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Prodi |
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DA MOLTI mesi
le stime sulle scelte di voto indicano sensibili mutamenti rispetto alle
elezioni politiche del 2001. In particolare, le rilevazioni effettuate dai
principali istituti demoscopici sono d'accordo nel considerare il centrosinistra
(Ulivo, Rifondazione Comunista e Lista Di Pietro) in vantaggio sulla Casa delle
Libertà. Il sondaggio di Demos, presentato oggi su
Repubblica, conferma
questa tendenza. Anche se il divario a favore del centrosinistra non è ampio:
meno di tre punti percentuali (mentre nel 2001 era indietro del 5%). Ma riguarda
il proporzionale; e il centrosinistra, dal 1996, ha ottenuto i risultati
migliori nella consultazione maggioritaria, quando le distinzioni di lista sono
messe fra parentesi.
Da qualche mese, invece, il vento del cambiamento
pare aver gonfiato le vele del centrosinistra. Oppure, più semplicemente, ha
afflosciato quelle del centrodestra, il cui equipaggio è troppo diviso per
seguire un percorso comune. Non è casuale che il ridimensionamento elettorale
della Casa delle Libertà rispetto al voto del 2001 sia totalmente riconducibile
a Forza Italia (-5%). La compagine del "timoniere". Cui spetta il compito di
indicare e tenere la rotta, garantendo (e imponendo) la collaborazione con gli
altri membri dell'equipaggio.
Un compito che non riesce più a svolgere,
come dimostrano i continui strappi fra i partiti della maggioranza: An e Udc, da
un lato, la Lega dall'altro. I quali, peraltro, da queste tensioni, sembrano
guadagnare consensi (anche se limitati). Gli interessi specifici, in altri
termini, nel centrodestra premiano chi enfatizza le divergenze, ma puniscono la
"casa comune". Nel centrosinistra, invece, si assiste alla crescita elettorale
dei Ds e di Rc, mentre la Margherita tiene, sostanzialmente, i livelli - molto
elevati - raggiunti alle elezioni politiche del 2001.
Tuttavia,
questo diverso rapporto di forze sembra dettato dai demeriti del centrodestra
più che dai meriti del centrosinistra. Dalla delusione suscitata dal governo
rispetto alle attese (soprattutto in materia economica e fiscale) generate dalla
vittoria elettorale della CdL. Per il centrosinistra, cioè, il sorpasso
costituirebbe una rendita di posizione (o di "opposizione"). Più in là potrebbe
proiettarla la lista unica, proposta da Romano Prodi. Il sondaggio di Demos,
infatti, mostra come, se Ds, Margherita e Sdi si presentassero uniti, sotto lo
stesso simbolo, non solo manterrebbero sostanzialmente tutti i loro elettori (9
su 10 di quelli che oggi voterebbero per le singole liste di partito), ma
insidierebbero seriamente la base elettorale delle altre forze politiche.
In particolare, risucchierebbero circa metà dei voti degli altri partiti
dell'Ulivo (soprattutto dei Verdi), ma intercetterebbero anche due elettori su
dieci di Rc. Inoltre, la lista Prodi sposterebbe a proprio favore il 5%
dell'elettorato della CdL (ma il 20% dei voti dell'Udc). Infine, farebbe
"riemergere" il 13% dell'area grigia, che raccoglie gli elettori incerti e
quelli orientati ad astenersi.
Nell'assieme, la Lista Prodi otterrebbe
un risultato superiore a quello dei partiti che vi aderiscono in una misura
compresa fra il 5 e il 6,5%. Ciò significa che si attesterebbe sul 40%, almeno.
Il beneficio per la coalizione sarebbe minore, perché parte significativa dei
nuovi consensi le arriverebbe dagli "alleati". Ma il centrosinistra, comunque,
incrementerebbe del 3-4% l'attuale base elettorale stimata, allargando
ulteriormente la distanza dal centro destra.
Le spiegazioni di questa
tendenza sono diverse, spesso richiamate da altri analisti e dagli stessi attori
politici direttamente coinvolti. La richiesta di "semplificazione bipolare",
particolarmente sentita dagli elettori di centrosinistra, come risposta e
antidoto a conflitti promossi dalla classe politica, seguendo logiche di
apparato, più che distinzioni di interesse e di identità.
La domanda di
ricomporre le numerose esperienze espresse in ambito sociale (comitati,
associazioni, sindacato, girotondi) all'offerta politica espressa dai partiti,
rinchiusi nelle "mura del Palazzo". L'attrazione, ma anche la nostalgia,
suscitata da Romano Prodi, il "leader vincitore", guida dell'autobus sul quale
salirono gruppi diversi, con un itinerario comune.
Tutto questo c'entra,
e contribuisce a spiegare il "successo" che incontra, in questa fase, l'idea
della "lista comune". Però, queste ragioni ragionevoli non bastano. C'è
dell'altro. Evocato, suggerito dalla consistenza che assume, in questa fase, la
zona grigia dell'incertezza, dell'astensione minacciata, del disincanto
denunciato. Si è depositata sul centrosinistra, negli anni passati, soprattutto
a ridosso delle elezioni politiche, fra il 2000 e il 2001. Per risentimento
verso una coalizione capace di enfatizzare le proprie divisioni e i propri
conflitti, al punto da porre in ombra i risultati raggiunti durante l'esperienza
di governo.
Oggi, da oltre un anno, questa zona grigia si è spostata,
insinuandosi tra le pieghe del centrodestra. E' scesa, soprattutto, sul
territorio elettorale di Forza Italia. Quasi il 40% dei suoi elettori del 2001,
infatti, oggi la guarda con delusione e distacco. In generale, però, oltre un
terzo dell'intero elettorato, in questa fase, si dichiara incerto, insicuro,
attratto dalla sirena dell'astensione. I sondaggi elettorali riflettono, in
buona misura, la diversa reazione di questa zona grigia alle proposte e alle
iniziative dei soggetti politici.
Il centrodestra tende ad alimentarla,
a produrre disincanto e sfiducia. Il centrosinistra, invece, dimostra una
maggiore capacità di assorbire i delusi che gravitano attorno alla sua area
politica. L'idea della lista Prodi, in particolare, restituisce passione a una
parte di loro; ne riduce la delusione, maturata nell'ultima fase dell'esperienza
di governo oppure in quella, successiva, dell'opposizione; offre loro uno
stimolo, un'emozione, in un periodo povero di passioni.
Tanto che il 44% gli elettori incerti, fra coloro che
nel 2001 votarono per il centrosinistra, oggi risolverebbero i loro dubbi, se si
presentasse la "lista Prodi". Votandola. La delusione. La sfiducia.
L'incertezza. Non possono garantire assetti elettorali stabili. La crescita
economica, politiche fiscali e sociali "compiacenti", strategie di marketing
elettorale, un uso accorto dei media: possono cambiare il clima d'opinione.
Scaldare l'aria che congela parte dei consensi della CdL. Il centrosinistra, non
deve illudersi. Oggi sta vincendo i sondaggi. Ma le elezioni si svolgeranno
(dopo)domani.
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