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di
RENATO MANNHEIMER L'anno appena iniziato vedrà un forte inasprimento della
contesa politica, sia tra le due coalizioni, di governo e di opposizione, sia
tra i diversi partiti che le compongono. Il 2004 prevede da subito passaggi
difficili e decisivi, quali la prossima verifica interna al governo e,
strettamente collegata ad essa, la discussione sulla legge Gasparri in materia
di frequenze televisive. Ancora, il nuovo anno vedrà lo svolgersi dell'evento
politico forse più atteso ed evocato negli ultimi mesi: le elezioni
europee. Che, a torto o a ragione ( spesso più a torto che a ragione,
considerando il carattere specifico della consultazione e, soprattutto, il
sistema elettorale che la caratterizza) costituiscono il momento in cui le
coalizioni e le singole forze politiche « misurano » il loro seguito
nell'elettorato. La prossima scadenza elettorale appare questa volta di
particolare interesse perché i due poli si presentano alla volata finale degli
ultimi mesi con un rapporto di forza grossomodo paritario. E' vero che da ormai
diversi mesi la coalizione di centrosinistra gode di un vantaggio sulla Casa
delle Libertà e che quest'ultima, sulla base dei risultati rilevati unanimemente
da tutti i sondaggi compiuti nell' ultimo periodo, ha perso la notevole
prevalenza di consensi acquisita nel 2001, in occasione delle elezioni
politiche. Ma la superiorità del centrosinistra appare ancora relativamente
esigua, specie al proporzionale e, almeno per ora, sostanzialmente fragile. Per
due ordini di motivi. Il primo riguarda l'andamento dei consensi espressi
dagli elettori. Dopo un trend di crescita notevole, specie a partire dalla
scorsa primavera, le intenzioni di voto per i partiti dell'opposizione hanno
visto nelle ultime settimane una sorta di rallentamento. Beninteso, il
centrosinistra rimane in vantaggio e quest'ultimo si è ulteriormente accresciuto
nel secondo semestre del 2003. Ma il centrodestra ha mostrato di recente
qualche segno di lieve « ripresina » . Soprattutto, ha influito, come sempre, la
litigiosità interna alle forze di opposizione, che allontana da queste ultime
molti voti potenziali. Ma può avere avuto un effetto anche il semestre di
presidenza italiana dell' Unione europea. Riguardo al quale, al momento
dell'ultima rilevazione ( 21 dicembre), i giudizi positivi superavano ( seppure
di pochissimo, appena sopra il margine di approssimazione statistico) quelli
negativi. Ed erano presenti in misura significativa ( 27 per cento) anche
all'interno dell'elettorato di centrosinistra. Tuttavia, occorre considerare che
la percentuale attuale di valutazioni positive è inferiore a quella, rilevata a
luglio, all' inizio del semestre, riguardo alle aspettative ( 51%). E che nel
complesso dell'elettorato, la maggioranza relativa ( oggi in misura ancora
maggiore dell'inizio del semestre e, in particolare, al solito tra i più
giovani) non sa esprimere una opinione in proposito. Ma il motivo principale
della fragilità del vantaggio del centrosinistra sta nella sua natura. Studi
analitici, condotti da Merulla e Scrocchia confrontando ciò che gli attuali
intervistati affermano di avere votato nel 2001, alle ultime politiche, mostrano
un fenomeno forse prevedibile, ma di grande importanza: l'esistenza di una
percentuale molto elevata ( mediamente attorno al 34 per cento) di elettori che,
pur dichiarando tranquillamente il voto passato, si confessano indecisi sulla
scelta attuale. Ancor più importante è il fatto che la presenza di costoro è
significativamente maggiore tra chi dichiara di avere votato centrodestra nel
2001. Di conseguenza, si può affermare che il vantaggio attuale del
centrosinistra è dovuto in parte a veri spostamenti di voto tra coalizioni, ma
dipende anche, per una porzione più che doppia, da mere defezioni di ex votanti
per il centrodestra, che non hanno mutato coalizione, ma si definiscono indecisi
e/ o disorientati e, di conseguenza, non sanno o non vogliono dichiarare la loro
scelta attuale. Dato che non esprimono un' opzione di voto, costoro non vengono
conteggiati oggi nelle stime sulle intenzioni elettorali. Ma è ragionevole
ipotizzare che domani, in occasione delle elezioni « vere » , almeno una parte
di essi finirà col votare. Che scelta adotteranno questi elettori? Eviteranno
di recarsi alle urne, come molti fanno, specie alle Europee? Voteranno per la
coalizione opposta a quella del 2001 per sottolineare un mutamento di opinione o
una sorta di delusione o, semplicemente — altro comportamento frequente alle
elezioni per il Parlamento di Strasburgo — per « dare un segnale » ? Finiranno
col riconfermare il voto passato? Il loro comportamento è oggi imprevedibile,
dato che nemmeno loro — i diretti interessati — sanno ciò che faranno. Ma la
loro decisione determinerà il risultato. Se vuole mantenere il vantaggio
acquisito, il centrosinistra dovrà dunque riuscire a conquistare pienamente la
fiducia dell'ampia porzione di delusi dalla Casa delle Libertà, che oggi
manifestano la loro indecisione. La loro scelta sarà influenzata dall'immagine e
dalla comunicazione del leader ( al riguardo sono di grande interesse gli studi
in corso sull' « effetto Prodi » ) , dalla campagna elettorale e, specialmente,
dal manifestarsi o meno della tanto attesa ripresa economica. Che costituisce,
come egli stesso ha più volte dichiarato, uno degli elementi principali su cui
il presidente del Consiglio basa l'aspettativa di recuperare il terreno perduto
quest'anno in termini di consensi elettorali. La contesa rimane, oggi più che
mai, aperta ad ogni risultato.
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