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ROMA - Quasi il 60 per cento degli italiani è convinto che
questa volta Berlusconi non ce la farà a incollare i cocci della maggioranza.
Mette sotto accusa Bossi, Follini e Fini quali responsabili di questo stato di
crisi, ma - a sorpresa - dice che il Senatùr non sbaglia nel porre con forza il
tema delle riforme: sbaglia soltanto i modi e i toni. Comunque, il 35%
dell'elettorato leghista è pronto ad arrivare fino alle estreme conseguenze - il
voto anticipato - pur di "marcare la differenza" con chi non vuole che il
percorso riformista arrivi al traguardo.
Lo rivela un sondaggio HDC - Datamedia condotto
telefonicamente ieri su un campione di mille elettori. Lo scontro all'interno
della maggioranza - con Udc e An che fronteggiano la Lega in un crescendo
polemico che si fa di giorno in giorno sempre più aspro - vede insomma gli
elettori sempre più pessimisti. Soltanto il 22,6% degli interpellati crede che
gli alleati della Casa della libertà "litigano ma alla fine troveranno un
accordo". Il 18,2% dice di non avere posizioni, ma ben il 59,2% ritiene che "la
crisi sarà inevitabile e il governo non finirà la legislatura".
Evidentemente il carisma e le rassicurazioni del premier, la
constatazione che le liti riguardano vicende complessivamente marginali rispetto
alle "tante cose fatte", non riescono più a fare breccia negli elettori. I
quali, quando si passa all'analisi politica, non solo mostrano di seguire con
grande competenza il dibattito in corso, ma ripartiscono anche i pesi e le
responsabilità della crisi aperta.
Così, se si chiede chi tra gli alleati rappresenta il
maggior pericolo alla stabilità di governo, gli interpellati non mostrano
esitazioni. E mettono nel 65,2% la Lega Nord sul banco degli imputati. Anche se
non si mostrano teneri nei confronti dell'Udc, indicato dal 55,3% come
corresponsabile della crisi, e di An (50,3%). Solo il 19,8% indica Forza Italia
che resta evidentemente, agli occhi degli elettori, la forza più incline al
compromesso fra le diverse anime della maggioranza.
E' dunque la Lega l'architrave della crisi. Anche se per
molta parte gli italiani sono disposti a dare ragione a Bossi quando parla della
necessità di affrontare senza indugi e in via pregiudiziale le riforme. Solo il
22,4% si dice completamente in disaccordo, mentre il 34,6% è d'accordo nel
contenuto e non nel metodo sbrigativo e un po' guerresco del Senatùr e il 27,3%
è invece completamente d'accordo. Per una percentuale complessiva di
positivi che ammonta a oltre il 61%.
E, a conferma che in realtà l'elettorato ha ben compreso il
messaggio lanciato dal Carroccio, basta osservare la percentuale di chi ritiene
"non sia vero" che, come ripetuto ieri da Fini, nella maggioranza esiste una
posizione "prevaricante" della Lega: il 40,1%. Il 30,2% dice invece che sì,
l'asse Berlusconi-Bossi esiste, mentre il 5,3% afferma è semmai il Cavaliere a
prevaricare sugli alleati. Significativa, in questo caso, la percentuale di chi
non sa o non risponde: il 24,4.
Parità assoluta, il 30%, quando si chiede agli elettori se
siano oppure non d'accordo con la richiesta di Udc e An di un rimpasto nel
governo. Ma il 40%, in questo caso, si ritrae dalla risposta.
Più interessante, nel merito, quale gli elettori credono sia
il principale interesse dei leaders della maggioranza giunti a questo punto
della legislatura. La maggioranza degli elettori di Forza Italia (il 55,4%)
ritiene che la Cdl debba porsi come obiettivo di arrivare alla fine della
legislatura "cercando di realizzare il più alto numero di promesse fatte agli
italiani". Va detto, per inciso, che un buon 20% ritiene invece che sarebbe più
saggio "allontanare e sventare tutti gli attacchi giudiziari che porterebbero in
grande difficoltà il leader".
Gli elettori di An credono alla necessità di chiudere la
legislatura ancora più di quelli di azzurri (la percentuale fra gli aficionados
di Fini sale al 60,1%), il 20% (esattamente come quelli di Forza Italia) ritiene
che occorra realizzare quel quadro di riforme che iscriverebbe questo governo
nella storia. Ma va detto che pochissimi (il 5,7%), fra gli elettori di An,
ritiene che sia possibile alla Cdl emarginare definitivamente la Lega per
prersentarsi come forza moderata, consentendo magari a Fini di raccogliere
l'eredità di Berlusconi.
Abbastanza realisti anche gli elettori dell'Udc. La
percentuale di chi crede invece a Casini come "leva" di un governo che riporti
al centro della scena le istituzioni per fermatre la Lega e l'idea di Stato di
cui il Carroccio si fa portatore sale appena al 10,6%, mentre anche in questo
caso prevale la necessità di tagliare il traguardo di fine legislatura.
Le percentuali, complessivamente simili, si rovesciano
quando si passa a interpellare gli elettori della Lega. Soltanto il 5,2%
identifica come obiettivo prioritario l'arrivare a fine legislatura, mentre ben
più interesse suscita la possibilità di realizzare le riforme (il 40,1%) ma
anche "marcare la distanza" di chi le riforme non le vuole e "arrivare a
elezioni con argomenti concreti per i Padani" o, infine, far cadere il governo:
il 35,2% degli elettori di Bossi ha già metabolizzato questa
prospettiva.
(11 NOVEMBRE 2003; ORE 8:30) |