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settembre 30, 2003  «Droga: ci vogliono cure, non manette»
Il disegno di legge del Governo divide il Paese. Per oltre la metà degli intervistati non c’è differenza tra “pesanti” e “leggere”
Un italiano su tre: il rimedio non è la prigione ma le comunità; tolleranti con lo spinello
di SARA IPPOLITO
ROMA - Si è parlato molto di droga in questi giorni, dopo che il Governo, in occasione della V Conferenza mondiale sulla tossicodipendenza, ha presentato il suo piano. Un piano che prevede un giro di vite: abolizione della distinzione tra droghe leggere e pesanti e introduzione del reato per il consumo. La normativa potrebbe prevedere anche il carcere per chi fa uso di droghe pesanti. Per chi fuma lo spinello, invece, l’ipotesi è di sanzioni amministrative, non penali. Il sondaggio Abacus di questa settimana si è occupato appunto del tema droga. Le risposte degli italiani rivelano che domina il convincimento che le droghe siano tutte dannose.
Alla domanda se ci sia una differenza negli effetti e nelle conseguenze il 58% risponde che non c’è alcuna differenza, mentre il 39% pensa che che non si possa mettere sullo stesso piano eroina e marijuana. Più le donne degli uomini, 63,3% contro il 52%, pensano che le droghe siano tutte egualmente dannose. Forse è abbastanza scontato, ma è interessante notare che questa idea è soprattutto diffusa tra gli anziani: 68,6% degli ultrasessantenni. Analizzando la popolazione di età compresa fra i 18 e i 30 anni la percentuale si dimezza: 35,2%. Altra considerazione importante: la media si ribalta se si osservano le risposte dei laureati, il 51% è convinto che ci sia una differenza tra le droghe. Nell’opinione sulle droghe influisce anche la posizione lavorativa: il 55,9% degli imprenditori, dei dirigenti e dei liberi professionisti non pensa affatto che eroina e spinello possano avere gli stessi effetti. Mentre il 50,8% degli operai la pensa esattamente al contrario.
”Quale atteggiamento si dovrebbe tenere con chi fa uso di droghe leggere, come gli spinelli?” Ebbene, a questa domanda solo il 9,1% risponde che ci vorrebbe il carcere. La maggioranza, il 33%, sostiene invece la necessità di indirizzare verso forme di recupero, con il ricovero nelle comunità. Dunque, per un italiano su tre lo sforzo della società deve essere quello di attivare forme di aiuto e non di repressione. Al riguardo è netta la differenza tra maschi e femmine. E’ il 40,3% delle donne che vede nella Comunità la strada migliore, contro il 25,1% degli uomini. E analizzando la condizione lavorativa, si scopre che le casalinghe, più delle donne lavoratrici, hanno tale convinzione. Tra chi, invece, vorrebbe il pugno duro e il carcere la maggioranza è costituita da uomini, 10,9%, e da ultrasessantenni, 9,7%.
A ciò si aggiunge che il 23,2% sarebbe d’accordo con l’ipotesi del carcere in ogni caso, sia per il consumo di droghe leggere che pesanti. Mentre il 30,2% sarebbe d’accordo solo per il consumo di stupefacenti tipo eroina o Lsd.
Lunedì 29 Settembre 2003 Il Messaggero

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