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gennaio 25, 2004

solo il 40% degli elettori di Forza Italia confermerebbe il voto


Forza Italia cambia, più voti in provincia

Aumentano gli indecisi rispetto al 2001. Tanti si definiscono di destra. L’elettorato chiede meno tasse

di RENATO MANNHEIMER

 

La vittoria di Forza Italia nel 1994 è stata definita da molti come una svolta epocale nella politica italiana, una sorta di rivoluzione. In effetti, la « scesa in campo » di Berlusconi segnò alcuni importanti mutamenti nella cultura e nella pratica politiche del Paese. Il successo del Cavaliere fu determinato da una molteplicità di fattori, tra i quali ebbe particolare importanza l'individuazione, assai prima dei leader politici tradizionali, del profondo mutamento intervenuto nelle logiche alla base delle motivazioni di voto dei cittadini.

Dopo decenni di scelte basate sulle appartenenze ideologiche e di partito, il « mercato elettorale » era divenuto più fluido, con una forte mobilità potenziale e sensibile quindi alla comunicazione.

La conseguenza più visibile fu l'adozione di tecniche comunicative adeguate, con l'impiego, anche nell'arena politica, di concetti e linguaggi semplici ( sull'onda, in buona misura, di quanto già proposto da Bossi negli anni precedenti) che contrastavano palesemente con i complicati enunciati politici tradizionali.

Tutto ciò ricalcava molti approcci del marketing già impiegato per i prodotti di largo consumo. Berlusconi che, per motivi professionali, aveva consuetudine della « cultura » del marketing intuì l'opportunità e la potenzialità della loro applicazione alla competizione politica.

Utilizzando, ad esempio, ricerche e sondaggi socio- motivazionali, « profilazioni » e altre tecniche che, nello stesso periodo, altri leader tradizionali rifiutavano talvolta sdegnosamente.

Ancora oggi, il modello berlusconiano di acquisizione dei consensi viene applicato con successo. Tanto da venire, con maggiore o minore fortuna, spesso « copiato » da altre forze politiche, comprese a quelle dell'opposizione, che promuovono oggi ricerche e sondaggi, si sottopongono a corsi di marketing e di public speaking,  ecc.

Dopo dieci anni, le caratteristiche socio- economiche del « pubblico » più sensibile al messaggio e alle tecniche comunicative di Forza Italia sono relativamente simili, pur con qualche differenza significativa.

L'accurata analisi, condotta da Roberto Biorcio all'Università di Milano Bicocca, conferma, ad esempio, la maggiore presenza femminile nell'elettorato di Forza Italia rispetto al complesso della popolazione, con una attenuazione, però, della differenziazione quantitativa tra i due generi. Viceversa, si accresce la disomogeneità per classi di età, con una maggiore presenza di anziani e, di conseguenza, un minor successo tra i giovani. Anche a causa di questa polarizzazione di età si è accentuato in questi dieci anni il connotato che più caratterizza l'elettorato azzurro: la presenza maggiore di elettori con titoli di studio medio- bassi ( che si trovano più frequentemente tra i meno giovani) e un minor successo tra diplomati e, specialmente, tra i laureati.

Ancora, rispetto a dieci anni fa, i dati sembrano mostrare un più intenso consenso nei centri più piccoli e qualche  difficoltà in quelli maggiori.

Ma la modificazione più rilevante, rispetto al passato, sta nella distribuzione delle autocollocazioni sul continuum sinistra- destra. Con una forte accentuazione della componente di destra  tout- court.

Buona parte di queste differenze è tuttavia ascrivibile agli ultimi tre anni, a partire dalle elezioni del 2001. Rispetto ad allora, stando ai sondaggi, il seguito di Forza Italia sembrerebbe aver subìto una forte diminuzione: dal 29% al 22- 23%. Ciò che potrebbe suggerire come la capacità di Berlusconi nell'attrarre consensi non possa sopperire alle ( inevitabili) difficoltà nel mettere in pratica ciò che si è promesso durante la campagna elettorale, specie se si è costretti ad agire in un governo di coalizione.

Proprio questo, però, indica come non sia detto che la attuale debolezza di Forza Italia, in termini di consensi, si riproduca in una competizione elettorale. Il partito gode infatti di un amplissimo « mercato potenziale » , formato da chi, pur non avendo deciso di votarlo, lo « prende in considerazione » . Si tratta di un segmento pari a circa il 20% dell'elettorato, composto perlopiù da « delusi » del governo Berlusconi, pur avendolo votato nel 2001. Solo il 40% dei votanti per Forza Italia alle ultime politiche lo riconferma oggi.

Ma pochi dei « delusi » sono passati alla coalizione opposta. Più di un terzo ( 36%) si dichiara indeciso e un altro 12% afferma di preferire oggi An. Ciò che indica il ruolo decisivo della campagna elettorale. Che ha comportato in passato una diminuzione dei consensi che venivano attribuiti ad An nei sondaggi e che nel voto « vero » sono passati a Forza Italia. Proprio nell'ambito della campagna elettorale, Berlusconi sa dare il massimo di se stesso ed è in quel momento che esercita la sua capacità di persuasione nei confronti di indecisi e « delusi » .

Ma nessuna comunicazione, per quanto accurata, può essere efficace se non porta dei contenuti reali. Che, nel caso di Forza Italia, ruotano attorno a un tema, pressantemente richiesto dal suo elettorato, oggi come nel 2001 e nel 1994: la diminuzione delle tasse. Se Berlusconi riuscirà nei mesi di governo restanti ad adempiere a questo impegno assunto nel 2001, potrà con grande probabilità riconquistare i voti dei tanti « delusi » di Forza Italia.

Crescono gli anziani e il consenso maschile: nel ’ 94 le donne erano il 60 per cento Solo il 40 per cento di chi scelse gli azzurri dieci anni fa è deciso a rivotare il Cavaliere



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