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ottobre 21, 2003

Bilanci familiari, il barometro segna “brutto stabile”


Per la maggioranza degli italiani nessuna possibilità all’orizzonte di fare acquisti importanti o risparmiare

di NANDO PAGNONCELLI

RISPETTO al panorama nerissimo della precedente rilevazione sulla fiducia nell’economia, questa settimana troviamo qualche segnale positivo. Non è un dato nuovo. Come detto in altre occasioni, al rientro dalle vacanze le nostre opinioni sono sempre un po’ più fosche e tendono a migliorare nel riabituarsi ai ritmi quotidiani delle nostre attività. Questa volta c’è però un dato importante che va sottolineato. L’elemento distintivo è rappresentato infatti da una crescita della fiducia (o meglio da una diminuzione della drammatica sfiducia) nel contenimento dei prezzi.
Rispetto all’inflazione l’indicatore, calcolato su una scala da 0 (nessuna fiducia) a 100 (totale fiducia), passa dal 31 del mese scorso al 34 di oggi. La fiducia nella possibilità di una riduzione concreta dell’inflazione rimane quindi davvero bassa (oltre la metà degli italiani pensa infatti che le cose peggioreranno, un terzo ritiene che i prezzi si manterranno al livello attuale, solo poco più del 10% crede che l’inflazione nei prossimi mesi scenderà), ma indubbiamente una crescita di tre punti in un mese segnala un certo cambiamento di atteggiamento. Nelle ultime settimane è sembrato, dopo più di un anno, che Istat, governo, organizzazioni dei commercianti, si siano resi conto che la crescita dei prezzi va combattuta con misure concrete. L’Istat perché, al di là delle revisioni e degli aggiustamenti sugli indici, ha ammesso, per bocca del suo presidente, che l’inflazione percepita dagli italiani è del 6%, cioè ben superiore al tasso registrato dall’Istituto. Il governo perché ha annunciato controlli severi e pene per chi applica aumenti non giustificabili. Le organizzazione dei commercianti perché hanno annunciato di voler contribuire alla calmierazione dei prezzi con diverse iniziative. Va sottolineato che, per la prima volta da un anno a questa parte, le sensazioni degli italiani che vedono crescere consistentemente il costo dei beni trovano conferma a livello istituzionale, e questo è un segnale indubbiamente positivo, di ripresa di una sintonia con il paese reale.
Anche qualche altro indicatore mostra segnali di crescita: la fiducia generale nell’economia del paese sale di due punti, ed altrettanto cresce la fiducia nelle possibilità occupazionali, probabilmente a seguito della divulgazione a fine settembre dei dati Istat sulla disoccupazione che fanno segnare il livello minimo (8,7%) dal 1992 ad oggi.
Gli altri due indicatori (fiducia nella borsa e nella competitività internazionale delle nostre imprese rimangono fermi (rispettivamente 45 e 49). Complessivamente l’indicatore generale di fiducia nell’economia italiana, somma di tutti gli aspetti di cui abbiamo parlato, fa registrare un incremento di due punti, passando dal 39 di settembre all’attuale 41.
Se troviamo qualche schiarita sul fronte dell’economia del paese, la situazione invece non cambia assolutamente quando guardiamo ai nostri bilanci personali e familiari. In questo caso il nostro barometro indica “brutto stabile”. La maggioranza assoluta degli italiani ritiene che diminuiranno in famiglia sia la possibilità di fare acquisti importanti che di risparmiare (i due indici rimangono ancorati al bassissimo livello di 32, gli stessi di un mese fa). Anche le previsioni relative all’andamento del reddito familiare e personale rimangono decisamente negative: l’indice di fiducia è di 38, un punto in meno di un mese fa. Insomma, vediamo sì qualche segnale positivo, ma per ora senza effetti diretti sulle nostre tasche. E questo è decisamente più avvertito dalle zone meno sviluppate del paese: mentre nel Nord (e in particolare nel Nord Est), dove la ricchezza è più diffusa e l'economia è più dinamica, cresce in maniera apprezzabile l’idea che le cose miglioreranno anche a livello individuale e familiare, nel centro sud del paese invece la fiducia, già molto più bassa, tende ulteriormente a scendere.


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