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gennaio 31, 2004
«Forza Italia, un network a rischio declino»


L'INTERVISTA

Diamanti: ha tenuto insieme per 10 anni realtà opposte, ma con la crisi economica sarà dura

di MARIO AJELLO

ROMA - Telefona un ascolta toro a «Prima pagina», la tra smissione radiofonica condott, in questi giorni da Ileo Diamanti, uno dei massimi sociolog della politica in Italia, docente Urbino e studioso da sempre de fenomeno Forza Italia di cu li-alta fra l'altro nell'ultimo li bro: «Bianco, rosso, verde .... t azzurro» (11 Mulino). L'ascolta tore si presenta così: «Mi chìa reo Francesco, telefono da Mila no e sono un magistrato attuai mente a riposo». Comincia parlare con lieve cadenza d2 borghese napoletano (e un po come un libro stampato). Nor dice a Diamanti il proprio CG gnome. Ma tutti capiscono chi è Francesco Saverio Borrelli, Ovviamente, critica la riforma del. la giustizia del governo Berlusconi.

Quanto invece a Forza Italia, professor Diamanti, secondo lei dopo dieci anni di vita che partito è diventato?

«Proviamo a scorrere gli stereotipi che lo riguardano. E' ur partito di plastica? No- Un parti. to, dal '94 in poi, senza stabilità di consensi sul territorio? No. Un partito personale? Sì».

Questo significa che i suoi successi derivano soltanto da Berlusconi?

«No».

Da che cosa dipendono?

«Il consenso a Forza Italia, oltre che dalla presenza del leader, deriva da un'azione politica nella quale si mescolano vari fattori: il rapporto con il territorio, le relazioni con le forze alleate e, ovviamente, l'uso dei media.

Forza Italia è un partito nazionale, nel senso che è diffuso più c meno ovunque, senza avere ber definite regioni d'insediamen. lo, come era per esempio i! Nord-est per la Dc o le "zone rosse" dell'Italia centrale per i; Pci e ora peri Ds. Ed è un partite che ha radici nel territorio, ma queste radici pre-esistono all'avvento politico di Berlusconi. Risalgono alle forze che governavano nella Prima Repubblica e. soprattutto, sono estremamente eterogenee e molto spesso in conflitto fra loro».

Può fare un esempio?

«Prendiamo, da una parte, la Sicilia. E, dall'altra, Milano e la Lombardia. Sono mondi diversi. Il Sud chiede più protezione sociale e più intervento pubblico. II Nord reclama massima apertura del mercato, federalismo, riduzione del fisco e dello Stato nell'economia».

Come si conciliano gli opposti?

«Berlusconi unifica in vari modi queste Italie. Lo fa per esempio attraverso la propria immagine e la propria figura. La comunicazionegli serve come meccanismo tramite il quale può evitare la classica e antica mediazione con le categorie sociali, che era tipica dei vecchi partiti. Grazieai media, egli è l'imprenditore che parla agli imprenditori, la massaia che parla alle massaie, l'operaio che parla agli operai, il milanese che parla ai milanesi, il terrone che parla ai. terroni. Da questo punto di vista, Berlusconi è davvero la Seconda Repubblica».

E Forza Italia che cos'è?

«E' un network. Non solo perchè privilegia la comunicazione. Ma anche perchè mette in contatto Italie diverse, variegati gruppi di interessi locali e differenti forze politiche quali An e la Lega o la Lega e l'Udc che altrimenti non riuscirebbero a comunicare nè dal punto di vista politico nè da quello elettorale. Gli indici di gradimento personali di Berlusconi, a dispetto di quanto assicura la leggenda medìatica che egli stesso diffonde, non sono mai stati alti. Quelli di Fini e di Casini sono superiori al suo. Solo che è Berlusconi ìl gestore del network».

Questa rete, durata dieci anni, ne durerà altrettanti?

«Per funzionare, ha bisogno di condizioni molto particolari. Per tenere insieme la domanda di assistenza e quella di liberismo, occorrono soldi. Per abbassare le tasse e alimentare la spesa pubblica, occorrono soldi. Ma soldi, ora, non ci sono. E quando non ci sono risorse, i contrasti si aprono: Nord contro Sud, Milano contro "Roma Ladrona", Lega contro Udc. Non solo, Quando ti presenti come l'uomo del miracolo, ma il miracolo non arriva, la situazione si complica assai. E la rete si labbra. Ciò sta accadendo in questa fase».

Berlusconi come può recuperare?

«I suoi elettori sono poco politicizzati e, in parte, pragmatici. Sono i risparmiatori, le casalinghe, i pensionati. Ossia appartengono a ceti che in questo momento vivono profonde difficoltà. E Berlusconi, non so con quanta efficacia, sta cercando di spostare sulle banche la colpa della crisi del risparmio e sull' euro la colpa dell'aumento dei prezzi».

Comunque lui è insostituibile?

«Lo è molto difficilmente. Il collante del centro-destra è proprio Berlusconi».

Anche se la tivvù - come sì legge anche nel bel libro di Victor Perez Diaz appena pubblicato dal Mulino - forse non orienta più di tanto i comportamenti elettorali?

«La tivvù ha una funzione diversa. Costruisce identità, più che spostare voti. E' lo strumento attraverso il quale Berlusconi fa lotta politica. Nel 2001, per esempio, grazie ai media, molto prima delle elezioni aveva già convinto gli avversari che loro avrebberoperso, Perlui, il video è un po' come il bisturi. Questo gli serve per mettere a posto la propria immagine fisica, mentre la tivvù gli serve per fare il lifting alla realtà generale. Ma quando le rughe della realtà sono profonde come adesso, non c'è plastica che tenga».

 

Il Messaggero, 24.1.2004



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