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WASHINGTON - George W. Bush offre munizioni alla campagna dell'opposizione
democratica per le presidenziali del 2 novembre: dai sussulti della polemica
sulle Adm, le armi di distruzione di massa irachene che non sono mai venute
fuori, al deficit record del bilancio 2004-'05.
Tutto aumenta, logicamente, la presa dei temi su cui fa campagna il senatore
del Massachusetts John Kerry, l'uomo dei Kennedy battistrada verso la nomination
democratica per le elezioni presidenziali. Un esempio: Kerry è contrario a
rendere permanenti i tagli fiscali già effettuati e vuole riportare ai livelli
pre-Bush la tassazione degli alti redditi.
A poche ore da martedì 3 febbraio, quando ci saranno primarie o assemblee di
partito in sette Stati, Kerry continua a comandare le operazioni, almeno a
giudicare dai sondaggi, ma il senatore della Nord Carolina John Edwards ha
rafforzato la propria posizione nella Sud Carolina, che è forse il test più
significativo perché è uno Stato del Sud e perché c'è un elettorato nero
importante.
Kerry, invece, domina la situazione in Missouri - lo Stato più grande del
mini-Super Martedì -, nell'Arizona, nel Nord Dakota e nel Delaware. L'ex
generale Wesley Clark, con Edwards l'altro sudista fra i sette in lizza per la
nomination, resta davanti in Oklahoma. Mancano dati sul New Mexico.
I sondaggi si succedono, ma ci sono alcune costanti. Così, l'ex governatore
del Vermont Howard Dean, l'ex favorito, non è nelle posizioni di testa in
nessuno degli Stati dove si vota il 3. E, per contro, in tutti Kerry è primo o
secondo.
Sono sempre marginali, invece, i consensi per il senatore Joe Lieberman,
tranne che nel Delaware, dove è secondo. A lui, basterebbe vincere lì, per
mantenere viva la sua candidatura: «Il Delaware - va dicendo - è il Primo Stato,
perché fu il primo ad approvare la costituzione; è il primo nei miei pensieri».
Tagliati fuori il deputato di sinistra Dennis Kucinich e il reverendo nero Al
Sharpton, che pure puntava sul voto nero della Sud Carolina. Ma le loro sono
candidature di bandiera.
Il «partito degli indecisi» del mini-Super Martedì resta, per ora, il
maggiore. Il che rende il quadro di riferimento instabile. Dean, che ha
praticamente deciso di saltare gli impegni del 3 (269 i delegati in palio in
tutto), punta sul Michigan, dove si voterà sabato 7 e dove ci sono 121 delegati
(il pacchetto più grosso finora offerto). Ma Kerry lo contrasta anche lì:
starebbe per ricevere l'appoggio del governatore dello Stato, Jennifer Granholm,
dopo avere incassato, nelle ultime 48 ore, avalli sindacali importanti in Stati
come il Missouri e, appunto, il Michigan.
Più significativi, forse, dei dati locali, quelli nazionali di Newsweek, che
conferma l'analisi della settimana scorsa: Kerry, oggi, batterebbe Bush, non più
super - ma il margine è statisticamente irrilevante -, e Kerry batte 3 a 1 il
suo rivale democratico più vicino (45% per lui, 14% per Dean, 13% per Edwards,
gli altri sotto il dieci).
Giampiero Gramaglia |