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settembre 22, 2003

Gli elettori vogliono i loro leader più decisi E sulle riforme chiedono un’intesa tra i Poli


 

Corriere della Sera

L’OSSERVATORIO
Gli elettori vogliono i loro leader più decisi E sulle riforme chiedono un’intesa tra i Poli


di RENATO MANNHEIMER

Q uale deve essere lo «stile» di governo? Nel caso delle riforme istituzionali, ad esempio, i partiti di maggioranza devono essere decisi, «andare avanti da soli», come ha suggerito qualcuno, o assumere, almeno inizialmente, un atteggiamento di apertura alle proposte dell’opposizione? Al riguardo, il giudizio della popolazione è piuttosto chiaro e in larga misura omogeneo: quasi il 60% ritiene che esse debbano essere approvate da tutti o quasi i partiti, di governo e di opposizione. E’ di questo parere anche la maggioranza relativa (46%) dei votanti per la Casa delle Libertà. Ma, più in generale, come devono comportarsi i leader dei partiti di governo riguardo all’opposizione o nei confronti dei loro colleghi della maggioranza? Debbono essere più «decisi»? O più «concilianti»?
La risposta varia secondo il pubblico cui ci si rivolge. Ad esempio, i votanti per una forza politica, qualunque essa sia (le tabelle si riferiscono ai partiti di governo, ma lo stesso fenomeno si rileva nell’elettorato dell’opposizione) ritengono che il «loro» leader debba essere più deciso di quanto lo sia ora. Ciò vale in particolare per Bossi e Berlusconi, che vedono auspicato dal proprio pubblico di riferimento proprio quell’approccio «risoluto» redarguito dagli altri elettori, compresi quelli dei partiti di maggioranza. Ma lo stesso fenomeno si rileva, seppure in misura molto più attenuata, tra i votanti per An e per l’Udc.
Viceversa, la maggioranza degli altri elettori della Cdl (esclusi, dunque, rispettivamente, Forza Italia e Lega) ritiene che Berlusconi e Bossi dovrebbero assumere un tono più «mediatore». Per il Cavaliere il giudizio è espresso con enfasi minore, in quanto la maggioranza relativa auspica che «continui come ora». L’opinione su Bossi è assai più significativa, in quanto la quota che lo vorrebbe più «mediatore» è addirittura maggiore tra i votanti per la maggioranza che tra quelli per l’opposizione. Insomma, il leader leghista pare mettere a disagio più chi «tifa» per il governo che il resto dell’elettorato. Il problema, naturalmente, sta nel fatto che se Bossi aderisse a questa richiesta, potrebbe scontentare, come si è visto, la maggior parte dei suoi sostenitori.
D’altra parte, anche la maggioranza assoluta dell’elettorato italiano è dell’opinione che Bossi dovrebbe essere più «mediatore». Una percentuale minore richiede lo stesso comportamento anche a Berlusconi, mentre l’opposto accade per Fini e Follini, cui si domanda di essere più «decisi», forse per «contenere» il comportamento di Berlusconi e, specialmente, quello di Bossi.
Ancora una volta, dunque, l’elettorato appare nel suo insieme tendenzialmente moderato, contrario a quelli che ritiene eccessi verbali o politici. E, in fondo, assai più orientato al compromesso e alla mediazione che al decisionismo.


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