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gennaio 25, 2004
 Il declino alle porte
la Repubblica 24/01/2004
Il declino alle porte
ILVO DIAMANTI
I RISPARMIATORI; stanno negli occhi del governo e nel cuore
del premier. Come ha ripetuto Berlusconi, nel discorso autocelebrativo, tenuto
in occasione dei dieci anni dalla fondazione di Forza Italia. Tuttavia, il suo
accorato appello difficilmente li convincerà. Difficilmente li commuoverà. Difficilmente
riuscirà a diradare la nebbia che ne avvolge l'orizzonte. E che negli ultimi
anni, e ancor più nell'ultimo anno e negli ultimi mesi, s'è fatta più fitta.
Più densa. Come registra I'indagfne condotta da Demos-Eurisko.
I RISPARMIATORI. Una razza in declino. Nove italiani su dieci,
negli ultimi cinque anni, risparmiano sempre di meno. E, da un anno in qua,
per sette su dieci difendere i propri risparmi è diventato quasi impossibile.
Si tratta di una rappresentazione diffusa e condivisa, che condiziona le stesse
"strategie" di valorizzazione del reddito familiare delineate dagli
intervistati. 1 quali, non a caso, vedono negli investimenti immobiliari l'unica
forma di investimento che dia garanzia. II "mattone". Bene-rifugio
tradizionale. quando incombe un clima di incertezza economica, che assume forma
patologica. Difficile, d'altronde, descrivere gli episodi che hanno scosso il
mondo imprenditoriale e della finanza, in questa fase, come casi isolati e devianti
di un contesto sano. La crisi della Parmalat (e, prima, della Cirio), agli occhi
della gente, appare, invece, esemplare. Emblematico. Di bassa imprenditorialità.
E di bassa moralità. Segnale dei limiti che viziano i sistemi di valutazione
e di controllo nell'ambito finanziario, nazionale e internazionale. E, per questo,
proietta ombre oblique sul rapporto fra le banche e i risparmiatori. Trattati
da clienti, a cui vendere fondi o azioni, con spirito rapace. Quello del commerciante
furbo che si disfa di prodotti in scadenza, scaduti o scandenti. Così, dopo
anni di risparmi impiegati o investiti in obbligazioni. fondi e, talora, nel
mercato azionario con esiti deludenti, a dir poco, la sfiducia scende e stagna.
Come la nebbia. Avvolge la società. Una sfiducia greve e spessa. Generalizzata.
Che investe le imprese e gli imprenditori. Visto che, secondo l'indagine DemosEurisko,
per un ampia parte d i c ittadini vi sarebbero molte Parmalat e molte Cirio
in Italia. Per colpa di molti. Manager, finanzieri, banche, società di rating
e certificazione, governi presenti e (in minore misura) passati. Nessuno si
salva, nella percezione degli italiani. E qui ndi nessuno è credibile, nessuno
garantisce nei confron ti delle persone e che intendano tutelare i pochi,
declinanti, risparmi. Racimolati con fatica, in questi amni difficili. D'altronde,
il dibattito politico sembra principalmente proteso a "colpire" gli
avversari politici, orientando su di loro la crescente insoddisfazione popolare.
Il calcolo elettorale, così, complica l'intento moralizzatore. Inquina la ricerca
di rigore ed efficienza. Con l'esito, prevedibile, di alimentare nuova
sfiducia. Perché la sfiducia, quando è usata come arma di lotta politica, per
delegittimare gli avversari, in realtà delegittima tutti. Anche coloro che la
usano. Perché la sfiducia è come la nebbia. Appunto. Che rotola, scivola sul
territorio. Contamina l'intero ambiente e chi lo abita. Ceto politico, organismi
economici, sistema delle imprese, attori politici e dì governo. La società.
Attraversata, da qualche tempo, da un senso del declino. Agro. E diffuso. Il
15% degli italiani affermano di appartenere ai settori più bassi della struttura
sociale. Il 32% si posiziona un po' più sopra, Nel ceto medio-basso. Metà degli
italiani si descrive socialmente periferico. Magari nella realtà non è così.
Esagera. Magari. Ma questa è la percezione che ha, o comunque dà, di sé. La
parte della società più periferica. Quella che paga maggiormente il costo della
crisi. Circa i due terzi di queste persone, infatti, considerano "peggiorata"
la loro condizione economica familiare. Il 22% in più rispetto alla media della
popolazione, per chi ricolloca fra i ceti sociali più bassi. Ia sfiducia e l'incertezza,
quindi, angustiano soprattutto le persone che si seritono "ultime".
O, magari, "penultime". Le quali non riescono a fare risparmi.
Nè tanto meno, a difenderli.
Peraltro. se scorriamo la mappa sociale tracciata dall'indagiine,
emergono un aspetto non del tutto prevedibile. Almeno per le proporzioni che
rivela. Il 23%del campione intervistato dichiara. negli ultimi anni, di non
avere 'risparmiato", né impiegato denaro, in nessun modo. Un italiano
su cinque. Mentre il 28% avrebbe fatto ricorso al solo deposito bancario tradizionale.
Si tratta di stime che vanno considerate con cautela. per la reticenza chele
persone, comprensibilmente, dimostrano quando vengono interrogate da un sondaggista
su temi sensibili, che riguardano il loro reddito e il modo in cui lo impiegano.
Tuttavia, si tratta di dati indicativi. Suggeriscono che la sfiducia verso il
risparmio è dettata non solo da un giudizio negativo sulla borsa e sulle banche,
Oppure da pessimismo economico. O, ancora, da orientamenti culturali di tipo
arcaico. Ma, semplicemente, dalla difficoltà di risparmiare. Di mettere da parte
qualche euro. Un problema che afflìgge soprattutto gli anziani e le donne. Pensionati
e casalinghe. Persone che vivono prevalentemente da sole. Ma anche frazioni
di giovanissimi, che occupano una posizione precaria e marginale sul mercato
del lavoro. Il 30% di chi non riesce a risparmiare o a investire si percepisce
in fondo alla scala sociale. Ultimo. Per questo rivolge uno sguardo inquieto
al proprio futuro, personale e familiare. Ma anche alle istituzioni. Alla politica.
E in particolare al governo. A cui, nel passato, ha garantito un sostegno
politico rilevante. Perché i pensionati. le casalinghe, i celi "periferici"
(rispetto alle gerarchie sociali) hanno costituito un vantaggio competitivo,
un plusvalore, nei confronti elettorali, per la CdL. E soprattutto per FI. Oggi
questo "clima amico" si è sensibilmente raffreddato. Da ciò l'attenzione
affettuosa dimostrata ieri, da Berlusconi, verso questi settori sociali. I "dannati"
della borsa, gli "esclusi" dal risparmio. E il tentativo di retrodatare
la crisi, che oggi opprime i piccoli risparmiatori e investitori, ma anche quelli
che a risparmiare non ci riescono proprio. La crisi. Attribuita all'era del
centrosinistra. Al governo guidato da Prodi e da Ciampi. All'euromoneta. Madre
di tutti gli aumenti di prezzo, e della nostra debolezza competitiva. Tuttavia,
cercare nel passato, fra nemici e avversari, le cause dell'attuale freddo, non
riscalda il clima attuale. Il cielo, sul capo dei risparmiatori delusi e dei
ceti sociali depressi, incombe ancora grigio. Perché gli elettori, tanto più
quelli che hanno votato per l'attuale maggioranza, alle colpe di chi governava
ieri (l'altro ieri, ormai) non fanno troppo caso. A loro interessano, molto
di più, le responsabilità di chi governa oggi. Li aveva fatti sognare. Rassegnarsi
al risveglio: è duro.


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