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dicembre 27, 2003

MA ALLORA CHE COSA E' RIMASTO DI TANGENTOPOLI


BILANCI/2 UN GRANDE SONDAGGIO 10 ANNI DOPO

MA ALLORA CHE COSA

E' RIMASTO DI

TANGENTOPOLI

Avevamo iniziato l'anno con un'inchiesta in più puntate tra i protagonisti della stagione che sconvolse la Prima Repubblica. Ora lo chiudiamo chiedendo agli italiani che cosa pensano, oggi, di Mani Pulite. Così abbiamo scoperto che solo per un terzo di loro i pm furono «equi», che per un altro 30% le indagini risparmiarono qualcuno (soprattutto il Pds), che 1 su 7 «non conosce le vicende»... E tante altre cose. Utili (e preoccupanti) anche per i leader dei partiti di adesso.

di RENATO MANNHEIMIER e PAOLA MERULLA

su Corriere/sette del 18 dicembre 2003

Sono passati grosso modo dieci anni dall'inizio della vicenda denominata «Tangentopoli». Una serie di eventi, giudiziari e noti, che, si è -detto. ha letteralrnente sconvolto lo scenario politico del nostro Paese. Il che è certamente vero. Dopo Tangentopoli si sono dissolti partiti «storici» ed è mutata la composizione di gran parte della classe politica. Malgrado ciò non è vera un'altra affermazione assai comune: che cioè 'Tangentopolí abbia costituito il fenomeno che ha provocato quanto è accaduto in seguito, l'evento a partire dal quale la «Prima repubblica» è andata in crisi. In realtà, Tangentopoli ha funzionato da mero detonatore di una miscela esplosiva che sí andava formando da molto tempo. Esso stesso costituisce dunque solo in parte una causa. rna va letto soprattutto come l'effetto di una serie di fenomeni che l'hanno preceduto. Tra i quali va ricordata soprattutto la crescente disaffezione dai partiti, puntualmente segnalata e sottolineata dai sondaggi a partire dalla metà degli anni Settanta (l'esito del referendum sul divorzio del 1974 è stato forse il primo segnale evidente di questa tendenza) e nella gran parte dei casi trascurata dai leader politici di allora. A sua volta, la disaffezione è stata favorita anche dalla progressiva erosione delle cosiddette «subculture politiche» (principalmente la cattolica e la socialcomunista) che negli anni Cinquanta e Sessanta caratterizzavano la vita politica del nostro Paese e determinavano larga parte delle scelte di voto.

Non c'è dubbio comunque che dal punto dì vista simbolico e mediatico (nonché, è bene ricordarlo, da quello del destino personale di molte persone) Tangentopolì ha rappresentato un evento cruciale per il sistema politico italiano. Per questo, persino i più giovani - che allora erano poco più che adolescenti -- ne ricordano relativamente bene l'esistenza, contrariamente a quanto si può spesso rilevare in queste classi di età, anche per avvenimenti politici assai più recenti. Anche se i giudizi espressi a riguardo da chi oggi ha meno di trent'anni sono relativamente meno severi di quelli dati da chi è meno giovane e ha di conseguenza vissuto più direttamente gli avvenimenti e, specialmente, il clima di allora. Tra i più «anziani» prevale infatti in misura più accentuata la considerazione che Tangentopoli costituisse un vero e proprio insieme di atti di corruzione e non un semplice episodio di finanziamento illecito dei partiti (considerato dalla popolazione meno grave). Ma più che l'età è, anche in questo caso, l'orientamento politico a provocare le differenze di opinione più significative: i giudizi divengono infatti relativamente più severi al passare dall'elettorato di centrodestra a quello di centrosinistra.

E' questo - la scelta di voto attuale -- l'elemento che differenzia anche la valutazione che viene data riguardo all'operato dei giudici. Il campione è diviso quasi perfetta-mente in tre sottogruppi di uguale numerosità: il 34% ritiene che i magistrati abbiano agito in modo equo, il 32% in modo non equo e il restante 34% è indeciso o non vuole rispondere. Come si è, detto, chi ha un'opinione è caratterizzato politicamente. Il che fa supporre che, anche in questa circostanza, sia l'orientamento politico - e non la, peraltro difficilissima, conoscenza puntuale dei fatti - a formare il giudizio degli intervistati. In particolare, gli elettori del centrosinistra (e, in misura ancora maggiore. chi possiede un titolo di studio più elevato) risultano nettamente a favore dei giudici milanesi, mentre quelli del centrodestra dubitano in maggioranza della loro imparzialità. E' per questo motivo che il partito maggiormente indicato come favorito (o meno «indagato») dai giudici è il Pds. Il fatto è particolarmente significativo poiché esprime questa opinione anche la maggioranza assoluta dei possessori di laurea, malgrado, come si è visto, questi assumano generalmente atteggiamenti favorevoli all'operato dei giudici.

Proprio i giudici - Di Pietro in testa - sono i personaggi più spontaneamente ricordati in positivo dalla maggioranza della popolazione. Con la solita spaccatura tra elettori del centrosinistra e quelli del centrodestra, che «salvano» solo Di Pietro.

Ma se rispetto al comportamento della magistratura non c'è ancora oggi unanimità di vedute, si rileva un pieno accordo riguardo agli esiti dell'azione dei giudici: secondo gli italiani, di destra come di sinistra (con, al solito, una lieve accentuazione tra questi ultimi e tra i laureati), Tangentopoli ha colpito solo i pesci piccoli.

È forse anche per questo motivo che gli elementi di disagio nell'opinione pubblica che, come si è detto, contribuirono non poco a suo tempo allo «scoppio» di Tangento-poli, si ritrovano puntualmente ancora oggi. Come dieci anni fa sta crescendo la disaffezione verso la politica e, specie da qualche mese a questa parte, verso i partiti. E difficile prevedere quali saranno questa volta le conseguenze.



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