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dicembre 20, 2003

Legge Gasparri - rinvio di Ciampi convince gli italiani


Il Messaggero Venerdì 19 Dicembre 2003 i
 

 

Ricerca Abacus per il Messaggero. La maggioranza dice no alle concentrazioni, ma le casalinghe vogliono salvare Rete4

 

Sì al digitale, ma timori sul pluralismo

 

 

 

Sondaggio sulla legge Gasparri: il rinvio di Ciampi convince gli italiani

 

 

 

di MARCO MOLENDINI


ROMA - Sono tre su quattro gli italiani che hanno sentito parlare della legge Gasparri (ma molti meno ne conoscono il contenuto) e, in maggioranza, sembrano approvare la decisione del Presidente della Repubblica di rinviare alle Camere la legge di riassetto del sistema televisivo. Il 20 per cento, contro il 19, non è ”per nulla d’accordo” sulla norma che consente a Retequattro di continuare a trasmettere in chiaro e di non andare sul satellite (e il 7 è ”poco d’accordo”). Il 17, contro il 16, vuole che Raitre rinunci alla pubblicità. Più sensibili le differenze per le domande che riguardano il Sic, cioè la torta su cui si fissa il tetto antitrust. Così, il 22 per cento (contro il 4, ma il 61 non conosce l’argomento) non vuole che venga consentito alle televisioni di trasmettere più pubblicità rispetto a oggi. E il 23 (contro l’8) non è d’accordo che un unico proprietario possieda sia giornali che televisioni. Il digitale, invece, viene accolto con favore dal 24 per cento (contro il 13) perchè comporterà un aumento dei canali (e c’è un 8 per cento che è ”abbastanza d’accordo”).
Nel complesso, il 21 per cento (contro il 18) è convinto che la legge non aumenterà il pluralismo dell’informazione, ma il 27 (contro il 21) non ritiene che la Gasparri avvantaggerà solo le televisioni di Berlusconi, e c’è una maggioranza convinta che la legge provocherà gravi difficoltà ai giornali, togliendo pubblicità (21 contro il 18 per cento). In ogni caso, entrando nel dettaglio, è la metà di quei tre italiani su quattro che si dicono a conoscenza della legge a prendere posizione nelle risposte (gli altri si trincerano dietro il ”non so”, soprattutto perché non conoscono la legge) e solo uno su quattro finisce per schierarsi apertamente. «La conoscenza della legge, però - dice Nando Pagnoncelli, il direttore dell’Abacus che ha curato il sondaggio, basato su un campione di mille interviste, per Il Messaggero - è decisamente sorprendente, superiore alle aspettative».
Nel risultato, per obiettività, c’è comunque un aspetto di cui tenere conto: è l’elettorato di centro sinistra che si dimostra più informato (86 per cento contro il 74), e il dato rispecchia la norma. Insomma, quel 73 per cento che è stato in grado di rispondere alle domande del questionario non rispecchia la distribuzione dei partiti politici in Italia. Ancora, nota Pagnoncelli, le risposte ai quesiti mostrano una decisa fedeltà allo schieramento di appartenenza: è favorevole alla legge chi ha votato per il centrodestra, contrario chi ha votato per l’opposizione. Un dato di peso, però, viene dal prestigio del presidente della Repubblica, che nei sondaggi viene stimato altissimo. Insomma, il consenso nei confronti della sua decisione di non firmare la Gasparri (il 62 per cento di italiani ne è a conoscenza) nasce anche dal suo prestigio presso l’opinione pubblica.
Più in dettaglio, a dire di conoscere la legge sono più gli uomini che le donne (80,4 contro 65,4 per cento). Le percentuali sono abbastanza vicine dai 18 ai 60 anni, oltre scendono decisamente. Pesano, ovviamente, il livello d’istruzione e la residenza in grandi città piuttosto che in piccoli centri. Al Nord ne sanno più che al Sud. La categoria meno a conoscenza della legge è quella delle casalinghe, le massaie di Berlusconi (il 53 per cento). E di quelle casalinghe che rispondono di sapere della legge, la maggioranza è contraria all’idea che Retequattro possa finire sul satellite, a favore della pubblicità su Raitre, ma ha un atteggiamento negativo rispetto all’aumento delle dosi di pubblicità rispetto ad oggi.
Evidente la divisione per appartenenza politica se le risposte vengono scorporate in base al voto (viene preso come riferimento il maggioritario). Nell’Ulivo il 35,8 per cento è contrario alla norma della legge che consente a Retequattro di continuare a trasmettere in chiaro (ma anche nella Casa delle libertà c’è un 10,5 per cento di questa opinione, il 34,4 invece è contrario). Quanto all’aumento della pubblicità in tv, nel centrosinistra è contrario il 32,5 (completamente a favore solo il 2,1), nel Polo il 16 (a favore il 7,9). Mentre, per Raitre, il 25,9 dell’opposizione non è ”per nulla d’accordo” con la norma della legge che le consente di continuare a trasmettere con la pubblicità (ma il 17,2 è favorevole). Nella maggioranza è il 20,4 che vuole Raitre con la pubblicità e il 14,9 senza.
Più nette ancora le differenze se si affrontano questioni più politiche. Il 42,2 per cento degli intervistati che votano Ulivo ritiene che la Gasparri non aumenterà il pluralismo, il 33,1 della Cdl è convinto del contrario. Più o meno le stesse sono le percentuali che riguardano l’ipotesi a trarre vantaggio dalla legge possano essere solo le tv di Berlusconi.
Ultimo capitolo: che succederà? La risposta maggioritaria prevede una Gasparri votata al Parlamento con poche modifiche non sostanziali (il 45 per cento, con prevalenza di questa opinione fra le fila del centrosinistra: il 40,3 per cento e il 29,4 nel centrodestra). Ma non è molto distanziata l’ipotesi contraria, cioè quella di modifiche sostanziali: 39 per cento (anche in questo caso prevalgono le opinioni degli interpellati di centrosinistra: 31,7). Decisamente poco accreditata l’idea del ritiro della Gasparri: 10 per cento (e stavolta, a crederci, sono più nel Polo, l’8,2, che nell’Ulivo, 4,5).



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