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ottobre 6, 2003

Timori per le Europee e percentuali in calo Palazzo Chigi cambia linea


Timori per le Europee e percentuali in calo Palazzo Chigi cambia linea
(fra. ver.) - Per incredulità o per scaramanzia, nell’Ulivo continuano a considerare poco affidabile un’indagine demoscopica che consegna all’opposizione il 51% dei consensi nel Paese. Ma non è un caso se Berlusconi non apre più le riunioni citando i sondaggi, e l’offensiva mediatica avviata dopo il varo della riforma previdenziale è il segno di una chiara sofferenza della maggioranza. A cui si accompagna la preoccupazione del premier per quanto potrebbe accadere nel 2004. Tra i tanti messaggi lanciati dalla festa regionale azzurra di Milano, c’è un dettaglio che rivela lo stato d’animo del Cavaliere: «Se non avessimo un successo alle Europee, tutto si farebbe più difficile». Ecco la frase chiave, non gli sfuggono le ripercussioni sul governo dopo un’eventuale sconfitta elettorale, perché persino il «fedele» Bossi attende quel tornante per stabilire le mosse successive: «Dopo le Europee - avvisò all’inizio della legislatura - deciderò che fare». Berlusconi punta a riguadagnare la fiducia dell’opinione pubblica, e sa che dopo due anni a Palazzo Chigi non basta più scaricare le difficoltà sul debito pubblico ereditato o sulla crisi economica che dura dall’11 settembre del 2001. Deve fare qualcosa per dare seguito alle promesse. Come spiegò il ds Bersani con una battuta, «se Berlusconi incrocia la ripresa economica e la ridistribuisce ai cittadini, noi non vinceremo neppure candidando la madonna del pellegrino. Ma se non gli riesce, vinceremo con un pellegrino qualsiasi». Di lì passa la sfida, ecco perché il premier evoca la riduzione delle tasse, sebbene la Finanziaria quella riduzione non la preveda. Il Cavaliere chiede tempo, perché «i governi si giudicano nell’arco di una legislatura». Ma prima delle Politiche del 2006 ci sono le Europee del 2004...
Corriere della Sera


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