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gennaio 5, 2004

Centrosinistra in vantaggio ma la sfida è aperta


L’OSSERVATORIO / Molti sì alla politica dell’esecutivo durante la presidenza anche tra chi sceglie l’opposizione. Cresce il divario fra i poli, la litigiosità frena la minoranza

Gli italiani non bocciano il nostro semestre Ue

Centrosinistra in vantaggio ma la sfida è aperta. Guida dell’Unione, quasi un terzo promuove il governo

La maggioranza relativa ( 38%) non sa però esprimere una valutazione sull’operato di Berlusconi nei sei mesi di impegno europeo. Oltre la metà aveva attese positive


di  RENATO MANNHEIMER
L'anno appena iniziato vedrà un forte inasprimento della contesa politica, sia tra le due coalizioni, di governo e di opposizione, sia tra i diversi partiti che le compongono. Il 2004 prevede da subito passaggi difficili e decisivi, quali la prossima verifica interna al governo e, strettamente collegata ad essa, la discussione sulla legge Gasparri in materia di frequenze televisive. Ancora, il nuovo anno vedrà lo svolgersi dell'evento politico forse più atteso ed evocato negli ultimi mesi: le elezioni europee.
Che, a torto o a ragione ( spesso più a torto che a ragione, considerando il carattere specifico della consultazione e, soprattutto, il sistema elettorale che la caratterizza) costituiscono il momento in cui le coalizioni e le singole forze politiche « misurano » il loro seguito nell'elettorato.
La prossima scadenza elettorale appare questa volta di particolare interesse perché i due poli si presentano alla volata finale degli ultimi mesi con un rapporto di forza grossomodo paritario. E' vero che da ormai diversi mesi la coalizione di centrosinistra gode di un vantaggio sulla Casa delle Libertà e che quest'ultima, sulla base dei risultati rilevati unanimemente da tutti i sondaggi compiuti nell' ultimo periodo, ha perso la notevole prevalenza di consensi acquisita nel 2001, in occasione delle elezioni politiche. Ma la superiorità del centrosinistra appare ancora relativamente esigua, specie al proporzionale e, almeno per ora, sostanzialmente fragile. Per due ordini di motivi.
Il primo riguarda l'andamento dei consensi espressi dagli elettori.
Dopo un trend di crescita notevole, specie a partire dalla scorsa primavera, le intenzioni di voto per i partiti dell'opposizione hanno visto nelle ultime settimane una sorta di rallentamento. Beninteso, il centrosinistra rimane in vantaggio e quest'ultimo si è ulteriormente accresciuto nel  secondo semestre del 2003.
Ma il centrodestra ha mostrato di recente qualche segno di lieve « ripresina » . Soprattutto, ha influito, come sempre, la litigiosità interna alle forze di opposizione, che allontana da queste ultime molti voti potenziali. Ma può avere avuto un effetto anche il semestre di presidenza italiana dell' Unione europea. Riguardo al quale, al momento dell'ultima rilevazione ( 21 dicembre), i giudizi positivi superavano ( seppure di pochissimo, appena  sopra il margine di approssimazione statistico) quelli negativi. Ed erano presenti in misura significativa ( 27 per cento) anche all'interno dell'elettorato di centrosinistra. Tuttavia, occorre considerare che la percentuale attuale di valutazioni positive è inferiore a quella, rilevata a luglio, all' inizio del semestre, riguardo alle aspettative ( 51%). E che nel complesso dell'elettorato, la maggioranza relativa ( oggi in misura ancora maggiore dell'inizio del semestre e, in particolare, al solito tra i più giovani) non sa esprimere una opinione in proposito.
Ma il motivo  principale della fragilità del vantaggio del centrosinistra sta nella sua natura. Studi analitici, condotti da Merulla e Scrocchia confrontando ciò che gli attuali intervistati affermano di avere votato nel 2001, alle ultime politiche, mostrano un fenomeno forse prevedibile, ma di grande importanza: l'esistenza di una percentuale molto elevata ( mediamente attorno al 34 per cento) di elettori che, pur dichiarando tranquillamente il voto passato, si confessano indecisi sulla scelta attuale. Ancor più importante è il fatto che la presenza di costoro è significativamente maggiore tra chi dichiara di avere votato centrodestra nel 2001. Di conseguenza, si può affermare che il vantaggio attuale del centrosinistra è dovuto in parte a veri spostamenti di voto tra  coalizioni, ma dipende anche, per una porzione più che doppia, da mere defezioni di ex votanti per il centrodestra, che non hanno mutato coalizione, ma si definiscono indecisi e/ o disorientati e, di conseguenza, non sanno o non vogliono dichiarare la loro scelta attuale. Dato che non esprimono un' opzione di voto, costoro non vengono conteggiati oggi nelle stime sulle intenzioni elettorali. Ma è ragionevole ipotizzare che domani, in occasione delle elezioni « vere » , almeno una parte di essi finirà col votare.
Che scelta adotteranno questi elettori? Eviteranno di recarsi alle urne, come molti fanno, specie alle Europee? Voteranno per la coalizione opposta a quella del 2001 per sottolineare un mutamento di opinione o una sorta di delusione o, semplicemente — altro comportamento frequente alle elezioni per il Parlamento di Strasburgo — per « dare un segnale » ? Finiranno col riconfermare il voto passato? Il loro comportamento è oggi imprevedibile, dato che nemmeno loro — i diretti interessati — sanno ciò che faranno. Ma la loro decisione determinerà il risultato.
Se vuole mantenere il vantaggio acquisito, il centrosinistra dovrà dunque riuscire a conquistare pienamente la fiducia dell'ampia porzione di delusi dalla Casa delle Libertà, che oggi manifestano la loro indecisione. La loro scelta sarà influenzata dall'immagine e dalla comunicazione del leader ( al riguardo sono di grande interesse gli studi in corso sull' « effetto Prodi » ) , dalla campagna elettorale e, specialmente, dal manifestarsi o meno della tanto attesa ripresa economica. Che costituisce, come egli stesso ha più volte dichiarato, uno degli elementi principali su cui il presidente del Consiglio basa l'aspettativa di recuperare il terreno perduto quest'anno in termini di consensi elettorali.
La contesa rimane, oggi più che mai, aperta ad ogni risultato.



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