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di RENATO MANNHEIMER I
partiti del centrosinistra stanno faticosamente discutendo se, in che misura, e
tra chi presentare una lista unica per le prossime europee. Nel dibattito si
intrecciano argomentazioni politiche, pregiudiziali ideologiche e, come sempre,
un po’ di rivalità personali. Oltre che, naturalmente, considerazioni sui
possibili risultati elettorali. Che dipendono dagli effetti della campagna
elettorale e dalla scelta degli indecisi e non sono dunque oggi prevedibili dai
sondaggi sulle intenzioni di voto. I quali possono dirci però quali sono i
partiti che, secondo l’elettorato attuale del centrosinistra, debbono entrare
nella lista in questione. Le risposte sono assai indicative. La maggioranza
degli elettori del centrosinistra colloca in una ipotetica coalizione « ideale »
tutti ( o quasi) i partiti dell’area. C’è, com’era prevedibile, una maggiore
sottolineatura per i due maggiori, Ds e Margherita. Ma anche gli altri partiti
vengono per lo più ( con lievi differenze tra loro) inseriti nella coalizione «
ideale » . Ancora una volta, dalla base elettorale emerge una forte domanda di
unità delle diverse componenti del centrosinistra. Ma, come si sa, non sempre
si può avere tutto ciò che si vorrebbe. Dovendo rinunciare alla coalizione «
ideale » , quali partiti sono ritenuti dagli elettori attuali del centrosinistra
comunque essenziali nella alleanza che si prospetta? Di nuovo, la grande
maggioranza ritiene assolutamente necessarie le due forze maggiori, Ds e
Margherita. Nessun altra viene reputata « necessaria » dalla maggioranza
assoluta. Con un decrescendo di indicazioni dal 34% di Rifondazione comunista al
19% dell’Udeur. Naturalmente, gli elettori di ciascuna forza politica tendono
più di altri a inserire quest’ultima nella coalizione ideale e a ritenerla
comunque assolutamente « necessaria » . Questa sottolineatura avviene però in
misura diversa tra i vari elettorati. Si va dunque dalla quasi totalità dei
votanti per lo Sdi, che ritiene « essenziale » la partecipazione del loro
partito alla coalizione, alle assai più modeste percentuali rilevabili
nell’elettorato di Rifondazione comunista ( e, in misura minore, dei Comunisti
italiani) e dell’Udeur, vale a dire in quelle che possono forse essere
considerate le ali « estreme » della coalizione. E’ un fenomeno già noto da
analisi politologiche condotte in altri Paesi: gli elettori tendono a
privilegiare nella coalizione le forze centrali e percepiscono come meno
rilevanti — o dannose — quelle più periferiche. E’ un atteggiamento — il
senso di minore « essenzialità » delle estreme — che esiste anche tra gli
elettori di queste ultime, i quali auspicano in misura minore la partecipazione
alla coalizione e se ne sentono comunque meno partecipi. Ma anche negli
elettorati ove la « essenzialità » è meno percepita, la maggioranza assoluta (
66% nel Prc, 54% nell’Alleanza popolare- Udeur) auspica la partecipazione ad una
eventuale coalizione elettorale. Si tratta dunque di una prospettiva che
raccoglie non solo la netta maggioranza dell’elettorato del centrosinistra nel
suo complesso ma anche quella dei votanti per i singoli partiti, anche i più «
periferici » o « estremi » . La richiesta di unità è, forse, l’elemento che
accomuna maggiormente la variegata base delle forze di opposizione.
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