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ottobre 31, 2003

La Croce Rossa richiama parte del personale straniero. Nei sondaggi, il presidente americano scende a un preoccupante 51%
Iraq nel caos, crolla il consenso a Bush


La resistenza attacca 26 volte in un giorno: carro armato distrutto, uccisi due marines

dal nostro inviato

ANNA GUAITA


WASHINGTON Ottantatré e cinquantuno. Questi due numeri nascondono il significato politico del patatrac iracheno: l’83 per cento dei cittadini americani approvava l’operato di George Bush nell’ottobre del 2001, quando ferveva la guerra contro l’Afghanistan dei Talebani, solo il 51 per cento approva il suo operato oggi che gli Usa sono impegnati in Iraq in un dopoguerra che assomiglia sempre di più a una vera guerra.
Questi dati hanno avuto grande rilievo ieri sulla stampa americana, e sono stati letti sullo sfondo della cosiddetta ”offensiva del Ramadan” che sta portando nuova violenza e nuovo sangue in terra irachena. Anche ieri la Coalizione ha registrato un numero alto di attacchi, 26, con gli inevitabili morti: due soldati Usa sono rimasti uccisi quando il loro carro armato è passato su una mina, vicino alla città di Baquba. E’ la prima volta che un carro armato serie Abrams, dei bestioni di 68 tonnellate, viene distrutto nella fase post-bellica. Con questi ultimi due caduti, le forze Usa hanno raggiunto un record: hanno perso più uomini nel dopoguerra, che non nella furia dei combattimenti. 116 sono i morti dal primo maggio in poi, da quando Bush annunciò che le «operazioni militari» erano finite, 115 erano morti fra l’inizio dell’invasione e quella data.
L’ondata del terrore tuttavia non si concentra solo sulle truppe americane. I funzionari dell’Onu, della Croce Rossa e di altri enti umanitari sono anch’essi nel mirino, tant’è che ieri la Croce Rossa ha confermato a malincuore che dovrà diminuire il personale straniero. E poi ci sono le vittime irachene: da quando è caduto Saddam Hussein ci sono stati 1500 morti civili iracheni, alcuni vittime di attentati, altri uccisi per sbaglio dagli americani che li sospettavano di essere terroristi, altri travolti dalla spettacolare recrudescenza della criminalità causata dal disgregarsi della legge e dell’ordine sociale. Fra i caduti, è stato rivelato ieri, c’è anche il vicesindaco di Bagdad, Faris Razzaq al-Assam, probabilmente preso di mira in quanto “collaborazionista”.
Il Consiglio Provvisorio di Governo, l’ente consultivo formato da personalità irachene scelte dagli americani, sostiene che il terrorismo e in particolare l’“offensiva del Ramadan”, cominciata sei giorni fa all’inizio del mese sacro per l’islamismo, è opera di infiltrati stranieri, in particolare di siriani. Ma il comando militare Usa sostiene che non c’è traccia di ingressi illegali al confine con la Siria. Piuttosto i comandi americani si stanno convincendo che ci sia un’alleanza interna in Iraq fra ex seguaci di Saddam e integralisti locali. A capo di questa alleanza potrebbe esserci Saddam Hussein stesso, o il suo vice, Izzat Ibrahim al-Douri. L’ex vicepresidente era uomo molto potente nell’epoca saddamita, e sua figlia aveva sposato uno dei figli di Saddam, Uday, rimasto ucciso con il fratello Qusay lo scorso luglio durante un raid delle truppe americane.
Nella conferenza stampa di due giorni fa, George Bush ha ribadito la sua convinzione che la guerra in Iraq sia cruciale per la vittoria sul terrorismo. E ha raccomandato di non dimenticare le vittime delle Torri Gemelle e del Pentagono.
E ieri, a proposito dell’impegno mondiale contro il terrorismo l’Italia, attraverso il presidente della Camera Casini, ha incassato ancora una volta il ringraziamento degli Stati Uniti. «C'è gratitudine profonda da parte dell’Amministrazione Usa, ma l'ho potuto constatare al congresso anche da parte di tutti i parlamentari democratici, per la solidarietà, per l'impegno dell'Italia in Afghanistan e in Iraq nella lotta al terrorismo» ha detto Casini al termine dell'incontro avuto ieri alla Casa Bianca con il numero due dell'amministrazione Bush Dick Cheney.



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