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novembre 17, 2003  cresce l'identità nazionale
Corriere della Sera, 17.11.2003
Nel
dolore cresce il sentimento di identità nazionale
di
RENATO MANNHEIMER
I sondaggi effettuati subito dopo la strage di Nassiriya hanno
sorpreso qualche osservatore. Che ipotizzava come, data l’emozione suscitata
dall’attentato, si sarebbe subito manifestata una richiesta, plebiscitaria o
quasi, di ritiro del nostro contingente in Iraq. Viceversa, gran parte della
popolazione (circa il 50%) si è espressa per la permanenza delle truppe. Ma non
è tanto la percentuale in sé - comunque ampia, considerando il momento in cui il
quesito è stato rivolto - dei favorevoli alla presenza italiana ad essere
significativa, quanto il fatto che essa è largamente superiore a quella di chi
approva l’intervento militare in Iraq. Dunque, anche una quota rilevante dei
contrari all’azione anglo-americana si pronuncia perché le nostre truppe
rimangano. Cosa li spinge? Non un mutamento di opinione sull’opportunità della
guerra. La ripartizione tra favorevoli e contrari all’intervento militare non
varia dal sondaggio effettuato in aprile (alla fine del conflitto, che vide un
accrescersi dei «favorevoli» rispetto al periodo in cui la guerra era in corso),
a quello del mese scorso, a quello di venerdì, due giorni dopo la strage. La
maggioranza degli italiani era ed è tuttora contro l’intervento militare. E
anche tra i pochi (8%) che dichiarano di avere cambiato idea, chi approva
l’azione anglo-americana costituisce la minoranza. Dunque, l’attentato non
ha mutato, in un senso o nell’altro, l’opinione rispetto alla guerra e alla
opportunità della missione italiana. Tuttavia, alla stabilità delle convinzioni
politiche corrisponde, a seguito della strage, un mutamento nelle emozioni e, in
particolare, una accentuazione significativa del «sentirsi italiani». Per la
verità, il sentimento di «italianità» è da tempo largamente diffuso e supera, ad
esempio, il senso di appartenenza al proprio comune, alla propria provincia,
alla propria regione. Anche perché l’identità verso questi ambiti territoriali
non viene vissuta come alternativa a quella italiana, ma percepita come
complementare. Si dichiarano «molto» o «abbastanza» italiane più di tre persone
su quattro. È un sentimento trasversale politicamente: la percentuale di chi si
«sente» italiano è, all’interno dei maggiori partiti, di maggioranza o di
opposizione, pressoché identica. Ma colpisce che tra i più giovani, fino ai 30
anni, sia più frequente l’affermazione «non so». È la riprova del (già noto)
minor senso di appartenenza, a questa come ad altre possibili identità, delle
ultime generazioni. Ma, come si è detto, dopo la strage dei carabinieri in
Iraq il sentimento di italianità si è fortemente accresciuto. Al 72% che si
sente «come prima», si affianca il 20% che dichiara di sentirsi oggi «più
italiano». E questo fenomeno è più frequente proprio tra i più giovani (meno tra
chi studia, più tra chi lavora). Il mutamento risulta meno accentuato tra chi è
stato - ed è - contrario all’intervento militare, ma è comunque presente in
misura significativa (16%) anche tra costoro. Ed è proprio questo fenomeno - il
rafforzamento dell’attaccamento alla nazione - a portare così tanti elettori ad
approvare - malgrado tutto - il proseguimento della missione italiana. Ciò
che era già descritto da una vignetta satirica pubblicata sabato, in cui un
personaggio diceva: «Orgogliosi di essere italiani» e l’altro rispondeva:
«Sarebbe bello riuscire ad esserlo anche prima di una strage». Spesso, una
battuta sintetizza bene un fenomeno reale. Senza bisogno di tante statistiche.


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