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novembre 11, 2003 NON CI SARÀ L’ULIVO MA SARÀ LISTA PER PRODI
AL MANIFESTO di Romano Prodi seguirà la lista ”Per Prodi”. Si chiamerà così, a
meno di ripensamenti sempre possibili, la lista unitaria per le elezioni europee che
vedrà schierati insieme sicuramente il trio Ds-Margherita-Sdi più, forse, qualcun
altro convintosi per strada. Con il suo documento, Prodi è sceso direttamente in
campo. La sua proposta non è più solo un’intervista estiva a un quotidiano e
neppure una serie di incontri con alcuni selezionati leader. No, le 55 cartelle diffuse
ieri sono la base ideal-programmatica del numero uno della Ue ai suoi partiti e
movimenti di riferimento in Italia. Non scioglie (per quanto ancora?) il nodo della
sua eventuale candidatura, il presidente della Ue, ma il suo nome c’è, eccome, è lì,
in campo, la lista si fa secondo la sua regia, lui l’ha proposta e lui le dà la base
programmatica. E in suo nome la lista si farà. La parola ”Ulivo” non si può usare, la
denominazione d’origine è controllata da sette partiti. Nel simbolo ci sarà molto
probabilmente qualche ramoscello d’Ulivo, un richiamo non guasta, e ci sarà
sicuramente il nome di Prodi. Lista ”Per Prodi”. Alcuni nodi restano da sciogliere, e
non secondari. Il gruppo a Strasburgo, intanto: l’ex premier dell’Ulivo usa una
formulazione generica («Operare in modo unitario nel Parlamento europeo»), fa
capire che sarebbe meglio farlo, questo gruppo unico, ma non lo pone come
condizione. C’è poi il nodo strategico del dopo, sul quale l’indicazione rimane
altrettanto generica e vaga (si parla di un progetto che serve per le Europee «e
anche oltre»), né viene mai usato il termine ”riformista” e men che meno ”partito
riformista”, si preferisce il termine ”riformatore”. Sul dopo, su un progetto che non
debba servire solo a evitare una conta interna al centrosinistra alle Europee, ha
puntato e punta molto lo stato maggiore della Quercia. Lo scoglio, ragionano a via
Nazionale, verrà superato proprio con le Europee: se la lista unitaria andrà bene, è
chiaro che costituirà un potente volano per andare avanti sulla strada del progetto
riformista. Come procederanno, adesso, i partiti futuri soci fondatori della lista
unitaria in gergo già battezzata del triciclo Ds-Margherita-Sdi?
Il documento diffuso da Prodi già viene chiamato scherzosamente la ”legge quadro”
, o la ”legge delega” o la ”legge ponte”. Il presidente Ue ha parlato, anzi ha scritto, e
il suo programma-manifesto è subito diventato il sacro testo delle forze uliviste. Un
documento accolto da tutti positivamente, anche da chi già fa sapere che alle
elezioni europee si presenterà comunque da solo. Un testo che vuole essere
inclusivo, che non chiude la porta a nessuno. Piero Fassino ha colto la palla al
balzo, si è consultato con Francesco Rutelli ed Enrico Boselli e i tre leader hanno
deciso di convocare a tamburo battente un vertice di tutte le forze dell’Ulivo. Lo
scopo è chiaro: sulla base del sacro testo prodiano, vedere verificare sancire chi ci
sta e chi non ci sta. E qui aleggia già la prima grana: Antonio Di Pietro è tra quelli
che vorrebbero esserci, ma il suo ”vengo anch’io” cozza con il ”no, tu no” dei
socialisti dello Sdi. «Che c’azzecca Di Pietro con il riformismo?», dicono i seguaci
di Boselli. Un veto che mette in difficoltà settori della Quercia, che ha fette di
elettorato che non considera certo l’ex pm alla stregua di un reprobo.
Il vertice dei leader precederà di un giorno le tre assemblee in contemporanea di
Ds-Margherita-Sdi. Lì verrà presa la decisione di procedere sulla lista, dopo di che
il treno assai difficilmente potrà più essere fermato. Lo slogan comune sarà ”Uniti
per unire”, mentre i documenti che verranno votati conterranno tutti e tre dei
dispositivi comuni che prefigurano la lista unitaria. Per chi non vorrà starci c’è
pronto il ”lodo D’Alema”: alle Europee anche chi correrà da solo potrà però
sottoscrivere un preambolo, un manifesto comune. Spiega Paolo Gentiloni,
consigliere principe di Rutelli: «Non è che tutti, entro novembre, devono decidere se
stare dentro o fuori. La porta resterà aperta per settimane se non mesi, l’intento di
Prodi è di riaprire il processo, non di chiuderlo». Fabio Mussi non è convinto, il
leader dell’ex correntone annuncia battaglia: «Questa non è una partenza, è un
approdo. E’ inutile girarci attorno, dopo le tre assemblee il messaggio sarà che
quei tre partiti e solo quei tre si mettono insieme per la lista. Chiedo: e se a
gennaio la situazione precipita e si va alle elezioni anticipate, che succede, ci
facciamo cogliere mentre dividiamo l’Ulivo? Lo schema dei riformisti da un lato
contrapposti ai radicali dall’altro è esiziale, mette a rischio la tenuta della
coalizione». Anche questo nodo riecheggerà nelle tre assemblee. Pedalare sul
triciclo non sarà agevole.

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