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dicembre 23, 2003  Televisione poco obiettiva per sei italiani su dieci
L’OSSERVATORIO
/ Scarso l’interesse dell’elettorato, solo un quarto dei cittadini ha seguito le
vicende del provvedimento sulla
tv
| Televisione
poco obiettiva per sei italiani su dieci
La
maggioranza dice no al passaggio di Retequattro sul satellite. Riforma della par
condicio, tanti contrari a togliere i divieti agli spot
-
- Grossomodo un italiano su quattro dichiara di avere seguito con qualche
attenzione la vicenda della legge Gasparri e, in particolare, il rinvio alle
Camere della stessa. Si tratta, al solito, di chi ha istruzione più elevata e
più interesse alla politica, indipendentemente dal voto. Nel resto della
popolazione, la maggioranza dichiara di avere seguito «solo in parte» la vicenda
e un altro 25% confessa di essersene disinteressato. Dunque, malgrado il suo
rilievo politico e l’eco fortissima che la discussione prima e il rinvio poi
hanno provocato, la vicenda della legge Gasparri (diversamente da altri episodi
recenti come, ad esempio, la fecondazione assistita) non ha coinvolto più di
tanto l’elettorato. Dipende anche dalla difficoltà dell’argomento, che
richiederebbe uno studio attento della disciplina attuale e delle nuove proposte
avanzate. La carenza di opinioni precise sulla legge non impedisce però alla
gente di esprimere un parere sui presupposti, vale a dire lo stato attuale della
televisione, e sulle conseguenze, ad esempio il passaggio sul satellite di
Retequattro. Il giudizio complessivo sulla televisione è molto critico. Quasi il
70% ritiene che «la qualità è scadente». Si tratta, beninteso, di una
valutazione generica, che non tiene sempre conto delle punte di eccellenza che
esistono nell’offerta televisiva del nostro Paese. L’analisi dell’opinione sulla
qualità della televisione richiede un’indagine più ampia e mirata, che usciva
dalle nostre finalità. Resta il fatto che, pur nella sua genericità, questo
giudizio esprime una customer satisfaction davvero modesta,
specie considerando che esso non è dissimile tra chi vede poco la televisione e
chi dichiara invece di passare molte ore davanti al piccolo schermo.
Ma il
vero nodo del dibattito sulla Gasparri è costituito dalla questione
dell’informazione e del controllo delle reti. Anche in questo caso i giudizi
sono critici: quasi sei italiani su dieci ritengono che la televisione sia poco
obiettiva e solo il 35% pensa che essa dia voce a tutte le opinioni in egual
misura. È significativo che si tratti di convinzioni presenti, forse per motivi
diversi, tra tutti gli elettori, con solo una accentuazione tra chi preferisce
il centrosinistra. Più marcata è la contrapposizione di opinioni riguardo alla
differenziazione dell’offerta informativa e, in misura ancora maggiore, al
pluralismo del controllo delle reti. La maggioranza degli elettori di
centrodestra si dichiara soddisfatta della situazione attuale, mentre quelli di
centrosinistra sono del parere opposto. Ma all’interno di entrambi gli
elettorati si registrano ampi margini di dissenso alle opinioni prevalenti:
tanto che grossomodo il 40% dei votanti per il centrodestra ritiene che il
pluralismo nel controllo delle reti sia insufficiente. E il 20-30% degli
elettori del centrosinistra è invece soddisfatto della situazione attuale. Ciò
che mostra, nel complesso, quanto la questione sia intricata e possa dar luogo a
posizioni e valutazioni contraddittorie. Assai più netta è invece la
distribuzione delle opinioni riguardo al passaggio sul satellite di Retequattro.
La maggioranza assoluta lo ritiene quantomeno «spiacevole» e un italiano su
cinque lo giudica addirittura «gravissimo». Con effetti percepiti per la propria
vita personale, tanto che il danno è ritenuto più «per sé» che per «la
televisione italiana in generale». Il disagio è maggiore nel pubblico
tradizionale della rete: i più anziani, i giovanissimi, le persone con titolo di
studio meno elevato. Con una accentuazione tra chi è orientato al centrodestra,
ma con una presenza significativa anche tra gli elettori del centrosinistra: tra
costoro più di uno su dieci definisce «gravissima» per sé l’eventuale assenza di
Retequattro e più di un terzo la reputa «spiacevole». Emilio Fede, insomma, è
gradito, almeno in una certa misura, «trasversalmente». Altrettanto diffuso
e «trasversale» è, d’altra parte, il dissenso sull’ultima proposta, in ordine di
tempo, riguardo alla televisione: permettere, abolendo la par condicio, la
diffusione di spot elettorali a pagamento in misura più ampia e fino all’ultimo
giorno. Il 70% (80% nel centrosinistra, 60% nel centrodestra) degli italiani è
in disaccordo. Da questo punto di vista, dunque, la «par condicio» sembra
piacere agli elettori.


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