HOME


 aprile 2004
marzo 2004
febbraio 2004
gennaio 2004
dicembre 2003
novembre 2003
ottobre 2003
settembre 2003
agosto 2003
luglio 2003
marzo 2003












ISTITUTI DI SONDAGGIO


ISAE: Clima di fiducia dei consumatori


NEWS


 sondaggi, elezioni, analisi politiche




gennaio 25, 2004

Il declino alle porte


la Repubblica 24/01/2004

Il declino alle porte

ILVO DIAMANTI

 

I RISPARMIATORI; stanno negli occhi del governo e nel cuore del premier. Come ha ripetuto Berlusconi, nel discorso autocelebrativo, tenuto in occasione dei dieci anni dalla fondazione di Forza Italia. Tuttavia, il suo accorato appello difficilmente li convincerà. Difficilmente li commuoverà. Difficilmente riuscirà a diradare la nebbia che ne avvolge l'orizzonte. E che negli ultimi anni, e ancor più nell'ultimo anno e negli ultimi mesi, s'è fatta più fitta. Più densa. Come registra I'indagfne condotta da Demos-Eurisko.

I RISPARMIATORI. Una razza in declino. Nove italiani su dieci, negli ultimi cinque anni, risparmiano sempre di meno. E, da un anno in qua, per sette su dieci difendere i propri risparmi è diventato quasi impossibile. Si tratta di una rappresentazione diffusa e condivisa, che condiziona le stesse "strategie" di valorizzazione del reddito familiare delineate dagli intervistati. 1 quali, non a caso, vedono negli investimenti immobiliari l'unica forma di investimento che dia garanzia. II "mattone". Bene-rifugio tradizionale. quando incombe un clima di incertezza economica, che assume forma patologica. Difficile, d'altronde, descrivere gli episodi che hanno scosso il mondo imprenditoriale e della finanza, in questa fase, come casi isolati e devianti di un contesto sano. La crisi della Parmalat (e, prima, della Cirio), agli occhi della gente, appare, invece, esemplare. Emblematico. Di bassa imprenditorialità. E di bassa moralità. Segnale dei limiti che viziano i sistemi di valutazione e di controllo nell'ambito finanziario, nazionale e internazionale. E, per questo, proietta ombre oblique sul rapporto fra le banche e i risparmiatori. Trattati da clienti, a cui vendere fondi o azioni, con spirito rapace. Quello del commerciante furbo che si disfa di prodotti in scadenza, scaduti o scandenti. Così, dopo anni di risparmi impiegati o investiti in obbligazioni. fondi e, talora, nel mercato azionario con esiti deludenti, a dir poco, la sfiducia scende e stagna. Come la nebbia. Avvolge la società. Una sfiducia greve e spessa. Generalizzata. Che investe le imprese e gli imprenditori. Visto che, secondo l'indagine DemosEurisko, per un ampia parte d i c ittadini vi sarebbero molte Parmalat e molte Cirio in Italia. Per colpa di molti. Manager, finanzieri, banche, società di rating e certificazione, governi presenti e (in minore misura) passati. Nessuno si salva, nella percezione degli italiani. E qui ndi nessuno è credibile, nessuno garantisce nei confron ti delle persone  e che intendano tutelare i pochi, declinanti, risparmi. Racimolati con fatica, in questi amni difficili. D'altronde, il dibattito politico sembra principalmente proteso a "colpire" gli avversari politici, orientando su di loro la crescente insoddisfazione popolare. Il calcolo elettorale, così, complica l'intento moralizzatore. Inquina la ricerca di  rigore ed efficienza. Con l'esito, prevedibile, di alimentare nuova sfiducia. Perché la sfiducia, quando è usata come arma di lotta politica, per delegittimare gli avversari, in realtà delegittima tutti. Anche coloro che la usano. Perché la sfiducia è come la nebbia. Appunto. Che rotola, scivola sul territorio. Contamina l'intero ambiente e chi lo abita. Ceto politico, organismi economici, sistema delle imprese, attori politici e dì governo. La società. Attraversata, da qualche tempo, da un senso del declino. Agro. E diffuso. Il 15% degli italiani affermano di appartenere ai settori più bassi della struttura sociale. Il 32% si posiziona un po' più sopra, Nel ceto medio-basso. Metà degli italiani si descrive socialmente periferico. Magari nella realtà non è così. Esagera. Magari. Ma questa è la percezione che ha, o comunque dà, di sé. La parte della società più periferica. Quella che paga maggiormente il costo della crisi. Circa i due terzi di queste persone, infatti, considerano "peggiorata" la loro condizione economica familiare. Il 22% in più rispetto alla media della popolazione, per chi ricolloca fra i ceti sociali più bassi. Ia sfiducia e l'incertezza, quindi, angustiano soprattutto le persone che si seritono "ultime". O, magari, "penultime".  Le quali non riescono a fare risparmi. Nè tanto meno, a difenderli.

Peraltro. se scorriamo la mappa sociale tracciata dall'indagiine, emergono un aspetto non del tutto prevedibile. Almeno per le proporzioni che rivela. Il 23%del campione intervistato dichiara. negli ultimi anni, di non avere 'risparmiato", né impiegato denaro, in  nessun modo. Un italiano su cinque. Mentre il 28% avrebbe fatto ricorso al solo deposito bancario tradizionale. Si tratta di stime che vanno considerate con cautela. per la reticenza chele persone, comprensibilmente, dimostrano quando vengono interrogate da un sondaggista su temi sensibili, che riguardano il loro reddito e il modo in cui lo impiegano. Tuttavia, si tratta di dati indicativi. Suggeriscono che la sfiducia verso il risparmio è dettata non solo da un giudizio negativo sulla borsa e sulle banche, Oppure da pessimismo economico. O, ancora, da orientamenti culturali di tipo arcaico. Ma, semplicemente, dalla difficoltà di risparmiare. Di mettere da parte qualche euro. Un problema che afflìgge soprattutto gli anziani e le donne. Pensionati e casalinghe. Persone che vivono prevalentemente da sole. Ma anche frazioni di giovanissimi, che occupano una posizione precaria e marginale sul mercato del lavoro. Il 30% di chi non riesce a risparmiare o a investire si percepisce in fondo alla scala sociale. Ultimo. Per questo  rivolge uno sguardo inquieto al proprio futuro, personale e familiare. Ma anche alle istituzioni. Alla politica. E  in particolare al governo. A cui, nel passato, ha garantito un sostegno politico rilevante. Perché i pensionati. le casalinghe, i celi "periferici" (rispetto alle gerarchie sociali) hanno costituito un vantaggio competitivo, un plusvalore, nei confronti elettorali, per la CdL. E soprattutto per FI. Oggi questo "clima amico" si è sensibilmente raffreddato. Da ciò l'attenzione affettuosa dimostrata ieri, da Berlusconi, verso questi settori sociali. I "dannati" della borsa, gli "esclusi" dal risparmio. E il tentativo di retrodatare la crisi, che oggi opprime i piccoli risparmiatori e investitori, ma anche quelli che a risparmiare non ci riescono proprio. La crisi. Attribuita all'era del centrosinistra. Al governo guidato da Prodi e da Ciampi. All'euromoneta. Madre di tutti gli aumenti di prezzo, e della nostra debolezza competitiva. Tuttavia, cercare nel passato, fra nemici e avversari, le cause dell'attuale freddo, non riscalda il clima attuale. Il cielo, sul capo dei risparmiatori delusi e dei ceti sociali depressi, incombe ancora grigio. Perché gli elettori, tanto più quelli che hanno votato per l'attuale maggioranza, alle colpe di chi governava ieri (l'altro ieri, ormai) non fanno troppo caso. A loro interessano, molto di più, le responsabilità di chi governa oggi. Li aveva fatti sognare. Rassegnarsi al risveglio: è duro.



[%IFNOTBLANK~~~~