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gennaio 27, 2004

L'OPINIONE DEGLI ITALIANI SULL'ANDAMENTO DELL'ECONOMIA E SULLA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO


EURISPES ISTLTUTO Dl STUDI POLITICI ECONOMICI E SOCIALI

EURISPES ISTLTUTO Dl STUDI POLITICI ECONOMICI E SOCIALI

EURISPES ' ANTICIPAZIONE DEL RAPPORTO ITALIA 2004

L'OPINIONE DEGLI ITALIANI SULL'ANDAMENTO DELL'ECONOMIA E SULLA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO

Roma, gennaio 2004

EURISPES
LA SITUAZIONE ECONOMICA NAZIONALE Per quanto L'economia italiana cerchi di guardare al futuro non si intravedono segnali di ripresa, anzi, nel 2003, si registra una situazione di stagnazione, se non addirittura di preoccupante retromarcia. Allarmanti i principali indicatori economici: in declino la produzione industriale (le aspettative degli imprenditori si sono deteriorate e quindi vengono rimandati eventuali piani di investimento); in netta contrazione sia la competitività del Made in Italy (non solo per l'apprezzamento dell'euro sul dollaro), sia le esportazioni; inferiore alle previsioni la crescita del Pil (circa lo 0,5%). Il rallentamento dell'economia italiana rispecchia la situazione internazionale, ed è attribuibile ? oltre che a fattori quali l'impatto recessivo sulle economie mondiali a seguito dell'11 settembre, il ruolo sempre più aggressivo delle economie asiatiche, il ciclo di vita di alcuni prodotti italiani ormai giunti a piena maturazione ? anche all'incertezza delle famiglie che le induce a limitare i consumi senza riuscire a risparmiare. I lavoratori hanno subìto un'erosione del loro reddito a causa di sostenuti processi inflazionistici (aggravati dall'aumento delle imposizioni e delle tariffe locali), con conseguente contrazione dei consumi. I risparmi delle famiglie, minati da avvenimenti recenti (la crisi del mercato azionario, le disavventure di quello obbligazionario e i bassi tassi di interesse), non trovano collocazione che garantisca una remunerazione adeguata. In queste condizioni si è scatenata una corsa all'acquisto di immobili, che ha fatto impennare i prezzi delle case al punto da escludere dal mercato molti piccoli risparmiatori. Questi eventi frenano la spesa delle famiglie, mentre il risparmio ristagna spesso in conti correnti poco redditizi. I consumi sono l'elemento trainante dei moderni sistemi economici: quanto più i primi sono voluttuari e superflui tanto più i secondi sono evoluti e sostengono un benessere elevato. Un sistema economico che soddisfa solo la domanda di sussistenza rischia di avvitarsi su se stesso, e di determinare una forte sottoccupazione della popolazione. Il nostro Paese sembra essere entrato in questo circolo vizioso, che costringe a fare rinunce e soffoca lo sviluppo. Cosa pensano gli italiani di alcune questioni macro-economiche e quali sono le loro attuali condizioni finanziarie? In quest'ottica vengono riportati i risultati di un'indagine campionaria che l'Eurispes ha condotto su 1.500 cittadini italiani, stratificati per sesso, classe di età e area geografica di residenza, al fine di verificare le loro opinioni in relazione all'andamento dell'economia italiana e alla politica economica del Governo. Il confronto inter-temporale circa la situazione economica del Paese mostra un crescente pessimismo da parte dei cittadini italiani. Se nel 2003 la maggioranza degli intervistati avvertiva un lieve peggioramento dell'economia italiana (32,5%), nel 2004 la situazione si aggrava ulteriormente: infatti il 48,2% degli intervistati percepisce un netto peggioramento. Di conseguenza, diminuiscono le percentuali di coloro che intravedono un trend economico positivo: nel 2004 solamente lo 0,6% avverte un netto miglioramento e il 6,8% un leggero miglioramento. Infine, nello stesso anno, la percentuale di chi considera stabile la situazione economica del Paese risulta dimezzata rispetto al 2003 (il 14,4% contro il 27,8%). 2

Tabella 1 La situazione economica del Paese negli ultimi dodici mesi è:  

Giudizi

2003

2004

Nettamente migliorata

1,3

0,6

Lievemente migliorata

11,0

6,8

Rimasta stabile

27,8

14,4

Lievemente peggiorata

32,5

29,5

Nettamente peggiorata

23,0

48,2

Non sa/non risponde

4,5

0,5

Totale

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

I giudizi sull'anno trascorso incrociati per area territoriale evidenziano una visione più favorevole tra i residenti nel Centro Italia; infatti, l'1% dei cittadini residenti in questa area territoriale percepisce un netto miglioramento a fronte di un dato medio nazionale dello 0,6%. Il pessimismo maggiore viene manifestato dai residenti nel Meridione: sia nel Sud che nelle Isole le percentuali di coloro che si esprimono per un forte peggioramento sono molto elevate (rispettivamente il 50,9% e il 54,4%). Il Nord-Est si colloca in una posizione intermedia: nessuno degli intervistati ritiene che ci sia stato un netto miglioramento della situazione economica del Paese, mentre molte risposte si concentrano su una sostanziale stabilità (16,3%) e su un lieve peggioramento (32,1%).

Tabella 2 Situazione economica del Paese negli ultimi dodici mesi, per area gegrafica di residenza Anno 2004 Valori percentuali 

Giudizi

Area geografica

Nord-Ovest

Nord-Est

Centro

Sud

Isole

Totale

Nettamente migliorata

0,4

0,0

1,0

0,6

1,8

0,6

Lievemente migliorata

8,8

6,4

6,8

6,1

5,9

6,8

Rimasta stabile

15,4

16,3

13,9

12,1

13,6

14,4

Lievemente peggiorata

28,8

32,1

29,2

29,8

24,3

29,5

Nettamente peggiorata

46,3

44,4

48,5

50,9

54,4

48,2

Non sa/non risponde

0,4

0,7

0,7

0,6

0,0

0,5

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

Come osservato, il contesto complessivo risulta poco ottimista e i cittadini percepiscono un tendenziale peggioramento dell'economia italiana; a distanza di un solo anno la sfiducia tra gli italiani si è intensificata in maniera preoccupante. È stato poi chiesto agli intervistati di esprimere il proprio giudizio sulle prospettive economiche del Paese nei prossimi 12 mesi. Nel 2003 la maggioranza prevedeva una sostanziale continuità col passato (43%), il 26,8% un ulteriore peggioramento e il 23,1% un miglioramento, ma in questo ultimo anno la situazione è profondamente mutata. Diminuisce nettamente la quota di coloro che prevedono 3 un andamento stabile per l'economia (29,1%), mentre aumentano sia gli ottimisti (27,1%) che, in particolar modo, i pessimisti (36,4%).

Tabella 3 La situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi  

Previsioni

2003

2004

Migliorerà

23,1

27,1

Resterà stabile

43,0

29,1

Peggiorerà

26,8

36,4

Non sa/non risponde

7,1

7,4

Totale

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

In relazione alle previsioni per il futuro, gli studenti propendono, più delle altre tipologie, per un miglioramento dell'economia, probabilmente perchè valutano le prospettive generali anche in relazione alla propria situazione personale: sono giovani e guardano con fiducia al mondo che si apre davanti a loro. Nei prossimi 12 mesi l'economia del Paese migliorerà anche per una percentuale piuttosto elevata di lavoratori autonomi (liberi professionisti, commercianti, ecc.) e, a sorpresa, di pensionati (29,6%) tra i quali, però, risultano molto numerosi anche i pessimisti (38%). Una percentuale minore di ottimisti si registra tra gli operai (21,3%) e i non occupati (13,1%). Queste ultime due categorie sono le stesse che prevedono in misura superiore alle altre un aggravarsi dell'attuale situazione: quasi la metà del campione si pronuncia per un peggioramento; sono dunque le categorie più deboli a prevedere tempi ancora più duri nei mesi a venire.

Tabella 4 Previsione della situazione economica del Paese nei prossimi dodici mesi, per condizione socioprofessionale Anno 2004 Valori percentuali 

Condizione socio-professionale

Previsioni

Migliorerà

Resterà stabile

Peggiorerà

Non sa/non risponde

Totale

Dirigenti, quadri e imprenditori

26,3

39,5

36,4

7,4

100,0

Liberi professionisti/ commercianti/lavoratori autonomi

31,8

33,5

32,9

1,8

100,0

Insegnanti/impiegati

23,8

37,2

33,2

5,7

100,0

Operai

21,3

24,7

48,0

6,0

100,0

Studenti

33,6

35,9

24,4

6,1

100,0

Casalinghe

27,7

28,1

36,4

7,9

100,0

Pensionati

29,6

20,7

38,0

11,7

100,0

Non occupati

13,1

29,5

47,5

9,8

100,0

Altro

22,2

16,7

50,0

11,1

100,0

Totale

27,1

29,1

36,4

7,4

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

I giudizi circa la politica dell'attuale esecutivo evidenziano principalmente un sentimento di delusione tra gli intervistati: infatti, quasi la metà del campione (44,6%) risponde che i punti 4 previsti nel programma elettorale non sono stati realizzati e che la politica economica del Governo è fallimentare. Inoltre, circa un intervistato su cinque ritiene l'attuale politica non corrispondente ai bisogni del Paese. Comunque, tra gli intervistati si registrano anche pareri positivi, pur se in percentuale minore: il 17,8% afferma che l'impostazione politica dell'esecutivo è appropriata e che gli effetti saranno tangibili nel lungo periodo; il 7,4% si pronuncia per la piena soddisfazione delle scelte effettuate dal Governo, che rispondono esattamente alle necessità del Paese. Da evidenziare la cospicua percentuale di persone che non esprimono una posizione (9,1%).

Tabella 5 La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando: Anno 2004 Valori percentuali 

Risposte

%

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

44,6

Non corrispondente ai bisogni del Paese

21,1

Appropriata e gli effetti si vedranno nel lungo periodo

17,8

Adeguata rispetto alle necessita attuali del Paese

7,4

Non sa/non risponde

9,1

Totale

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

I giudizi di critica contro la politica economica del Governo Berlusconi sono espressi soprattutto dalle donne: il 47,6% delle intervistate la giudica fallimentare (contro il 41,4% degli uomini) ed il 21,2% la ritiene inadeguata (a fronte di un dato maschile del 20,9%). Nel complesso, dunque, il 68,8% delle donne ed il 62,3% degli uomini esprimono un giudizio negativo. Tra gli uomini, poco più di un cittadino su cinque (il 20,5%) giudica appropriata la politica economica governativa, e ritiene che gli effetti si vedranno nel lungo periodo, contro il 15,3% delle donne. Infine, la politica economica del Governo è ritenuta adeguata rispetto alle necessità attuali del Paese dall'8,9% degli uomini e dal 6% delle donne.

Tabella 6 La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando?, per sesso Anno 2004 Valori percentuali 

La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando?

Sesso

Totale

Uomini

Donne

Non corrispondente ai bisogni del Paese

20,9

21,2

21,1

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

41,4

47,6

44,6

Adeguata rispetto alle necessità attuali del Paese

8,9

6,0

7,4

Appropriata e gli effetti si vedranno nel lungo periodo

20,5

15,3

17,8

Non sa/non risponde

8,3

9,9

9,1

Totale

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus. 5

La variabile anagrafica non influenza in maniera significativa i giudizi degli italiani circa l'operato del Governo Berlusconi in ambito economico. Tuttavia, può essere evidenziata una maggiore propensione tra più giovani, che rappresentano la componente più consistente, a considerare fallimentare e densa di promesse non mantenute la politica economica dell'attuale esecutivo (dai 18 ai 44 anni la percentuale è del 47% circa). Questa posizione è condivisa in misura più contenuta sia dagli intervistati con età compresa tra 45 e 64 anni (42,9%) sia dagli ultrasessantacinquenni (41,6%). L'opinione secondo cui la politica economica attuata non corrisponde ai bisogni del Paese trova maggiori consensi nelle classi di età centrali (dai 25 ai 64 anni la percentuale oscilla intorno al 22%), mentre è leggermente inferiore la quota dei più giovani (19,9%), e ancora più contenuta quella degli ultrasessantacinquenni (19%). Gli items favorevoli registrano percentuali maggiori tra le persone con età più avanzata; infatti, l'affermazione secondo cui la politica economica attuale è appropriata e gli effetti saranno visibili nel lungo periodo presenta, nello specifico, questo andamento dei dati: dai 25 anni in poi la quota è di circa il 18%, mentre tra i più giovani rappresenta il 14,6%. Il 9,6% degli ultrasessantacinquenni ritiene che la politica economica sia adeguata alle attuali necessità del Paese, contro l'8,3% degli intervistati con età tra 45 e 64 anni, il 7,3% dei giovanissimi e il 5,4% di chi ha tra 25 e 44 anni. Per quanto riguarda le quote di non risposta, i valori più elevati si collocano sui due estremi anagrafici opposti: il 10,6% dei giovanissimi e l'11,4% degli anziani.

Tabella 7 La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando?, per classe di età Anno 2004 Valori percentuali 

La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando? ..

Classi di eta

18 - 24 anni

25 - 44 anni

45 - 64 anni

65 anni ed oltre

Totale

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

47,7

47,0

42,9

41,6

44,6

Non corrispondente ai bisogni del Paese

19,9

22,1

21,7

19,0

21,1

Appropriata e gli effetti si vedranno nel lungo periodo

14,6

17,9

18,4

18,4

17,8

Adeguata rispetto alle necessita attuali del Paese

7,3

5,4

8,3

9,6

7,4

Non sa/non risponde

10,6

7,7

8,8

11,4

9,1

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes

Lo scorporo delle risposte in base all'area geografica evidenzia come i giudizi critici nei confronti della politica economica del Governo Berlusconi siano nettamente maggioritari su tutto il territorio nazionale. Nel Nord-Ovest e nelle Isole, oltre due cittadini su tre ritengono che la politica economica governativa non corrisponda ai bisogni del Paese o sia addirittura fallimentare (con percentuali di risposta pari rispettivamente al 67,7% e al 69,8%). Leggermente meno elevati i giudizi negativi espressi dai cittadini residenti al Sud (65,6%), al Centro (64,8%) e al Nord-Est (63,2%).Tra gli intervistati di tutte le aree geografiche, prevale l'opinione che la politica economica del Governo Berlusconi sia fallimentare e piena di promesse non mantenute, espressa da una percentuale variabile dal 43,2% (Nord-Est) al 48,5% (Isole). 6 La percentuale di cittadini esprimenti giudizi positivi non raggiunge il 29% nemmeno tra gli intervistati del Nord-Est, i meno critici nei confronti della politica economica governativa, e raggiunge i valori più bassi al Nord-Ovest (23,1%) e al Centro (23,7%). In particolare, la politica economica del Governo è giudicata adeguata rispetto alle necessità attuali del Paese da appena il 7,8% dei cittadini residenti al Sud e dal 7,7% dei cittadini settentrionali; tale percentuale scende al 6,8% tra gli intervistati del Centro e al 6,5% tra quelli delle Isole. Da evidenziare, infine, come la percentuale di coloro che ritengono appropriata la politica economica del Governo Berlusconi e che pensano che gli effetti si vedranno nel lungo periodo è superiore alla media tra i cittadini del Nord-Est, tra cui raggiunge il 21,2%.

Tabella 8 La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando?, per area geografica Anno 2004 Valori percentuali 

La politica economica del Governo Berlusconi si sta rivelando?

 

Area geografica

 

 

Totale

Nord-Est

Nord-Ovest

Centro

Sud

Isole

Non corrispondente ai bisogni del Paese

20,0

22,1

20,7

21,7

21,3

21,1

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

43,2

45,6

44,1

43,9

48,5

44,6

Adeguata rispetto alle necessità attuali del Paese

7,7

7,7

6,8

7,8

6,5

7,4

Appropriata e gli effetti si vedranno nel lungo periodo

21,2

15,4

16,9

16,5

17,8

17,8

Non sa/non risponde

7,9

9,1

11,5

10,1

5,9

9,1

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

L'incrocio fra le risposte fornite al quesito ed il titolo di studio degli intervistati evidenzia differenze non sostanziali ma in parte significative. Il giudizio più severo, che definisce la politica economica del Governo Berlusconi fallimentare e densa di promesse non mantenute, viene espresso in percentuale particolarmente elevata dai laureati (50,6%) e dai soggetti privi di titolo o con licenza elementare (48,5%) e, al contrario, in percentuale inferiore alla media dai diplomati (40,6%). I diplomati valutano positivamente la politica economica del Governo con maggior frequenza rispetto agli altri soggetti, in molti casi sottolineando che gli effetti si vedranno sul lungo periodo. Fra i soggetti con basso livello di istruzione (senza titolo o licenza elementare) sono più numerosi che fra gli altri coloro che non rispondono (14,2%), forse non sentendosi in grado di esprimere una valutazione di carattere economico. 7

Tabella 9 Giudizio sulla politica economica del Governo Berlusconi, per titolo di studio Anno 2004 Valori percentuali 

La politica economica del Governo Berlusconi sista rivelando?

Titolo distudio

Totale

Nessuno/Licenza elementare

Licenzamedia

Diploma di maturità

Laurea

Non corrispondente ai bisogni del Paese

18,8

18,7

23,4

22,4

21,1

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

48,5

45,1

40,6

50,6

44,6

Adeguata rispetto alle necessità del Paese

6,3

7,9

7,1

9,2

7,4

Appropriata e gli effetti si vedranno sul lungo periodo

12,2

18,0

21,8

13,2

17,8

Non sa/non risponde

14,2

10,3

7,1

4,6

9,1

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

Le categorie socio-professionali che giudicano positivamente la politica economica dell'attuale Governo in percentuale superiore alla media sono i pensionati ed i liberi professionisti, commercianti, lavoratori autonomi. I pensionati, inoltre, affermano più spesso degli altri che gli effetti positivi si manifesteranno sul lungo periodo. I soggetti più critici sono invece gli operai ed i non occupati; entrambe le categorie definiscono tale politica fallimentare e densa di promesse non mantenute in percentuale elevata (il 56,7% degli operai ed il 49,2% dei non occupati). I dirigenti, i direttivi, i quadri e gli imprenditori tendono invece a dividersi sulla questione: è elevata la percentuale di chi lamenta una politica economica inefficace e le promesse non mantenute, ma è degna di nota anche la percentuale di chi ritiene tale politica appropriata e spera che porterà col tempo effetti positivi. 8 EURISPES

Tabella 10 Giudizio sulla politica economica del Governo Berlusconi, per condizione socio-professionale Anno 2004 Valori percentual

 

Condizione socio-professionale

 

La politica economica del Governo

direttivo, dirigente, quadro, imprend.

insegna, impieg.

operaio

libero profess. commerc., lav. auton.

casal.

stud.

pension.

non occup.

altro

 totale

Non corrispondente ai bisogni del Paese

13,2

22,8

19,3

23,5

19,8

23,7

19,6

21,3

27,8

21,1

Fallimentare e densa di promesse non mantenute

55,3

47,7

56,7

41,2

39,3

43,5

41,3

49,2

38,9

44,6

Adeguata rispetto alle necessità del Paese

2,6

6,0

6,0

8,2

8,7

8,4

7,7

9,8

5,6

7,4

Appropriata e gli effetti si vedranno sul lungo periodo

21,1

17,1

11,3

19,4

16,9

16,8

21,4

9,8

27,8

17,8

Non sa/non risponde

7,9

6,4

6,7

7,6

15,3

7,6

9,9

9,8

0,0

9,1

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

La domanda relativa alla fiducia degli intervistati sulle capacità dell'attuale Governo di affrontare situazioni e/o problematiche specifiche verrà analizzata inizialmente con una scala di giudizi graduata (tabella 11); successivamente verranno proposti i risultati limitando le alternative alla dicotomia fiducia/sfiducia (tabella 12). Nel primo caso è possibile osservare che i giudizi più critici si riferiscono a tutti gli aspetti della politica economico-finanziaria di competenza dell'esecutivo. Il 32,7% degli intervistati afferma di non fare nessun affidamento sul Governo in materia di risanamento dei conti pubblici; il 29,9% è dello stesso parere per quanto riguarda la realizzazione di una equa riforma delle pensioni. Relativamente ad altre problematiche, quali la disoccupazione, il grado di fiducia degli intervistati, pur confermandosi molto basso, si sposta su un livello di scetticismo più contenuto. Anche la capacità di gestire i processi inflazionistici viene giudicata in modo negativo, ma è da sottolineare l'alta percentuale di intervistati che esprime una moderata fiducia (41,7%). Per quanto riguarda i giudizi favorevoli, molta fiducia viene espressa da un 15,9% nella capacità di tenere alta l'immagine del Paese nel contesto internazionale; l'11,2% e l'11,1% nutrono molta fiducia nei confronti delle strategie attivate per contrastare il terrorismo internazionale e interno. L'8,6% afferma di avere molta fiducia negli interventi per contrastare la criminalità organizzata, mentre il 7,5% e il 35,7% si dichiarano rispettivamente molto e abbastanza fiduciosi nella capacità del Governo di garantire unità e coesione al Paese . 9

Tabella 11 Grado di fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di? Anno 2004 Valori percentual

Fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di?

Grado di fiducia

Molta

Abbastanza

Poca

Per niente

Non sa/nonrisp.

Totale

Risanare i conti pubblici

4,8

38,9

18,9

32,7

4,6

100,0

Lottare contro il terrorismo internazionale

11,2

31,6

34,2

17,1

5,9

100,0

Lottare contro il terrorismo interno

11,1

31,5

37,6

14,3

5,5

100,0

Combattere la disoccupazione

5,5

41,1

24,7

25,2

3,5

100,0

Garantire unità e coesione al Paese

7,5

35,7

29,6

18,9

8,3

100,0

Tenere alta l'immagine dell'Italia nel contesto internazionale

15,9

24,7

37,3

15,5

6,5

100,0

Combattere l'inflazione

4,9

41,7

22,9

23,8

6,7

100,0

Contrastare la criminalità organizzata

8,6

33,7

37,3

15,9

4,5

100,0

Contrastare la microcriminalità

7,7

34,7

36,7

15,9

5,1

100,0

Realizzare una equa riforma delle pensioni

6,9

34,7

21,8

29,9

6,7

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.

Aggregando da una parte i giudizi esprimenti molta o abbastanza fiducia e, dall'altra, quelli esprimenti poca o nulla fiducia, è possibile osservare che il minor grado di fiducia al Governo è espresso dagli intervistati in relazione alla capacità di combattere la criminalità organizzata (i non fiduciosi sono il 53,1%). Il campione esprime maggiore ottimismo relativamente alla capacità del Governo di combattere la disoccupazione (46,7%) e l'inflazione (46,5%).

Tabella 12 Fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di.. Anno 2004 Valori percentuali 

Fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di?

Fiduciosi

Non fiduciosi

Risanare i conti pubblici

43,7

51,7

Lottare contro il terrorismo internazionale

42,8

51,3

Lottare contro il terrorismo interno

42,6

51,9

Combattere la disoccupazione

46,7

49,9

Garantire unità e coesione al Paese

43,3

48,5

Tenere alta l'immagine dell'Italia nel contesto internazionale

40,7

52,8

Combattere l'inflazione

46,5

46,7

Contrastare la criminalità organizzata

42,3

53,1

Contrastare la microcriminalità

42,3

52,5

Fonte: Eurispes-Korus.
Il fenomeno della disoccupazione preoccupa principalmente i cittadini residenti nelle aree dove il problema è maggiormente sentito: nel Meridione (dove si registrano i più alti tassi di 10 disoccupazione) oltre il 30% degli intervistati non nutre nessuna fiducia nelle capacità dell'esecutivo, contro il 25,2% nazionale. Al contrario, il livello di fiducia aumenta nel Settentrione: Nord-Est e Nord-Ovest registrano un'elevata percentuale di cittadini che dichiarano di avere molta fiducia nella capacità del Governo di combattere la disoccupazione, pari, rispettivamente, al 6,9% e 6,3%.

Tabella 13 Grado di fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di combattere la disoccupazione, per area geografica Anno 2004 Valori percentuali 

Grado di fiducia

Area

geografica

Nord-Ovest

Nord-Est

Centro

Sud

Isole

Totale

Molta

6,3

6,9

5,8

3,5

4,7

5,5

Abbastanza

44,2

40,2

41,0

41,3

37,9

41,1

Poca

25,6

26,9

23,7

22,3

24,3

24,7

Per niente

21,8

21,2

24,7

30,3

30,8

25,2

Non sa/non risponde

2,1

4,7

4,7

2,6

2,4

3,5

Totale

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

100,0

Fonte: Eurispes-Korus.
Lo scetticismo sul fatto che il Governo possa realizzare una equa riforma delle pensioni è diffuso in tutte le categorie socio-professionali: si va dal 73,7% dei dirigenti/quadri/imprenditori al 62,3% dei non occupati, dal 53,3% degli operai al 51,7% degli insegnanti e degli impiegati. Al contrario, sembrano nutrire una maggiore fiducia i pensionati e gli studenti: tra questi ultimi si registra la percentuale più elevata di 'fiduciosi' (48,9% contro il 44,3% di chi non ha fiducia). Dunque, coloro che dichiarano il proprio scontento per il modo in cui l'esecutivo sta modificando il sistema pensionistico rappresentano soprattutto la forza lavoro del nostro Paese (occupati e non occupati), mentre coloro che esprimono giudizi meno critici ancora non si sono inseriti nel mercato del lavoro (gli studenti) o sono già inseriti nel circuito previdenziale (i pensionati).

Tabella 14 Fiducia nelle capacità dell'attuale Governo di realizzare una equa riforma delle pensioni, per condizione socio-professionale Anno 2004 Valori percentuali 

Condizione socio-professionale

Fiduciosi

Non fiduciosi

Dirigenti, quadri e imprenditori

23,7

73,7

Liberi professionisti/commercianti/lavoratori autonomi

42,4

54,1

Insegnanti/impiegati

44,3

51,7

Operai

40,7

53,3

Studenti

48,9

44,3

Casalinghe

38,8

52,9

Pensionati

41,8

48,0

Non occupati

31,1

62,3

Altro

50,0

50,0

Totale

41,6

51,7

Fonte: Eurispes-Korus. 11

L'insoddisfazione e lo scetticismo dilagano tra i cittadini, per questo è sempre più difficile sollecitare un sistema che sembra arenato. Da più fronti i ritardi dell'economia italiana sono stati attribuiti alla perdita di competitività per il basso tasso di ricerca e innovazione presenti nel sistema produttivo, ad una pressione fiscale troppo elevata per imprese e famiglie, che penalizza consumi e investimenti, ad una Pubblica amministrazione inadeguata a sostenere un apparato produttivo che deve competere in una economia globalizzata. A gravare ulteriormente sull'economia del nostro Paese vi è una carenza infrastrutturale dovuta alla riduzione degli investimenti pubblici verificatasi a partire dal 1993 e fino al 2000, che incrementa i costi di produzione del sistema produttivo con conseguenze negative sui prezzi dei beni di consumo finali. LA SPESA FA I CONTI CON L'INFLAZIONE La sensazione di essere più poveri trova conferma nei dati sull'inflazione: la forbice tra stipendi e prezzi si è allargata, il potere d'acquisto si è ridotto e non si intravede una inversione di tendenza. Più volte si è accesa la polemica sulle cause della più elevata dinamica dell'inflazione interna rispetto agli altri paesi della Comunità Europea, e la tesi più diffusa attribuisce una particolare responsabilità al changeover e ai conseguenti arrotondamenti. Tuttavia, questa tesi potrebbe spiegare gli andamenti inflazionistici del 2002 e non quelli del 2003. In realtà, il problema è molto più complesso. Se, ad esempio, consideriamo i dati relativi alla crescita del reddito, possiamo notare che negli ultimi due anni e mezzo si è avuto un incremento non superiore allo 0,3%. Allo stesso tempo, l'occupazione è aumentata all'incirca dell'1% annuo, con un rapporto rispetto alla crescita del reddito di 3 a 1. In condizioni normali, all'aumento dell'occupazione si dovrebbe accompagnare un incremento dell'accumulazione di capitale che, al contrario, non si sta verificando. Ne scaturisce, da molto tempo, una riduzione della produttività media del sistema che comporta una contrazione del salario reale della popolazione (potere d'acquisto). Poichè i salari sono cresciuti in maniera moderata, per ragioni contrattuali, ne deriva che l'incremento dei prezzi non è stato compensato da un adeguato aumento dei redditi. Questo meccanismo è proprio di un sistema economico in declino, e comporta un processo di impoverimento reale. Altra causa dell'inflazione va ricercata nella crisi economica mondiale. Lo sviluppo di un paese dipende sempre più dagli scambi internazionali; se il sistema produttivo rallenta e i turisti diminuiscono si produce meno ricchezza, si diffonde pessimismo, calano i consumi e aumentano i prezzi. Il dato circa l'aumento del carovita è incontestabile: quasi la totalità degli intervistati, pari al 96,7%, ha avvertito un aumento dei prezzi nel corso del 2003. Inoltre, solo una contenuta percentuale di intervistati non ha avvertito variazioni (2,8%) ed appena lo 0,2% del campione afferma che i prezzi sono diminuiti. 12

Tabella 15 Nel corso del 2003 i prezzi sono: Anno 2004 Valori percentuali 

Risposte

2004

Aumentati

96,7

Rimasti invariati