|
HOME
aprile 2004 marzo 2004 febbraio 2004 gennaio 2004 dicembre 2003 novembre 2003 ottobre 2003 settembre 2003 agosto 2003 luglio 2003 marzo 2003









 ISTITUTI DI SONDAGGIO

 ISAE: Clima di fiducia dei consumatori
NEWS
|

dicembre 9, 2003  Troppi sacrifici per l’Unione, scende il consenso degli italiani
di
RENATO MANNHEIMER
-
- L’Europa costituisce tradizionalmente una sorta di «valore simbolico» per
gli italiani. Per anni - e ancora oggi - l’Ue è stata una delle istituzioni che
gode di maggiore fiducia. Ma, come per molti altri «simboli» della politica, nel
momento in cui si è passati dalla mera idea alla concreta realizzazione, e sono
dunque emerse difficoltà, l’entusiasmo iniziale ha subito una contrazione. Nel
1999, l’Unione Europea rappresentava per quasi il 60% degli italiani «una cosa
buona». Oggi la pensa così meno della metà della popolazione. E si è più che
raddoppiata - pur restando una netta minoranza - la percentuale di chi vive l’Ue
come «una cosa cattiva». Un giudizio espresso più di frequente dai giovani,
sotto i 30 anni. L’atteggiamento critico verso l’Ue è manifestato in misura
maggiore tra gli elettori del centrodestra: ma si trova ancora più spesso tra
chi - come accade per i giovanissimi - non sa se e per chi votare.
Lo
scetticismo verso l’Ue è legato, per i comuni cittadini, perlopiù all’euro e
alla convinzione - più o meno fondata - che la sua introduzione abbia
accresciuto l’inflazione. Al riguardo, è maturata una sorta di delusione, che
porta addirittura il 40% (era il 6% nel 1998, prima dell’esperienza dell’euro) a
ritenere che l’ingresso nell’Ue influenzi negativamente la propria vita di tutti
i giorni. Anche in questo caso, si rileva una critica più intensa
nell’elettorato di centrodestra: ma pure nel centrosinistra questo costituisce
l’orientamento della maggioranza relativa. Anche gli italiani sono dunque
coinvolti dall’«euroscetticismo»? Non (ancora) nella misura in cui esso appare
diffuso in altri Paesi. Restiamo, malgrado tutto, tra i maggiori sostenitori
dell’Ue. È certo, tuttavia, che l’atteggiamento critico va diffondendosi sempre
più, anche alla luce delle difficoltà di queste settimane nel trovare un accordo
sul testo della Convenzione. La maggioranza della popolazione non ha compreso
bene (né è molto interessata al riguardo) quali siano i veri nodi su cui è in
corso il confronto. Ma ha la percezione che le difficoltà siano gravi e che, in
generale, la nostra presenza in Europa non comporta solo vantaggi (come molti
pensavano qualche anno fa) ma richiede anche sacrifici, compromessi e, talvolta,
rigore. Non è possibile prevedere se e in che misura questa tendenza si
accentuerà nei prossimi mesi, decisivi, come si sa, per la piena realizzazione
dell’Unione. È certo, tuttavia, che l’«impulso costruttivo» che viene richiesto
in questo momento ai governanti dei vari Paesi membri (e di quelli candidati)
dovrebbe forse comprendere anche una adeguata comunicazione in positivo nei
confronti delle popolazioni.


|