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 ISTITUTI DI SONDAGGIO

 ISAE: Clima di fiducia dei consumatori
NEWS
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dicembre 20, 2003 Premier in caduta libera
In Europa e in Italia la magia dei Grande Comunicatore sembra svanita.
Gli voltano le spalle pure i sondaggi. E dal Colle gli cade addosso l'ultima
tegola: la Gasparri
di Edmondo Berselli
L'Espresso 31-12-2003
Regnava sull*ltalia la legge dell'ímmagine, strategia rivoluzionaria
per la politica domestica. Ho vinto tutto, sono l'unico che può fare ripartire
questa vecchia e stanca Italia, sono liberista, centrista, degasperiano, americano,
rifondatore dell'Europa. Trasformare la politica estera in una soap opera, i
rapporti fra le cancellerie in pacche sulle spalle, corna sulla testa, prese
a braccetto e boutade cameratesche, Non si può negare a Silvio Berlusconi la
dote di avere capito i meccanismi della società contemporanea. Comunicare, comunicare,
comunicare. Ripetere all'infinito che la battuta del kapò rivolta all'eurodeputato
Shultz provocò un'ilarità generale fra i «turisti della democrazia» del Parlamento
europeo. Sono storie, distorsioni della realtà, rifrazioni speciose? Non importa.
Ripetete, ripetete, qualcosa resterà.
Ma la realtà ha la cocciuta tendenza a rifarsi viva, al di
là dei cactus della villa in Sardegna, oltre il riflesso del kolossal fintomarmoreo
di Pratica di Mare, dopo una conversazione «alla seconda bottiglia di champagne»
dove si dicono cosucce da bar su Mussolini e il fascismo come dittatura benevola.
Tanto pìù che il presidente del Consiglio non solo pretende che il pubblico
creda alla sua verità. Ci crede anche lui, artefice e vittima delle proprie
invenzioni. « Sono alto come Tony Blair», e soprattutto "eppure son simpatico":
va da sé che l'innata cordialità, il tratto compagnone, la bonomia meneghina
consentono exploit altamente istituzíonalí, come il goliardico «parliamo di
calcio e donne» che all'ultimo vertice apre la cena con Schròder e lascia allibito
il reparto donne dell'Unione europea: aggravato subito dopo dal «Gerhard, tu
che hai una certa esperienza, dacci qualche consiglio».
Vabbè che con le donne va così così, se Veronica Lario confessa
a Maria Latella che lei è una casalinga e legge i giornali (anzi, è titolare
di una quota del "Foglio" di Giuliano Ferrara), contrariamente all'opinione
del marito secondo cui le massaie non consumano un prodotto obsoleto come i
quotidiani. Quanto al calcio, c'è una folla televisiva di reduci dalla delusione
di Yokohama, dove il NEW è stato sconfitto dagli argentini del Roca Junior dopo
una serie di rigori tirata catastroficamente dai rossoneri (cori il giocatore
intrinsecamente più berlusconiano del Milan che con una pedata disastrosa solleva
dal dischetto una zolla di due chili, come un dilettante di sinistra). Sciocchezze,
se non fosse che i vincitori devono sempre vincere. Ma vincere non è cosi facile
sulle faccende serie, sulla Costituzione europea ad esempio, dove i duri giocano
duro veramente. Serve a poco annunciare di avere in tasca la «formula segreta»
capace di mettere d'accordo tutti sul sistema di voto, quando alle spalle c'è
il ricordo della grave defezione innescata con la lettera degli otto paesi al
"New York Times" che si schierava con l'unilateralismo di George W
Bush, contro l'Europa "carolingia" e pacifista di Chirac e Schroder.
Oppure la censura europea sulle dichiarazioni iper-putíniane a proposito delle
"leggende" in Cecenia. Succede poi che ci si ritrova a dover ballare
fra la posizione francese e tedesca, alleati sul sistema di voto, e la dura
opposizione di spagnoli e polacchi, alleati di ieri sulla guerra in Iraq, con
l'amico Aznar che si guarda bene dal cedere alcunché in nome dell'amicizia e
dei regali di nozze.
Il Cavaliere raccoglie quanto ha seminato, è il commento
che si registra nei pressi della Commissione europea. Dopo il vento, la tempesta.
Il grande federatore, l'uomo che era partito per Bruxelles annunciando di avere
in tasca la «formula segreta» per un accordo «alto e nobile,», ha dovuto tagliare
il vertice riconoscendo l'impossibilità di trattative ulteriori. Romano Prodi
era stato freddissimo sulla capacità berlusconiana di produrre miracoli in sede
europea. Le consultazioni telefoniche con Carlo Azeglio Ciampi erano state tese,
e si capisce: un europeista classico come il capo dello Stato, l'artefice del
risanamento maastrichtiano e dell'ingresso nell'euro, di fronte a un realista
scettico come Berlusconi, patron di quel Giulio Tremonti che aveva collaborato
attivamente per incrinare il Patto di stabilità.
Nessuno è autorizzato a individuare una connessione tra il
fallimento del semestre e della conferenza intergovernativa («Un trionfo>,
per il capo del governo) e il fulmine arrivato dal Quirinale sulla legge Gasparri.
Resta il fatto che la combinazione dei due eventi in stretta successione è risultata
distruttiva. Erano settimane che l'area berlusconiana stava plasmando un clima
favorevole alla legge sul sistema televisivo, alternando dichiarazioni di massimo
rispetto formale per l'autonomia del Colle e una pressione avvertibile, esemplificata
da un editoriale sul "Foglio" di Giuliano Ferrara, secondo cui il
rinvio alle Camere avrebbe comportato una qualificazione di Ciampi come giocatore
politico, non più come arbìtro.
Ora, il documento con cui Ciampi ha motivato il rinvio appare
ineccepibile e severamente circostanziato: noti si può risolvere il dilemma
di oggi con le opportunità di domani, il monopolio attuale con il futuribile
del digitale, il controllo effettuale di Rai e Mediaset con l'annacquamento
della televisione nel fantomatico Sic.
Anche se Berluscorú, sempre per la legge dell'immagine, ricorre
al latinorum e dice che «non c'è vulnus,» per il governo, e poi si incattivisce
dicendo che non leggerà le motivazioni dei «tecnici del Quirinale», tutto si
accartoccia su se stesso. Ripresentare la legge così com'è equivarrebbe ad attaccare
frontalmente il Quirinale, rischiare una violenta dele&fimazione del presidente
della Repubblica, e ciò non sembra raccogliere la disponibilità di An e dell'Udc.
Conseguentemente, il conflitto d'interessi ragàiunge un livello parossistico
nel momento in cui il salvataggio di Retequattro con un decreto ad hoc sarà
affidato per decenza alla firma di Gianfranco Fini, e non del premier-padrone.
Ma l'uragano che sta investendo Beriusconi non riguarda soltanto
le relazioni internazionali e il rapporto con un establishment economico che
guarda con sempre maggiore delusione l'attività del governo. Si sa che la riforma
delle pensioni è un provvedimento a sua volta d'immagine, una legge hard rinviata
nelle nebbie soft del 2008; che Luca Cordero di Montezemolo, nelle, vesti di
presidente della Fieg, avrà accolto con sollievo il rinvio della Gasparri, legge
che gli editori di giornali avevano sempre osteggiato. Ed è vero an che che
il governo non si era guadagnato attestati di fiducia dopo che un pezzo di Finanziaria
era stato folgorato dagli uffici della Camera causa uno sforamento "invisibile"
di 3,2 milioni di curo. Eppure il ciclone anti-Berlusconi non sarebbe così preoccupante
per l'interessato se non ci fossero condizioni esplicitamente politiche a lui
sfavorevoli. Detto in modo brutale: se non si fosse aperta da un paio di mesi
la corsa alla successione.
Spiegare perché si sia cominciato a parlare del post-Berlusconi
non è di immediata evidenza. C'è sicuramente una parte dell'élite economica
che sta rovesciando il pollice nei suoi confronti. Ma soprattutto siamo davanti
a un panorama politico in cui i possibili successori, gli autocandidati al post,
hanno tutti cominciato a stringere i pedali per la volata alla successione.
Gli ingredienti della ricetta post-berlusconiana sono quasi
tutti sul tappeto. verifica, rimpasto, questione-Lega, resa dei conti con Tremonti.
Aggiungere i guai giudiziari di Cesare Previti, ma cherati da un'altra operazione
d'immagine che ha trasformato una condanna in una sostanziale assoluzione. Prevedere
altre forti turbolenze nel caso che la Corte costituzionale rigetti il lodo
Schifani restituendo il premier alla condizione di imputato. Agitare il cocktail
con il riesplodere, dopo mesi di silenzio, dei vociferii sulla salute del signore
di Arcore, questa volta trapelati anche sulla prima pagina di un quotidiano
sensibile al gossip politico come "Il Riformista". Non basta? E
allora mettiamoci anche i sondaggi sfavorevoli, non escluso il virtuale
sorpasso inerziale del centro-sinistra. Tutte condizioni che si accendono di
colori rame e ruggine, come in un autentico autunno del patriarca, non appena
si pensi al tempismo con cui Gianfranco Fini, secondo l'interpretazione offerta
da Eugenio Scalfari, ha trasformato il suo partito in un potenziale sostituto
popolar-conservatore di Forza Italia; e alla sapienza politica attendista, abituata
ai tempi lunghi, ma chirurgicamente puntuale nei tempi brevi e brevissimi, con
la quale Pier Ferdinando Casini e Marco Follini amministrano il loro piccolo
patrimonio neo-democristiano, pronti a traghettarlo nella Repubblica del dopo-Berluqconi.
In altri tempi, ci sì poteva aspettare un colpo di
genio del grande improvvisatore, del grande manipolatore, di quel talento comunicatívo
chiamato Silvio Berlusconi. Un appello diretto al popolo, la ricerca del plebiscito.
Ma fra il popolo e il leader mediatico, come fra realtà e immagine, sembrano
essersi schierati troppi fattori e troppi soggetti di interposizione. E senza
la possibilità di mobilitare il popolo, Berlusconi non è più il capo populista.:
sempre di più l'immagine di un uomo solo.
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Dodici
mesi di gaffe, errori e sconfitte
21
gennaio La
Cassazione dice no al trasferimento dei processi Imi-Sir e lodo
Mondadori che vedono imputati Berlusconi e Previti, In un messaggio
tv registrato a Arcore, il premier parla di persecuzione politica».
15
febbraio Un
milione di persone sfilano a Roma contro l'intervento militare in
Iraq.
21
febbraio II
giudice del lavoro di Roma ordina il reintegro di Michele Santoro
in Rai.
26
febbraio Dopo
infinite polemiche nella maggioranza, si dimette il presidente della
Rei Baldassarre. Le trattative dureranno fino al 13 marzo quando,
dopo il no di Paolo Mieli, sì insedia il nuovo cda guidato da Lucia
Annunziata.
14
marzo Alla
Camera la maggioranza si spacca sull' indultino: Forza Italia e
centristi votano sì insieme all'opposizione, contrari An e Lega.
26
marzo La Corte
dei conti boccia come «irrealistiche» le stime del governo sulla
crescita economica.
30
aprile Al processo
Imi-Sir Lodo Mondadori, Previti viene condannato a 11 anni per corruzione
in atti giudiziari. Berlusconi parla di «sentenza politica».
5
maggio Deposizione
spontanea di Berlusconi al processo Sme.Il premier spara a
zero contro i magistrati, Prodi e De Benedetti. Contestato all'uscita,
perde le staffe e chiede alle forze dell'ordine di identificare
chi lo critica.
9
giugno AI voto
amministrativo il Polo esce sconfitto. Tra primo e secondo turno
il centrosinistra conquista 7 province contro 5 del centrodestra
e 6 comuni capoluogo contro 4. Il Polo perde anche la regione Friuli.
2
luglio Nel discorso
all'Europarlamento che inaugura la presidenza italiana, Berlusconi
dà del «nazista» al tedesco Shultz. t l'inizio di una bagarre internazionale,
che indurrà il premier a chiedere scusa al popolo tedesco.
25
luglio Castelli
blocca le rogatorie dell'inchiesta Mediaset. I centristi per protesta
minacciano la crisi. Beriusconi ironizza sugli alleati: «Non fanno
mai sul serío». E qualche giorno dopo aggiunge: «I ragazzi si sfogano
mentre io lavoro».
30
luglio Dossier
dell'"Economist" su Berlusconi. Cinque domande su altrettanti
temi caldi. Gli avvocati del premier presentano querela.
1
agosto Ciampi
sconfessa Berlusconi sulla Gasparri. Il premier aveva negato perplessità
del Viminale, il capo dello Stato diffonde un comunicato di smentita:
«Non ne abbiamo mai parlato».
22
agosto Berlusconi
diserta il concerto all'Arena di Verona dove sono presenti Prodii
e Schroder.
24
agosto Casini
apre il meeting di CI a Rimini e richiama il premier: «Non parli
solo di giustizia».
30
agosto Infuria
il caso Telekom Serbia. Fassino accusa: «Il burattinaio è a Palazzo
Chigi». Il giorno dopo Berlusconi annuncia una querela.
4
settembre In
un'intervista all'inglese "Spectator", Berlusconi parla
di giudici «mentalmente disturbati». Critiche anche dell'interno
della maggioranza, mentre Ciampi diffonde un comunicato per esprimere
piena fiducia» nella magistratura.
1
settembre Esce
la seconda parte dell'intervista a "Spectator" Stavolta
Berlusconi assolve Mussolini, dittatore «benigno», che mandava gli
oppositori «in vacanza al confino».
20
settembre Vertice
tra Francia, Gran Bretagna e Germania sull'Iraq. Invitato anche
lo spagnolo Aznar, ma non Berlusconi.
24
settembre Berlusconi
parla a Wall Street. Invita a investire in Italia perchè non ci
sono più comunisti e magnifica le "bellissime segretarie"
italiane.
29
settembre E'
scontro sulle pensioni. Berlusconi si giustifica in un messaggio
TV a reti unificate: "Riforma giusta e necessaria"
1
ottobre Governo
battuto alla Camera sulla legge Gasparri. In azione 35 franchi tiratori.
5
ottobre Sondaggio-choc
a "Domenica In". Invitati a spiegare a cosa vorrebbero
dire "basta", gli italiani mettono al primo posto "i
politici che dicono e non fanno"
10
ottobre Tensione
alta nella maggioranza, con continui scambi di accuse tra Lega da
una parte, An e centristi dall'altra. Berlusconidà un ultimatum:
" L'alleanza non si cambia o si va alle elezioni anticipate".
6
novembre Berlusconi
difende l' "amico" Putin e la politica russa in Cecenia.
Dichiarazioni che gli varranno la sconfessione di Prodi e la deplorazione
del parlamento europeo
14
novembre Di
fronte alla Confindustria europea, Berlusconi attacca la Ue, "un
Gulliver pieno di lacci"
22
novembre Oltre
un milione di persone in piazza a Roma contro la riforma delle pensioni.
10
dicembre Il
premier difende la legge Gasparri e proclama la fine dei giornali:
"sono obsoleti"
12
dicembre Casini
fa le pulci alla Finanziaria e dichiara inamissibili alcuni emendamenti
perchè privi di copertura.
13
dicembre A conclusione
della presidenza italiana, fallisce il vertice europeo. Nulla di
fatto per la Costituzione.
15
dicembre Ciampi
rinvia alle Camere la legge Gasparri.
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