|
HOME
aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 marzo 2003









 ISTITUTI DI SONDAGGIO

 ISAE: Clima di fiducia dei consumatori
NEWS
|

dicembre 27, 2003  MA ALLORA CHE COSA E' RIMASTO DI TANGENTOPOLI
BILANCI/2 UN GRANDE SONDAGGIO 10 ANNI DOPO
MA ALLORA CHE COSA
E' RIMASTO DI
TANGENTOPOLI
Avevamo iniziato l'anno con un'inchiesta in più puntate
tra i protagonisti della stagione che sconvolse la Prima Repubblica. Ora lo
chiudiamo chiedendo agli italiani che cosa pensano, oggi, di Mani Pulite. Così
abbiamo scoperto che solo per un terzo di loro i pm furono «equi», che per un
altro 30% le indagini risparmiarono qualcuno (soprattutto il Pds), che 1 su
7 «non conosce le vicende»... E tante altre cose. Utili (e preoccupanti) anche
per i leader dei partiti di adesso.
di RENATO MANNHEIMIER e PAOLA MERULLA
su Corriere/sette del 18 dicembre 2003
Sono passati grosso modo dieci anni dall'inizio della vicenda
denominata «Tangentopoli». Una serie di eventi, giudiziari e noti, che, si è
-detto. ha letteralrnente sconvolto lo scenario politico del nostro Paese. Il
che è certamente vero. Dopo Tangentopoli si sono dissolti partiti «storici»
ed è mutata la composizione di gran parte della classe politica. Malgrado ciò
non è vera un'altra affermazione assai comune: che cioè 'Tangentopolí abbia
costituito il fenomeno che ha provocato quanto è accaduto in seguito, l'evento
a partire dal quale la «Prima repubblica» è andata in crisi. In realtà, Tangentopoli
ha funzionato da mero detonatore di una miscela esplosiva che sí andava formando
da molto tempo. Esso stesso costituisce dunque solo in parte una causa. rna
va letto soprattutto come l'effetto di una serie di fenomeni che l'hanno preceduto.
Tra i quali va ricordata soprattutto la crescente disaffezione dai partiti,
puntualmente segnalata e sottolineata dai sondaggi a partire dalla metà degli
anni Settanta (l'esito del referendum sul divorzio del 1974 è stato forse il
primo segnale evidente di questa tendenza) e nella gran parte dei casi trascurata
dai leader politici di allora. A sua volta, la disaffezione è stata favorita
anche dalla progressiva erosione delle cosiddette «subculture politiche» (principalmente
la cattolica e la socialcomunista) che negli anni Cinquanta e Sessanta caratterizzavano
la vita politica del nostro Paese e determinavano larga parte delle scelte di
voto.
Non c'è dubbio comunque che dal punto dì vista simbolico
e mediatico (nonché, è bene ricordarlo, da quello del destino personale di molte
persone) Tangentopolì ha rappresentato un evento cruciale per il sistema politico
italiano. Per questo, persino i più giovani - che allora erano poco più che
adolescenti -- ne ricordano relativamente bene l'esistenza, contrariamente a
quanto si può spesso rilevare in queste classi di età, anche per avvenimenti
politici assai più recenti. Anche se i giudizi espressi a riguardo da chi oggi
ha meno di trent'anni sono relativamente meno severi di quelli dati da chi è
meno giovane e ha di conseguenza vissuto più direttamente gli avvenimenti e,
specialmente, il clima di allora. Tra i più «anziani» prevale infatti in misura
più accentuata la considerazione che Tangentopoli costituisse un vero e proprio
insieme di atti di corruzione e non un semplice episodio di finanziamento illecito
dei partiti (considerato dalla popolazione meno grave). Ma più che l'età è,
anche in questo caso, l'orientamento politico a provocare le differenze di opinione
più significative: i giudizi divengono infatti relativamente più severi al passare
dall'elettorato di centrodestra a quello di centrosinistra.
E' questo - la scelta di voto attuale -- l'elemento
che differenzia anche la valutazione che viene data riguardo all'operato dei
giudici. Il campione è diviso quasi perfetta-mente in tre sottogruppi di uguale
numerosità: il 34% ritiene che i magistrati abbiano agito in modo equo, il 32%
in modo non equo e il restante 34% è indeciso o non vuole rispondere. Come si
è, detto, chi ha un'opinione è caratterizzato politicamente. Il che fa supporre
che, anche in questa circostanza, sia l'orientamento politico - e non la, peraltro
difficilissima, conoscenza puntuale dei fatti - a formare il giudizio degli
intervistati. In particolare, gli elettori del centrosinistra (e, in misura
ancora maggiore. chi possiede un titolo di studio più elevato) risultano nettamente
a favore dei giudici milanesi, mentre quelli del centrodestra dubitano in maggioranza
della loro imparzialità. E' per questo motivo che il partito maggiormente indicato
come favorito (o meno «indagato») dai giudici è il Pds. Il fatto è particolarmente
significativo poiché esprime questa opinione anche la maggioranza assoluta dei
possessori di laurea, malgrado, come si è visto, questi assumano generalmente
atteggiamenti favorevoli all'operato dei giudici.
Proprio i giudici - Di Pietro in testa - sono i personaggi
più spontaneamente ricordati in positivo dalla maggioranza della popolazione.
Con la solita spaccatura tra elettori del centrosinistra e quelli del centrodestra,
che «salvano» solo Di Pietro.
Ma se rispetto al comportamento della magistratura non c'è
ancora oggi unanimità di vedute, si rileva un pieno accordo riguardo agli esiti
dell'azione dei giudici: secondo gli italiani, di destra come di sinistra (con,
al solito, una lieve accentuazione tra questi ultimi e tra i laureati), Tangentopoli
ha colpito solo i pesci piccoli.
È forse anche per questo motivo che gli elementi di disagio
nell'opinione pubblica che, come si è detto, contribuirono non poco a suo tempo
allo «scoppio» di Tangento-poli, si ritrovano puntualmente ancora oggi. Come
dieci anni fa sta crescendo la disaffezione verso la politica e, specie da qualche
mese a questa parte, verso i partiti. E difficile prevedere quali saranno questa
volta le conseguenze.


|