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novembre 24, 2003 Il tramonto del sondaggista Crespi Tradito o salvato da Berlusconi?
Europa 18-11-2003 Pagina 6
L'era Crespi è finita. Cresciuto all'ombra di Berlusconi, prima come consulente
per la comunicazione, poi come sondaggista principe cori Datamedia, infine come
cliente (attraverso il consorzio Nexus) di Rai e presidenza del Consiglio, il
sondaggista fa la fine di Gianni Pilo, un altro ex pupillo finito nella polvere.
È stato Berlusconi a "tradirlo"? Oppure è stato il governatore Fazio
a chiedere alla Popolare di Lodi di chiudere i rubinetti per colmare i debiti
della Hdc? Ma la domanda di tutti ora è: chi farà i sondaggi per il Cavaliere?
E ora, chi farà i sondaggi per Berlusconi? È questa una delle domande che
circolano dopo che le banche si sono riprese la Hdc di Luigi Crespi, la creatura
dell'ex delfino del presidente del consiglio che rischiava di finire strozzata
dai debiti. Da lunedì prossimo Crespi non sarà più (nemmeno formalmente) il
presidente della holding che passerà nelle mani di Efibanca, la merchant bank
della Popolare di Lodi. Esclusa l'ipotesi liquidazione, la banca procederà alla
ricapitalizzazione delle varie società nell'orbita Hdc per tentare poi di venderle
al migliore offerente, o come "spezzatino" o attraverso l'ingresso
in Borsa nel 2005.
L' era Crespi è quindi finita. Almeno per ora. Cresciuto (e in fretta)
all'ombra di Berlusconi, prima come consulente per la comunicazione, poi come
sondaggista fedele con Datamedia, infine come cliente (attraverso il consorzio
Nexus) di Rai e presidenza del consiglio, Crespi fa la fine del collega Gianni
Pilo, un altro ex pupillo finito nella polvere. Colpa anche delle mani bucate
di questo vulcanico Falstaff della comunicazione che in pochi anni ha fatto
shopping di società di sondaggi (Cirm, Directa e World Ricerche), giornali (Punto.com,
Il Nuovo), società di comunicazione (Poster Up, Show Up, Metafora, Mediacomm)
come se i soldi fossero infiniti e la bolla della new economy non fosse mai
scoppiata. D'altra parte, solo due anni fa la stessa Popolare di Lodi che poi
gli ha chiuso i rubinetti aveva valutato HDC 45 milioni di euro.
C'è chi dice che a "tradirlo" sia stato lo stesso Berlusconi. Nel
2001 e nel 2002 era stata infatti Forza Italia a farsi carico degli oneri finanziari
dovuti ai ritardi per le fatture non pagate. Poi anche il partito amico, così
come le banche, gli avrebbe voltato le spalle. E, colpo di grazia, la revoca
della consulenza del ministero dell'economia. L'addio di Crespi sarebbe stato
concordato da Gianpiero Fiorani, presidente di Bipielle, con il presidente del
Consiglio che avrebbe già scelto un esperto americano di sondaggi per sostituire
l'ex delfino. Il miliardario contratto di consulenza della Nexus con Rai e presidenza
del consiglio scade infatti a fine 2004 e, in vista della campagna di primavera,
il Cavaliere avrebbe bisogno di numeri "buoni". La tesi del tradimento
sarebbe confermata anche dagli ultimi sondaggi Datamedia, pubblicati qualche
giorno fa da Libero, sorprendentemente negativi per la Casa delle libertà. Una
piccola vendetta dell'ex amico pugnalato alle spalle?
L'altra ipotesi, invece, è che a chiedere la testa di Crespi sia stato il
governatore della Banca d'Italia. Fazio, avversario del ministro Tremonti, avrebbe
costretto Bipielle a chiudere i rubinetti e a tutelarsi prendendo a pegno le
azioni Hdc. In questo caso Bèrlusconi sarebbe intervenuto solo per trattare
la resa onorevole di Crespi. Certo è che nei giorni scorsi Fiorani e il premier
si sono incontrati. E al momento solo loro sanno chi sarà il nuovo Crespi.
(giovanni cocconi)
L'Espresso 16-05-2002
SONDAGGI / CRESPI VERSO IL MONOPOLIO
Grande Fratello Datamedia
Il consulente di fiducia di Berlusconi compra giornali, agenzie di pubblicità
e concorrenti. E punta a piazza Affari
SETTEMBRE 2001: IL SONDAGGISTA scelto di Silvio Berlusconi,
Luigi Crespi, fondatore e anima di Datamedia, querela il presidente della Directa,
Giorgio Calò, braccio destro di Antonio Di Pietro in politica; perché Calò,
in un'intervista al quotidiano ".com", ha espresso dubbi sull'origine
dei capitali che avevano permesso alla holding di Crespi, la Hdc, acronimo che
significa Holding della comunicazione, di effettuare una tambureggiante serie
di acquisizioni. Maggio 2002: Crespi, dopo aver fatto la pace con Calò, gli
offre un miliardo per la sua Directa e intanto rileva il 20 per cento del quotidiano
".com" con l'accordo di conquistare presto la maggioranza del giornale
specializzato di pubblicità e marketing.
Sta passando come un nullo compressore sul mercato di sondaggi
e dintorni, l'ex giocatore di football americano (ed ex comunista, fino al 1989)
Crespi. E pensare che, fino a non molto tempo fa, i suoi contrasti con gli altri
esperti italiani della ricerca di mercato politica erano lancinanti. Poi, negli
ultimi mesi, Crespi ha cominciato la campagna acquisti, offrendo danari e azioni
Hdc e lasciando la guida delle società acquisite al venditore, e il clima è
diventato idilliaco. Col risultato che c'è chi comincia a intravvedere in filigrana
la formazione di una forte concentrazione, in un settore delicato, guidata dall'uomo
che si può considerare il più importante consulente di marketing politico di
Silvio Berlusconi.
Sta per nascere un caso da antitrust del sondaggio? Il Grande
Fratello Crespi, tra l'altro, sta attirando nel suo sistema soprattutto uomini
e strutture vicini al centrosínistra. A trattare la cessione di ".com"
è stato il presidente del giornale Gianni Pecci, l'uomo che inventò il pullman
di Romano Prodi nel 1996 ed è state a Nomisma fino al 1998. Giorgio Calò lascia
la Directa per dedicarsi a tempo pieno all'Italia dei Valori di Di Pietro, della
quale è portavoce nazionale. Sarebbe nelmìrino dell'atti-Ossírno Crespi persino
un suo storico concorrente come Nando Pagnoncelli, amministratore delegato e
direttore generale dell'Abacus (rilevata tre anni fa dalla francese Sofrès),
quella che fa i sondaggi politici per la Rai e ogni settimana monitora la fiducia
degli italiani sul governo Berlusconi per conto della trasmissione "Sciuscià"
di Michele Santoro. Interpellato dall "Espresso", Pagnoncelli non
conferma né smentisce, ma dà un giudizio positivo sulla strategia industriale
di Crespi: «Hdc è il primo gruppo italiano a comprare società all'estero, mentre
finora avveniva il contrario, e a dotarsi direttamente di tutte le strutture
adatte a occuparsi di marketing: dalla ricerca di mercato alla pubblicità, dalla
stampa alla produzione dì filmatì».
Lo shopping di Crespi è iniziato nel 2000, con l'obiettivo
di creare un gruppo integrato e quotarlo in Borsa. Sotto il controllo dell'Hdc
sono finiti l'istituto demoscopico Cìrm di Nicola Piepoli, la casa di produzione
Alto Verbano dell'attore Renato Pozzetto, la società di pubbliche relazioni
Metafora di Sergio Vicario, l'agenzia di pubblicità ShourUp di Paolo Spadacini,
ora amministratore delegato di Hdc e azionista col 6 per cento. In seguito alle
crisi delle Borse lo sbarco al listino è stato rinviato ma, in compenso, al
fianco di Crespi si è > schierato un partner finanziario potente. Nell'autunno
scorso nel capitale Hdc è entrata l'Efibanca, la banca d'affari che fa capo
alla Banca Popolare di Lodi. A presentare Crespi al banchiere Giampiero Fiorani,
numero uno dell'istituto lombardo, è stato Massimo Ponzellini, vicepresidente
della Bei, Banca europea degli investimenti, un prodiano che qualche mese fa
pareva in procinto di passare alle dipendenze di Giulio Tremonti, al Tesoro,
in qualità di direttore generale con responsabilità sulle politiche di coesione
e sviluppo ed è invece rimasto alla Bei. Efibanca ha rilevato l' 11 per cento
dell'Hdc sborsando 11 miliardi di vecchie lire e valutando quindi la società
ben 100 miliardi. Cioè una somma pari a quasi 27 volte volte il margine operativo
lordo ottenuto da Hdc nel 2001, anno in cui il gruppo ha fatturato 96,2 miliardi
di lire.
La collaborazione di Efibanca non si è però esaurita qui.
La banca ha prestato 25 miliardi alla Hdc sotto forma di obbligazioni da convertire
in azioni al momento della quotazione, oggi programmata per il 2004. Efibanca
si è rivelata dunque pronta a finanziare l'avventura crespiana così come non
si era mai tirata indietro quando c'era da prestar soldi al Cavaliere, il cliente
politico numero uno di Datamedia (nel 2001, Forza Italia ha commissionato ricerche,
sondaggi e pubblicità elettorale solo alla società di Crespi, pare perunaventina
di miliardi).
La maggioranza di Hdc è detenuta dalla famiglia Crespi, con
il 58 per cento delle azioni. Nell'azionariato, oltre a Efibanca, c'è una serie
di manager ed ex proprietari di società comprate che controllano complessivamente
circa il 30 per cento, come il direttore generale Andrea Marini (che ha il 6
per cento). A proposito dell'attivismo di Crespi, si possono ricordare le ultime
battute della puntata del 3 maggio di "Sciuscià". Duettando con Santor
o, il presidente dei deputati di An, Ignazio La Russa, ha detto che Datamedia,
come l'Abacus usata da "Sciuscià", è una multinazionale, avendo aperto
«un ufficetto in Svizzera». E a Michele Santoro che gli chiedeva chi gli avesse
dato i soldi, La Russa ha risposto tra il serio e il faceto: «Che ne so? Berlusconi,
e chi?», ?

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