HOME


 aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
marzo 2003












ISTITUTI DI SONDAGGIO


ISAE: Clima di fiducia dei consumatori


NEWS


 sondaggi, elezioni, analisi politiche




febbraio 1, 2004

Kerry batte Bush nei sondaggi


Martedì in sette stati le nomination democratiche. Edwards rimonta, Dean no

NOSTRO SERVIZIO

WASHINGTON - George W. Bush offre munizioni alla campagna dell'opposizione democratica per le presidenziali del 2 novembre: dai sussulti della polemica sulle Adm, le armi di distruzione di massa irachene che non sono mai venute fuori, al deficit record del bilancio 2004-'05.

Tutto aumenta, logicamente, la presa dei temi su cui fa campagna il senatore del Massachusetts John Kerry, l'uomo dei Kennedy battistrada verso la nomination democratica per le elezioni presidenziali. Un esempio: Kerry è contrario a rendere permanenti i tagli fiscali già effettuati e vuole riportare ai livelli pre-Bush la tassazione degli alti redditi.

A poche ore da martedì 3 febbraio, quando ci saranno primarie o assemblee di partito in sette Stati, Kerry continua a comandare le operazioni, almeno a giudicare dai sondaggi, ma il senatore della Nord Carolina John Edwards ha rafforzato la propria posizione nella Sud Carolina, che è forse il test più significativo perché è uno Stato del Sud e perché c'è un elettorato nero importante.

Kerry, invece, domina la situazione in Missouri - lo Stato più grande del mini-Super Martedì -, nell'Arizona, nel Nord Dakota e nel Delaware. L'ex generale Wesley Clark, con Edwards l'altro sudista fra i sette in lizza per la nomination, resta davanti in Oklahoma. Mancano dati sul New Mexico.

I sondaggi si succedono, ma ci sono alcune costanti. Così, l'ex governatore del Vermont Howard Dean, l'ex favorito, non è nelle posizioni di testa in nessuno degli Stati dove si vota il 3. E, per contro, in tutti Kerry è primo o secondo.

Sono sempre marginali, invece, i consensi per il senatore Joe Lieberman, tranne che nel Delaware, dove è secondo. A lui, basterebbe vincere lì, per mantenere viva la sua candidatura: «Il Delaware - va dicendo - è il Primo Stato, perché fu il primo ad approvare la costituzione; è il primo nei miei pensieri».

Tagliati fuori il deputato di sinistra Dennis Kucinich e il reverendo nero Al Sharpton, che pure puntava sul voto nero della Sud Carolina. Ma le loro sono candidature di bandiera.

Il «partito degli indecisi» del mini-Super Martedì resta, per ora, il maggiore. Il che rende il quadro di riferimento instabile. Dean, che ha praticamente deciso di saltare gli impegni del 3 (269 i delegati in palio in tutto), punta sul Michigan, dove si voterà sabato 7 e dove ci sono 121 delegati (il pacchetto più grosso finora offerto). Ma Kerry lo contrasta anche lì: starebbe per ricevere l'appoggio del governatore dello Stato, Jennifer Granholm, dopo avere incassato, nelle ultime 48 ore, avalli sindacali importanti in Stati come il Missouri e, appunto, il Michigan.

Più significativi, forse, dei dati locali, quelli nazionali di Newsweek, che conferma l'analisi della settimana scorsa: Kerry, oggi, batterebbe Bush, non più super - ma il margine è statisticamente irrilevante -, e Kerry batte 3 a 1 il suo rivale democratico più vicino (45% per lui, 14% per Dean, 13% per Edwards, gli altri sotto il dieci).

Giampiero Gramaglia



[%IFNOTBLANK~~~~