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dicembre 10, 2003
 Nel Lazio un elettore di An su 4 è con Storace
Il Giornale, 6.12.2003
Ricerca Korus: il 24% disposto a votare un partito del governatore
Il leader della Destra sociale vince anche contro D'Alema e Rutelli
LUCA TELESE
da Roma
«Sto aspettando una notizia che, se arriva in serata, eh
be', poi capiranno cosa vuol dire ballare...». Era di nuovo sibillino Francesco
Storace, ieri, mentre anche spiravano venti di polemica dentro ad Alleanza nazionale.
Sorpresa, quale sorpresa? Uno scherzo? Una minaccia? Per un intero pomeriggio
gli interrogativi si sono affollati nelle redazioni, così come i dubbi su questa
strategia mediatica. Ma la sorpresa attesa dal governatore del Lazio, che Il
Giornale pubblica in anteprima e nel dettaglio, c'è davvero, ed è il prodotto
di un sondaggio che è stato perfezionato in questi ultimissime ore, e che -
se corrispondesse al vero - spiegherebbe finalmente tutte le ultime mosse di
Storace. Il plico che è sulla scrivania di «comunicator», infatti, è la sintesi
dell'ultima ricerca di un istituto demoscopico, il Korus, che da tempo ha costruito
un campione statistico degli elettori del Lazio (e lo monitora con regolarità).
Bene, tra quelli che si esprimono (anche grazie all'incredibile sovresposizione
mediatica di questi giorni), coloro che si dicono disposti a votare la lista
di Storace sono una cifra clamorosa: il 24% (il 35,6 sceglierebbero comunque
il loro partito, il 40,3, come di consueto a questa distanza dal voto, non indica
preferenza).
Ma ciò che colpisce di più è il risultato dell'incrocio con
le altre risposte. Perché lo stesso istituto certifica una prevalenza dell'Ulivo
rispetto alla Casa delle libertà (31,1% rispetto al 30,6). E spiega che in questo
contesto, a diventare decisivi, sono un pugno di elettori di confine, delusi
dal centrodestra, ma attratti - invece - dal progetto del governatore. Alla
domanda sull'identità di chi dichiara la sua simpatia per lui, infatti, risulta
che il 15,8% degli elettori che si dicono pronti a sostenere una lista Storace,
vengono dall'elettorato dell'Ulivo. Un altro 12,7 per cento addirittura dall'area
del non voto. Ed è infine la terza domanda a dirci due cose: la prima di nuovo
sugli elettori, la seconda sullo stesso Storace. Alla richiesta se il governatore
segua le indicazioni di An, il 35,2% dicono che lo fa abbastanza, il 5% molto,
il 26,9 poco o nulla. In pratica: Storace riesce (per ora) a tenersi su di un
equilibrio delicatissimo e ambivalente. Soddisfa quella metà di elettori che
appartengono alla Casa delle libertà e al suo partito (la scelta di non strappare
subito come la Mussolini), ma riesce anche a differenziarsi. Ed ecco che molte
delle ultime mosse diventano chiare: i girotondi di destra hanno (per ora) catalizzato
il malcontento, ma per nulla al mondo Sotrace intende appiattirsi sulla disciplina
di partito, soprattutto quando scopre che persino una costola di elettorato
di sinistra sembra gradire la sua battaglia identitaria, o comunque non ritenerla
un ostacolo. Ultimo dato: la ricerca del Korus si era già conclusa prima dell'Hilton.
Ed è per questo che l'entourage di Storace ha salutato con entusiasmo la sorpresa.
Ancora più interessante un'altra ricerca (questa della Cirm) sui duelli con
i possibili concorrenti: Con Massimo D'Alema, Storace vincerebbe 54 a 46 (il
presidente dei Ds gioca fuori casa), con Giovanna Melandri 55 a 45, con Francesco
Rutelli 52 a 48. Una sfida (soprattutto quest'ultima) combattutissima. Così
la battaglia di Storace si divide su due fronti: da un lato la sua campagna
elettorale «permanente» per la regione; dall'altro la tessitura della tela nel
partito (tramite la sua nuova Associazione), con l'obiettivo di creare una rete
organizzativa «parallela» nel breve periodo e di conquistare la leadership nel
medio. Questo forcing può passare inosservato? No di certo, e infatti ieri Adolfo
Urso, (uno dei colonnelli finiani più vicini al leader) dalle colonne de Il
Mattino attaccava: «Una cosa è predisporre una lista per le regionali chiamata
Storace, cosa legittima e addirittura necessaria. Altro è farne un'Associazione
per aprire un confronto dentro il partito». «Urso e soci vogliono buttare gli
iscritti fuori da An?», si chiede polemico Fabio Sabbatani Schiuma, uno dei
giovani proconsoli di Storace. E il nodo è sempre lo stesso, quello che il coordinatore
nazionale di An, Ignazio La Russa, definiva «le colonne d'Ercole dello statuto».
Da quando il governatore del Lazio ha iniziato a lavorare alla sua lista, insomma,
la maggioranza sente odore di scissione, e teme che dietro il «pretesto» della
lista prenda corpo il «cavallo di Troia» di una fronda..


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