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settembre 26, 2003

Consensi in picchiata per Tony e George W.



SONDAGGI. Ai minimi storici
Consensi in picchiata per Tony e George W.

Londra. Tira brutta aria, per George W. Bush e Tony Blair, entrambi alle prese - stando ai sondaggi - con un grave calo di popolarità. Secondo Nbc e Wall Street Journal , ad esempio, il tasso di approvazione del presidente Usa è al 49 per cento, ovvero ai minimi storici, e il 45 per cento degli americani disapprova l’operato del presidente. Il 52 per cento boccia, poi, la sua gestione dell’economia, ma sessanta americani su cento ne appoggiano la linea antiterrorismo. E per Blair, secondo un sondaggio del Guardian, le cose non vanno meglio. L’inchiesta presieduta da Lord Hutton barone di Bresagh doveva districare uno dei tanti oscuri aspetti della recente guerra in Iraq. Dopo sei ore di serrato confronto e d’infuocate arringhe degli avvocati, trasmesse in diretta dalla tv pubblica britannica Bbc , Lord Hutton avrà più d’un mese per rendere note le sue conclusioni; ma gli effetti dell’inchiesta, aperta per indagare le sospette circostanze del suicidio dell’esperto britannico d’armi biologiche David Kelly, vanno ben al di là del semplice accertamento dei fatti. Sei settimane di lavoro, 22 giorni di audizioni, 110 ore d’interrogatori e le deposizioni di 74 testimoni hanno, in realtà, svelato uno scenario assai più inquietante sui metodi di lavoro del governo britannico, e compromesso, forse definitivamente, il futuro politico del premier Tony Blair. Non a caso, proprio ieri, i maggiori quotidiani britannici hanno pubblicato minuziosi sondaggi d’opinione e l’attuale inquilino di Downing Street ne esce malconcio. Il 61 per cento dei sudditi della corona del Regno Unito si dichiara «insoddisfatto dell’attuale primo ministro»; il 70 per cento ritiene che Blair sia «troppo indaffarato a manipolare l’opinione pubblica» per affrontare i problemi del Paese; solo il 30 pensa che «sia una persona affidabile», e ancor meno sono quelli che pensano che «abbia una vera conoscenza dei problemi reali» dei suoi concittadini. L’inchiesta ha messo a confronto due delle principali e più celebrate istituzioni del Regno Unito: il governo, accusato di spergiuro e di aver indotto Kelly al suicidio dopo una vergognosa campagna stampa e nelle aule di Westminster; e la Bbc, rea di aver svelato al pubblico britannico, grazie alla complicità d’informatori e l’uso di fonti confidenziali, che le «terribili prove» - come le ha definite Tony Blair - sulle armi di distruzione di massa, possedute del deposto regime iracheno, non erano il frutto di un paziente lavoro d’intelligence dei servizi segreti, ma erano fabbricate ad arte dai consulenti per la comunicazione del primo ministro. Lo scontro fra i due giganti d’Albione ha quasi completamente oscurato la triste vicenda umana di Kelly, mentre ha messo in luce quali erano le vere intenzioni del governo laburista nel chiedere l’apertura di una pubblica inchiesta, subito dopo il ritrovamento del cadavere dello scienziato. Per Blair, l’inchiesta non serviva a far luce sulle circostanze del suicidio; era stata pensata, invece, dal suo spin doctor (l’«eminenza grigia», ndr ) Alastair Campbell, come un’abile mossa per mettere sotto accusa la televisione pubblica britannica e renderla più docile alle «pubbliche verità», annunciate dai portavoce di Downing Street. Il risultato s’è rivelato un disastro per il premier, tant’è che Campbell ha preferito togliere il disturbo prima ancora che l’inchiesta giungesse al termine. La Bbc s’è rivelata un cavallo di razza del giornalismo: il suo presidente Gavyn Davies, in una decisiva testimonianza davanti a Lord Hutton, non solo ha difeso la professionalità di quello che gli anglosassoni chiamano vi gilant journalism - il giornalismo d’inchiesta che vigila sui pubblici poteri - ma ha rivelato che la Bbc negli ultimi anni ha dovuto opporsi con determinazione, «per non soccombere alle pressioni che arrivavano dagli uffici del primo ministro». I britannici hanno così scoperto che non solo Blair ha mentito spudoratamente davanti alla Camera dei Comuni, ma cercava anche d’ammansire, prima, e intimorire, poi, la televisione pubblica. Walter Lippman, nel suo celebre saggio Public Opinion , scriveva che il compito dei mezzi d’informazione è «rendere visibile l’ambiente visibile», perché l’opinione pubblica possa esercitare coscientemente le sue scelte democratiche. La moderna tendenza dei troppi spin doctor , che affollano le stanze del potere e non solo nel Regno Unito, sembra invece quella di rendere ancor più invisibili le reali intenzioni di chi governa. Per fortuna, come dimostra l’inchiesta Hutton, non sempre i fatti restano invisibili. O, almeno, non troppo a lungo.

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