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di
RENATO MANNHEIMER Che la maggioranza della popolazione fosse favorevole a
concedere il voto agli immigrati, almeno nelle amministrative è una circostanza
conosciuta da tempo, probabilmente anche dallo stesso leader di An. Assai
meno noto — e forse ancor più significativo — è il fatto che l’adesione a questa
proposta si sia andata fortemente diffondendo negli ultimi anni, con una
impennata nei giorni scorsi, dovuta proprio alla dichiarazione di Fini. Nella
ricerca Itanes ( condotta nel 2001, in occasione delle elezioni politiche, da un
pool di università italiane, col coordinamento dell’Istituto Cattaneo) venne
posto un quesito sull’argomento. Si trovò che il 57% degli italiani si
dichiarava favorevole a concedere il voto agli immigrati regolari. Oggi questa
percentuale supera il 70% ( anche se una minoranza consistente, il 27%, esprime
ancora la propria contrarietà) e metà dell’elettorato dichiara addirittura di
voler concedere il voto anche per le Politiche. I favorevoli si trovano in modo
trasversale in tutti i partiti, con punte più alte nel centrosinistra ( 80% tra
i Ds, 81% nella Margherita), ma comunque maggioritari anche nel centrodestra (
76% in An, 69% in Forza Italia), tranne, com’era prevedibile, nella Lega ( 30%).
Di nuovo, è significativo il fatto che già due anni fa la maggioranza assoluta (
52%) degli elettori di An fosse favorevole. Gli italiani appaiono dunque da
tempo aperti a concedere il voto agli immigrati, senza distinzione per il Paese
di origine. Solo il 18% vuole limitare il provvedimento a chi proviene dall’Ue e
un altro 11% solo alle nazioni che « hanno buoni rapporti con l’Italia » . I più
favorevoli alla concessione del voto agli immigrati sono le donne, i più giovani
e, specialmente, coloro che posseggono titoli di studio più
elevati. Naturalmente ciò non significa che si voglia liberalizzare
completamente l’ingresso degli immigrati nel nostro Paese: solo il 5% esprime
questa opinione. La maggioranza ( 62%) è viceversa del parere che « il numero
di ingressi dovrebbe dipendere dalla quantità di contratti di lavoro disponibile
» . E un altro 20% — con una accentuazione tra i votanti per la Lega e quelli
per Forza Italia, ma non tra chi vota An — ritiene che, comunque, il numero di
permessi di ingresso andrebbe ridotto rispetto al suo valore attuale. Tra gli
elettori di An in particolare, la distribuzione delle opinioni è grossomodo
analoga a quella della popolazione nel suo insieme, con una maggiore — e
significativa — diffusione di chi afferma che la legge Bossi- Fini « va bene
così com’è ora » . Grazie al grande consenso rilevabile nella popolazione,
l’iniziativa di Fini ha avuto effetti assai positivi per il leader di An. La
maggioranza degli italiani ( e, in misura ancora maggiore, degli elettori di An)
dichiara di ritenerla sincera, sostenendo che « Fini vuole veramente portare
avanti questa proposta » . Come si sa, però, anche in An c’è un’area di
dissenso, tanto che ben il 37% dice di non credere alla veridicità delle
intenzioni del vice presidente del Consiglio. E il 56% degli italiani ( il 48%
dei votanti per An) ritiene che Fini miri anche ( secondo alcuni, solo) ad
ottenere un vantaggio di carattere personale, magari in vista delle elezioni
europee. Si tratta comunque di un obiettivo che sembra essere stato raggiunto,
tanto che per quasi un terzo il proprio giudizio sul leader di An è migliorato
dopo la sua dichiarazione. Il successo di Fini assume naturalmente dimensioni
maggiori all’interno del suo partito ( 57% hanno migliorato la propria
opinione), ma si estende anche in Forza Italia ( 36%) e, in misura assai ampia,
perfino nell’elettorato dei Ds ( 30%). La posta in campo è comunque
considerevole. An gode di un mercato potenziale amplissimo: quasi 20 milioni
di persone, con diversa intensità, « prendono in considerazione » il voto per An
alle prossime elezioni. L’area di maggior presenza dell’elettorato potenziale
di An si trova tra chi oggi vota Forza Italia, ove il 72% afferma di « prendere
in considerazione » An per il voto. Ma anche il 35% dei votanti per la Lega
dichiara questa possibilità. Naturalmente, non tutti poi finiscono col votare il
partito di Fini: la maggior parte mantiene la scelta precedente, senza venire
davvero « conquistata » da An. Per costoro — che rappresentano l’ambito in cui
An cerca di allargare la propria base elettorale — la decisione di voto dipende
in larga misura proprio dalla stima personale per Fini. Quali potrebbero
essere, alla luce di questi dati, le conseguenze politiche della dichiarazione
di Fini? Per il breve periodo, molti hanno previsto una forte instabilità nel
governo sino — secondo alcuni — ad una sua possibile caduta. La maggioranza
relativa non condivide però ( seppur con una differenza percentuale minima)
questa previsione. E’ il risultato di posizioni contrapposte: il 62% degli
elettori per l’opposizione prevede ulteriori difficoltà per i l governo, mentre
gran parte ( 66%) dei votanti per la Casa delle Libertà è di opinione contraria,
anche se una quota consistente ( ad esempio, il 26% dei votanti per An) ipotizza
che il governo sia « vicino alla rottura » . A fronte di una disparità di
vedute sugli effetti a breve, c’è invece ampia uniformità sulle prospettive di
medio periodo: tutti concordano col fatto che, con questa mossa, Fini ha
notevolmente ampliato i propri consensi, estendendo ulteriormente il suo
personale « mercato potenziale » .
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