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dicembre 1, 2003

Fini, la svolta piace agli elettori


L’OSSERVATORIO / Prevale nell’elettorato pronto a scegliere Alleanza nazionale chi si definisce di centrodestra (44 per cento). Il 15% si ritiene «di centro»

Fini, la svolta piace agli elettori
A favore quasi l’80 per cento


Il viaggio in Israele importante per la «legittimazione»: migliora il giudizio sul leader

Questi ultimi, a loro volta, sono suddivisi tra chi si definisce di destra tout-court (poco meno del 40%, con una presenza relativamente maggiore di titoli di studio medio-bassi) e chi invece si ritiene «di centrodestra» (44%, la maggioranza relativa) o addirittura «di centro» (una minoranza consistente, quasi il 15%). In tutte queste categorie, nessuna esclusa, così come nel complesso dell'elettorato, le esternazioni di Fini vengono approvate. Esse sono considerate «opportune» da più del 70% dei votanti attuali per An e da una quota ancora maggiore (77%) dell'elettorato potenziale. Non solo: per la maggioranza dell'elettorato nel suo insieme e, in misura ancora più elevata, di quello di An, le dichiarazioni di Fini costituiscono una vera e propria svolta per il partito e per la politica italiana.
Ma Fini è stato sincero? Secondo l'elettorato, sì. Le dichiarazioni sono considerate «credibili» dalla maggioranza degli italiani e da grosso modo tre quarti dei votanti per An, in misura leggermente maggiore tra i «sicuri». Tra i «potenziali» c'è più scetticismo - sia pure in un gruppo minoritario (tra il 20 e il 30%) - sulla credibilità. E' forse questo il motivo per cui, proprio nell'elettorato potenziale, risulta un po' più consistente la minoranza che ritiene che le dichiarazioni di Fini non costituiscano «nessuna svolta» per il partito e/o per la politica italiana o rappresentino addirittura un evento negativo. Al di là di questo, tuttavia, i risultati delle prime indagini di opinione suggeriscono come il viaggio in Israele debba essere considerato un successo, sia per Fini sia per le potenzialità di crescita di An. Per ora, in misura più evidente per il primo che per le seconde.
Dopo il viaggio in Israele, buona parte dell'elettorato dichiara infatti di avere migliorato il suo giudizio sul segretario di An (che anche prima godeva di una popolarità consistente - oltre il 30% di giudizi positivi nella popolazione e il 70% nel suo partito - accresciutasi proprio nelle ultime settimane) e la maggioranza assoluta degli italiani lo considera «un grande statista».
Nel partito, i settori contrari risultano fortemente minoritari e non paiono costituire un vero pericolo sul piano dei consensi elettorali. Come scrive Ignazi (autore dei più importanti studi su An pubblicati in Italia), le reazioni di parte del gruppo dirigente hanno probabilmente assai più il fine di «rinegoziare gli equilibri interni» che quello di dare sponda all'area nostalgica, peraltro assai limitata quantitativamente.
Anche per ciò che concerne la conquista dell'elettorato potenziale, la mossa di Fini pare poter generare esiti positivi. Benché, come si è visto, alla generale approvazione si accompagni in questo settore qualche dubbio residuo. Non tanto sull'opportunità e la condivisione delle dichiarazioni, quanto sulla credibilità di chi le ha pronunciate. Si tratta, è bene ripeterlo, di una fascia minoritaria dell'elettorato potenziale. Che evidenzia però come il vero problema per il futuro di Fini e di An non stia tanto nella frangia «di destra» interna al partito (rilevante dal punto di vista mediatico, ma assai meno da quello elettorale), quanto nella necessità di proseguire quel processo di «legittimazione» indispensabile per la conquista dell’(assai più numeroso) elettorato potenziale.



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