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gennaio 21, 2004

Il clima politico-elettorale in Italia (dicembre 2003)


Il clima politico-elettorale in Italia (dicembre 2003)

 

Al di là della cronaca contingente, due sono gli elementi significativi che hanno demarcato il clima politico-elettorale dell’autunno appena trascorso: il primo è legato alla proposta della lista unitaria avanzata da Prodi; il secondo al generale incremento della sfiducia nella classe politica italiana in generale e in quella di governo in particolare, accompagnata da un’ormai stabile tendenza a ritenere perdente la coalizione di centro-destra, in una ipotetica competizione elettorale.

La tendenza di segno negativo che ha demarcato il recente rapporto tra cittadini e rappresentanti di governo è stata così evidente da preoccupare esplicitamente anche le stesse forze di maggioranza. Le dichiarazioni conflittuali dei suoi leader, le perplessità sulla capacità del capo del Governo di mantenere unita la coalizione, alcuni interventi legislativi di dubbia popolarità hanno costantemente eroso la fiducia degli italiani nei confronti dei suoi governanti.

Fig. 1. Giudizio sull’operato del Governo

 

 

Come risulta evidente dai dati presentati in fig.1, l’anno appena trascorso ha rappresentato per l’esecutivo guidato da Berlusconi un periodo particolarmente infelice: i giudizi positivi sull’operato del Governo, che già nel 2002 si erano visti superare da quelli negativi, sono scesi ormai stabilmente sotto la soglia del 45%, tra coloro che si pronunciano. E, quel che è forse peggio (v.tab.1), una parte significativa di queste critiche proviene proprio dagli elettori che nel 2001 avevano votato per la Casa delle Libertà (il 27% di loro esprime infatti un giudizio negativo) e perfino da quelli che la voterebbero oggi (il 22%).

Accanto al comprensibile plebiscito anti-governativo degli elettori di centro-sinistra e di Rifondazione (con quote intorno al 90%), deve destare infine ulteriore preoccupazione per il governo in carica l’atteggiamento dell’elettorato meno schierato politicamente, potenziale serbatoio di consensi futuri: l’area degli incerti e del non-voto registra un livello di apprezzamento molto basso (il 10% circa), contro una quota intorno ai due terzi che giudica negativamente l’operato del governo di centro-destra.

 

 

Tab. 1. Giudizio sull’operato del Governo per voto (2001) e orientamento di voto (2003) al maggioritario

Segnali importanti, che da anni (anche per i precedenti governi) dipingono uno scenario problematico nel rapporto tra gli elettori e i propri rappresentanti, come testimoniano i giudizi espressi in numerose ricerche approfondite sulla disaffezione nei confronti della politica.

Eppure, pur in presenza di valutazioni così negative, anche nei confronti della propria parte politica, gli elettori restano in maggioranza fedeli alle precedenti scelte di campo: è questo il fenomeno della cosiddetta “fedeltà leggera”, una fedeltà certamente più “blanda” rispetto alle appartenenze forti del passato ma che, ciononostante, provoca un costante effetto di impermeabilità tra i due elettorati di centro sinistra e di centro destra. Sia nel comportamento che negli orientamenti di voto.

Ci aspetteremmo cioè che, a fronte di livelli di soddisfazione così bassi, gli intervistati manifestino una disaffezione anche elettorale molto più marcata nei confronti della propria coalizione di riferimento. Ora, è pur vero che assistiamo negli ultimi mesi ad alcune dichiarazioni di possibile defezione; ma si tratta di quote sicuramente minoritarie, rispetto all’elevata percentuale di chi manifesta invece giudizi di fondo negativi sull’operato della propria parte politica.

Come si vede nella tab. 2, tra i principali partiti delle due aree politiche, la quota di coloro che dichiarano di voler passare alla parte avversa (i “traditori”) è certamente minoritaria: si va da un minino del 2% tra i partiti più di sinistra ad un massimo del 7% tra alcuni del centro-destra. (Gli elettori dell’UDC rappresentano forse, parzialmente, l’unica eccezione). E stiamo oltretutto analizzando soltanto dichiarazioni di voto potenziali, a metà legislatura, che potrebbero poi non tramutarsi in effettivi comportamenti di infedeltà nei confronti della propria coalizione.

 

 

Tab. 2. Analisi dei potenziali flussi di voto per i maggiori partiti

Ci troviamo quindi in presenza di una realtà che si modifica, se si modifica, molto lentamente: non basta essere coscienti che l’operato della propria parte politica sia largamente deficitario, per far maturare un’opzione defezionista nei suoi confronti. Non è sufficiente che il comportamento del Governo (o dell’opposizione) sia valutato negativamente, per cambiare orizzonte di riferimento. La fiducia nei confronti dei partiti della propria coalizione resta comunque; “leggera” e impalpabile come l’amore verso la propria squadra di calcio, che sopravvive ad ogni criterio di razionalità: se si “tiene” al centro-destra o al centro-sinistra, anche se delusi dalle loro politiche, si rimane nella medesima orbita di riferimento. Al limite non si va a votare, come è accaduto nelle più recenti elezioni amministrative in numerose situazioni. Le opzioni politiche passate sembrano restare in qualche modo inamovibili; chi ha scelto una delle due coalizioni difficilmente si muoverà dall’altra parte. Anche la fiducia nel proprio schieramento, seppur leggera, rimane solida e costante, come la fedeltà di voto.

Certo, considerando tutti gli elettori (e non soltanto quelli vicini alle due principali coalizioni), si possono scorgere segnali di mutamento. Come già per l’indicatore chiamato “winner” (la prefigurazione cioè del futuro vincitore da parte degli elettori), anche il dato complessivo sugli orientamenti di voto nel maggioritario e nel proporzionale (come somma dei partiti) vede un ribaltamento significativo rispetto alle elezioni del 2001.

 

 

Tab. 3. Analisi orientamento di voto maggioritario

Tab. 4. Analisi orientamento di voto proporzionale per “blocco”


Come appare evidente nelle tabelle 3 e 4, nell’ultimo periodo analizzato si incrementa il distacco tra le due coalizioni: la percentuale di elettori che dichiara di voler votare centro-sinistra supera ormai di oltre 10 punti (nel maggioritario) e di 5 punti (nel proporzionale) quella degli elettori di centro-destra. Ma anche in questo caso la vera differenza, il vero ago della bilancia risiede nelle mani di coloro che nel 2001 si erano astenuti o avevano votato una delle cosiddette terze forze in campo.

Spetta proprio a loro, probabilmente i cittadini meno interessati alla politica e più marginali, che nelle consultazioni nazionali valutano di volta in volta se recarsi alle urne o meno, decidere nel futuro le sorti elettorali del nostro paese.

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