Nader, allora giovane avvocato, rivelò lo scandalo in un libro. Esordio di una carriera da paladino dei consumatori, culminata nelle presidenziali di quattro anni fa. Un successo, per lui, un po’ meno per Gore: quella fetta di consensi gli fece perdere la gara con Bush. Anche in Italia, dopo il crac Parmalat e mille altri disastri, per i consumatori è arrivato il momento di recitare da protagonisti. «Abbiamo chiesto a Berlusconi e Prodi di inserire nei loro programmi le nostre proposte. Nessuna risposta. Allora facciamo noi una lista per le Europee». Il ragionamento di Carlo Rienzi , presidente del Codacons, è logico fino alle estreme conseguenze. Dunque, discesa in campo, con un bacino di voti potenzialmente altissimo. Tanto che i partiti non stanno proprio lì a guardare.
Vicenda Parmalat, per esempio. Il sindaco di Varese, il leghista Aldo Fumagalli , ha aperto uno sportello comunale per assistere i risparmiatori truffati. «Si sono presentati in cinquecento, molti di più ci hanno contattato - racconta il primo cittadino -. Noi gli forniamo un modulo per presentare l’esposto, poi daremo assistenza legale nel futuro procedimento». L’idea ha funzionato, tanto che il ministro Roberto Maroni ha invitato tutti i sindaci del Carroccio a fare altrettanto, così da costruire una «rete lumbard» di raccolta del malcontento.
Ci si muove a destra, ma anche a sinistra. Antonio Di Pietro è in prima fila. «Chi più dell’Italia dei Valori ha al suo interno rappresentanti dei consumatori», sponsorizza il proprio movimento l’ex pm. Che lancia anche proposte concrete, come un fondo di emergenza per trattare i cittadini in difficoltà come se fossero vittima di una calamità naturale. E offre assistenza tecnica al Codacons e a chi si vuole fare avanti: «Per presentare una lista c’è una procedura talmente complessa da scoraggiare un bisonte. Se vogliono, possono utilizzare il nostro know how, le nostre strutture. Nel rispetto dell’autonomia reciproca, s’intende».
I partiti maggiori hanno invece qualche cautela e perplessità in più. Enrico Letta della Margherita cita proprio l’esperienza di Nader: «Oggi lo ricordiamo perché ha aiutato a far vincere Bush...». L’ex ministro dell’Ulivo riconosce che la «politica deve fare un esame di coscienza, perché c’è stato un deficit di attenzione verso i consumatori». E aggiunge: «Credo che debbano diventare il quarto polo, insieme a imprese, sindacati e pubbliche istituzioni, affinché il sistema sia più efficiente, vengano eliminate le situazioni di monopolio e si vada verso una sempre maggiore liberalizzazione». Letta anticipa anche possibili nomi-simbolo dei consumatori nelle liste di centrosinistra: «I contatti sono a livello avanzato. L’importante è evitare candidature civetta, è utile che entrino davvero nelle istituzioni». Anche Luigi Casero , responsabile economico di Forza Italia, è convinto che non «debbano esserci partiti politici dei consumatori». «Ognuno deve tenere il proprio ruolo - spiega -. E ovviamente tocca a noi raccogliere le loro istanze, come stiamo facendo per esempio nel caso Parmalat».
C’è poi chi si è già «scottato» con la politica. Elio Lannutti , presidente dell’Adusbef, nel 2001 correva con Di Pietro. «Fu un’esperienza disastrosa. Nonostante tutte le precauzioni prese, il danno è stato enorme. La gente ti identifica sempre con una persona, simpatica o meno, ma vista come giustizialista e forcaiola. Noi non dobbiamo essere né di destra né di sinistra, i diritti dei cittadini non hanno colore». Ancora più netto l’avvocato Carlo Zauli , del Comitato creditori Parmalat. «Sono totalmente contrario a presentarmi alle elezioni. I politici ormai valgono poco. Guardate Tanzi, ha fatto i loro nomi, mica quello degli oligarchi, quelli che ora comandano davvero».

Riccardo Bruno



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