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gennaio 21, 2004  La proposta Prodi e la lista unitaria
La
proposta Prodi e la lista unitaria
Abbiamo detto che il secondo fatto saliente dell’ultimo periodo è stata
la proposta del Presidente della Commissione Europea, formulata nei
primi giorni di luglio: essa non soltanto ha accompagnato il dibattito
politico degli ultimi mesi, ma ha rappresentato una sorta di punto di
svolta nelle relazioni tra i partiti interni all’area di
centro-sinistra.
A livello politico, l’idea di una lista unitaria è stata finora fatta
propria, da una parte, dal cosiddetto “triciclo” (Ds, Margherita e Sdi)
e dall’altra dal cosiddetto “trenino” (Di Pietro con Occhetto ed alcuni
esponenti dei girotondi). E già si è assistito, tra le varie forze
partitiche che fanno riferimento al centro-sinistra, ai prodromi di
piccoli scontri, per ora soltanto verbali, legati unicamente a
dichiarazioni di intenti. Che di fatto potrebbero riattivare la
litigiosità dei partiti del centro-sinistra, ultimamente un po’ sopita
dalla comune battaglia anti-berlusconiana.
Ma, come hanno mostrato ampiamente anche alcune indagini pubblicate su
quotidiani e periodici (in particolare quelle realizzate da Diamanti e
da chi scrive), la proposta di Prodi sembra trovare un terreno molto
fertile tra gli elettori di centro-sinistra, che già pensano, in misura
maggiore rispetto a quelli di centro-destra, in termini di coalizione e
non di partiti. E sembra inoltre poter fare da catalizzatore per quei
cittadini indecisi, o delusi, che aspettano segnali di proposte
politiche alternative a quelle attuali.
Come si può vedere nel dettaglio presentato in tab. 5, le preferenze
per la lista unitaria, rispetto all’abituale scelta partitica, sono
nettamente più elevate non solo all’interno dell’elettorato di
centro-sinistra (60 punti contro 16), ma almeno doppie anche tra gli
altri raggruppamenti.
Tab. 5. Preferenza di voto in caso di lista unitaria nel CS, per
voto (2001) e orientamento di voto (2003) al maggioritario
Perché dunque la proposta avanzata da Prodi è un segnale importante per
l’area di centro-sinistra e, forse, può arrivare a mettere in
discussione l’attuale sistema dei partiti in Italia? Fondamentalmente
per tre ragioni. Prima di tutto perché sembra rispondere ad un
desiderio crescente dei cittadini di semplificazione della vita
politica, dove i veti incrociati dei diversi partiti, sia nell’area di
governo che in quella di opposizione, paralizzano di fatto qualsiasi
ipotesi di rapida evoluzione e trasformazione sociale. In secondo luogo
perché questa lista non viene vissuta come fittizia, ma appare
congruente con un’idea “ulivista” sempre più radicata nell’elettorato
di centro-sinistra.
Infine, perché l’appeal di una lista unitaria non solo si estende agli
elettorati già di parte, ma sembra far presa, nella sua speranza di
rinnovamento, anche in quella fascia di elettori sempre meno
interessata alle attuali modalità della competizione elettorale, la cui
fiducia nella classe politica è in continuo calo, che non trova
identificazioni soddisfacenti o plausibili in nessuna proposta
politica.
Alcuni osservatori hanno evidenziato il rischio che liste di questo
tipo possano generare una sorta di “perdita di identità” delle diverse
anime che popolano le diverse coalizioni, identità che verrebbero
rappresentate unicamente dai singoli partiti, la cui sopravvivenza
appare pertanto indispensabile. E per questo motivo la nascita di liste
unitarie avrebbe come conseguenza l’ulteriore allontanamento dei
cittadini dal mondo politico. Ma perché non pensare, al contrario, ad
una possibile “crescita di identità” ancora in cerca di un referente
solido e credibile? Un processo, certo non di brevissimo periodo, dove
tante anime vicine possano infine trovare, se non una casa, almeno un
territorio comune di nuova appartenenza.

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