|
I SONDAGGI sono quel che sono: una fotografia che ferma l´attimo fuggente della
pubblica opinione in quel determinato momento. Anche se letti in una serie
cronologicamente continuativa non cessano di sottovalutare le dinamiche dei
processi sociali. Ma questo diffuso ieri dall´Eurispes resta comunque una
sciabolata che rompe il velo della verità ufficiale e che mette in luce uno
scenario estremamente preoccupante; scenario di declino economico, incertezza
esistenziale, sfiducia politica. Le cifre più drammatiche riguardano il
numero di famiglie collocate al disotto della soglia di povertà: due milioni e
quattrocentomila, il 10 per cento delle famiglie italiane, più o meno sei
milioni di anime il cui reddito pro capite diminuisce man mano che il nucleo
familiare aumenta. Ciò spiega meglio di qualunque ragionamento il crollo delle
nascite che vede il nostro Paese in coda a quasi tutti gli altri paesi
industriali. A integrare questo primo blocco di informazioni seguono i dati
sulla caduta del potere d´acquisto di alcuni gruppi sociali che costituivano i
pilastri della classe media. Nei due anni 2002-2003 gli impiegati hanno perso il
20 per cento del potere d´acquisto, cioè un quinto di quanto disponevano nel
2000-2001, gli operai il 16, i dirigenti il 15,4, i quadri il 13,3. Perdite
cospicue e tanto più penalizzanti quando riguardano una base redditizia e
patrimoniale già modesta in partenza. Questa falcidia del potere d´acquisto
deriva dalla combinazione di almeno due fattori: l´aumento dei prezzi da un
lato, la lenta dinamica delle retribuzioni dall´altro. Presa in mezzo ai due
bracci di questa tenaglia la classe media sente sul collo come pericolo
incombente e concreto la proletarizzazione del suo status. La mobilità del
lavoro, in una società dinamica rappresenta un elemento di dinamismo ulteriore,
in una società declinante costituisce un rischio non calcolabile e quindi
avvertito come catastrofico. Alla luce di questi dati si capisce facilmente
l´opposizione massiccia sia dei vecchi che dei giovani alle politiche miranti a
realizzare un mercato del lavoro flessibile e un Welfare leggero e modellato
sulle nuove condizioni dei lavoratori. Questo tipo di riforma è stato
presentato come il tentativo generoso di favorire le nuove generazioni e di
includere nel circuito produttivo quanti finora ne erano rimasti esclusi. Perciò
ha destato stupore la compattezza dei giovani insieme agli anziani
nell´avversare una riforma che proprio da loro avrebbe dovuto essere accolta col
massimo favore.
Il Paese dà
fiducia a chi la merita
Ma riflettendo
sulle cifre dell´impoverimento e della perdita così cospicua e rapida del potere
d´acquisto, quello stupore dovrebbe dileguarsi: come potrebbero i giovani
assistere allo smantellamento senza altre valide reti protettive delle magre
posizioni dei padri senza che dalle evanescenti nebbie d´un futuro sempre più
incerto altro non si profili se non una società misurata su tempi brevi e su
ritmi sussultori di occupazione-disoccupazione, scanditi dalla nevrosi d´una
affannosa ricerca che nulla lascia ai diritti e alla sempre più chimerica
qualità della vita? *** Giustamente Savino Pezzotta, il leader della Cisl,
chiama ora a raccolta tutto il sindacato e le forze politiche affinché
recuperino il metodo della concertazione tra le parti sociali e il governo che
assicurò al paese un periodo di saggezza e di stabilità. È auspicabile che la
Cgil risponda positivamente all´appello di Pezzotta e coincide con quello più
volte rinnovato dal presidente Ciampi che di quel metodo fu l´autore insieme a
Giuliano Amato. Riesce tuttavia difficile sperare che l´attuale governo risponda
positivamente a quella chiamata. Si comincia forse a comprendere che la
tenace difesa dell´articolo 18 guidata a suo tempo da Sergio Cofferati non era
poi così massimalistica e scriteriata come allora fu da molte parti giudicata;
si comincia a valutare da parte della categoria imprenditoriale di aver perso un
anno intero per sfiancare e dividere il sindacalismo confederale fu un tragico
errore. Personalmente auspico che lo stesso Pezzotta sia divenuto consapevole
del danno provocato dalla spaccatura sindacale e dall´illusione che il "Patto
Italia" stipulato con il governo da Cisl e Uil potesse contenere il galoppo
socialmente regressivo del blocco elettorale irretito dalle promesse
miracolistiche dell´incantatore di serpenti. In realtà quello scontro, se
condotto fino in fondo da parte d´un sindacato compatto, avrebbe segnato un
colpo d´arresto alla deriva che oggi ha investito in pieno i ceti produttivi e
rischia di cancellare la borghesia e la classe media italiana. Di lì poteva
ripartire su basi di maggior forza la stagione del riformismo, contenendo
l´antagonismo sindacale e politico. Un anno fa Pezzotta sbagliò come
dimostrano i fatti. Ma oggi ha pienamente ragione quando vuole ricucire l´unità
del sindacato e chiama Epifani a riproporre insieme i temi di fondo della
società italiana. Non basta il fronte del no: ci vogliono proposte concrete e
unitarie per uscire dalla stagnazione e dalla paura dell´impoverimento e
dell´imbarbarimento sociale.
*** Nel generale
clima di sfiducia ci sono poche ma illuminanti eccezioni: il presidente Ciampi
che riscuote il consenso dell´80 per cento degli italiani, una percentuale che
tende ad aumentare anche oltre questo picco durevole ormai da tre anni. Insieme
a Ciampi riscuotono analogo favore le forze dell´ordine, carabinieri e polizia.
Il 58 per cento ha fiducia nell´Europa; il 52 per cento nella
magistratura. Gli italiani insomma puntano sulle istituzionI e l´Europa è
vista giustamente come una di queste. Non così il governo né il Parlamento (che
sempre più sembra la sua protesi); non così i partiti che sono al livello più
basso di tutti. Nelle ultime ore Berlusconi ha compiuto una clamorosa
retromarcia sull´euro. Fino a ieri lo riteneva la causa di tutti i nostri mali
scaricando sulla moneta europea le palesi deficienze politiche del suo governo;
ma da ieri ha invertito la rotta ed ora benedice l´euro, scudo e salvaguardia
della stabilità monetaria. È la piena verità, ma la conseguenza di questo
giudizio è che l´impennata dei prezzi e del costo della vita risale alle manovre
speculative avvenute a cielo aperto e sotto gli occhi delle pubbliche autorità
falcidiando una quota impressionante del risparmio nazionale. Non a caso
(ricavo queste cifre dall´Eurispes ma esse trovano conferma in molti altri
sondaggi recenti) la fiducia nel governo è crollata al 33 per cento. Un altro
sondaggio commissionato dallo stesso presidente del Consiglio e noto soltanto ai
massimi dirigenti della Casa delle Libertà segnala che il consenso elettorale di
Forza Italia è passato dal 29 per cento delle ultime elezioni al 20. Cifre
paurose per il committente. Certo, una cosa sono i sondaggi e un´altra la
campagna elettorale e il voto degli elettori, ma un crollo di otto punti
percentuali non è facile da rimontare se il centrosinistra a sua volta non lo
aiuterà con i suoi errori e omissioni.
*** L´errore del
centrosinistra sarebbe quello di tardare ancora a formulare un programma
credibile basato su poche ma essenziali idee forza e su grandi riforme che
abbiano la finalità di rilanciare il paese, fugare la paura sociale, proiettarlo
in Europa con un ruolo consono a una grande nazione fondatrice della
Comunità. Dopo tante vanterie sui successi di politica estera di questo
governo, proprio in questi giorni stiamo assistendo alla formazione d´un
triumvirato europeo composto da Francia, Germania, Gran Bretagna dal quale
l´Italia è il solo grande paese fondatore escluso. Segno evidente che la
politica delle corna, delle barzellette, e delle pacche sulle spalle con il
sovrappiù del cuoco Michele e del cantante Apicella serve soltanto a incantare i
gonzi e i paparazzi in cerca di foto. L´omissione dalla quale il
centrosinistra deve guardarsi è quella di mettere il silenziatore sul problema
politico centrale di questa legislatura che è il conflitto d´interessi del
presidente del Consiglio e la sua personale posizione dominante nel campo
dell´informazione televisiva. I tanti grilli parlanti che danno i voti alle
forze politiche e suggeriscono comportamenti all´una e all´altra, quando si
rivolgono all´attuale opposizione raccomandano o di abbandonare
l´antiberlusconismo a favore di programmi concreti oppure, al contrario, di
accrescere il radicalismo anti-Berlusconi mettendo in subordine i programmi e le
proposte. Mi permetto di dire che questa scissione mentale rappresenta il
peggio del peggio e contiene appunto gli errori e le omissioni che ho prima
accennato. Proposte e programma sono essenziali. L´anomalia berlusconiana è a
sua volta un "memento" e non può mai essere sottaciuto. Proprio ieri un
tribunale francese ha condannato l´ex presidente del Consiglio Juppé, delfino di
Chirac, sindaco di Bordeaux e segretario del partito chiracchiano, perché
utilizzò per lavori privati alcuni dipendenti della municipalità di Parigi. Pene
detentive, pene pecuniarie e dieci anni di interdizione dagli incarichi
pubblici. La classe politica francese ha preso atto della sentenza. Il
condannato potrebbe ricorrere in appello come è suo diritto. Nessuno si è
permesso di dire che i giudici che l´hanno condannato sono «maledetti
comunisti». Sentite: c´è un paese timoroso e smarrito e un elettorato che
cerca una guida più seria e più credibile di quella che tre anni fa ha riscosso
la maggioranza dei consensi. Sta all´opposizione di proporsi con proposte,
programmi e volontà alternativa alla cialtroneria imperante della quale gran
parte degli italiani è ormai consapevole e stufa |