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agosto 11, 2003  Luglio: fiducia nel governo a picco: -4% in un mese
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Luglio:
fiducia nel governo a picco: -4% in un
mese
la pronta risposta Datamedia :
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Chissà
perchè Mannheimer ha aspettato la settimana di ferragosto
per comunicare questo dato del governo che era già
disponibile 10 giorni fa.
Qualcuno ha una qualche idea?
Corriere, 10.08.03
Fisco, immigrati e riforme Il governo perde
popolarità
I «no» più dei consensi. Malessere tra gli elettori della
Cdl: la fiducia di Lega e An scende del 20 % Ora il
Carroccio è irritato per il conflitto di interessi. I
giudizi restano positivi sulla politica estera
Un fenomeno che, anzi, alla ripresa autunnale potrebbe
assumere un rilievo maggiore, condizionando ancora di più
l'azione di governo. Giungendo dunque a costituire un
ulteriore elemento di difficoltà per l'autunno - già
«caldo» di per sé, data la quantità di problemi e di temi
da affrontare - che il governo dovrà fronteggiare. Da cosa
dipende questo acuirsi di tensioni interne alla Casa delle
Libertà? Tra i molti motivi c'è naturalmente la disparità
di vedute su diverse questioni di rilievo per le quali il
Presidente del Consiglio non è riuscito, malgrado gli
sforzi compiuti in questo senso, ad imporre sino a questo
momento una soluzione di compromesso. Ma il nervosismo tra
i partiti della maggioranza è fortemente accentuato anche
da un importante fattore esterno alla stessa: il «clima di
opinione» della popolazione. Che ha visto negli ultimi
mesi un andamento particolarmente negativo. Manifestatosi
in particolare in un sensibile decremento del consenso -
già minoritario - espresso dai cittadini nei confronti
dell'operato dell'esecutivo.
A sua volta, l'immagine di conflittualità interna alla
coalizione - determinata, come si è detto anche dal calo
di consenso - porta ad un ulteriore accrescersi
dell'impopolarità, in una sorta di «spirale perversa» di
cause ed effetti, non facile da bloccare.
Occorre ricordare che lo scorso aprile l'appoggio
popolare per il governo aveva raggiunto il valore massimo
dall'inizio dell'anno. In quella occasione, pur permanendo
nel complesso della popolazione una prevalenza di giudizi
negativi rispetto a quelli positivi, l'esecutivo aveva
visto un accrescersi significativo di consensi tra
l'elettorato proprio, quello dei partiti della Casa delle
Libertà, motivato specialmente dal sostegno ottenuto tra i
votanti dei partiti della maggioranza in occasione del
conflitto in Iraq. Tuttavia, una volta terminato
l'«effetto guerra» (per il quale l'opinione pubblica tende
a ridurre l'attenzione per le problematiche interne, a
fronte di questioni ritenute temporaneamente assai più
importanti) sono, com'era inevitabile, ritornati nella
considerazione dell'elettorato - anche, ovviamente, nel
settore orientato al centrodestra - i temi classici di
politica interna. E, a torto o a ragione, l'opinione
pubblica ha ricominciato ad esprimere valutazioni sempre
meno positive sull'operato dell'esecutivo a questo
riguardo. Sino alla situazione rilevata a fine luglio,
quando è arrivata a pronunciarsi sfavorevolmente nei
confronti del governo la maggioranza assoluta dei
cittadini. A fronte di una percentuale di approvazioni che
supera di poco un quarto della popolazione adulta.
Questo stato di cose, per la verità, non è giunto
inaspettato. Diversi sondaggi sulle intenzioni di voto,
condotti nei mesi scorsi da svariati istituti, avevano già
evidenziato l'esistenza di una nuova grave crisi nei
rapporti tra governo e elettorato. Tanto che tutti sono
concordi nel ritenere che «se si votasse ora» (ma il dato
è puramente virtuale, in quanto prescinde dagli effetti
della campagna elettorale) prevarrebbe senz'altro il
centrosinistra.
Ma l'elemento di novità offerto da queste ultime ricerche
- e, forse, ancora più preoccupante per la compagine di
centrodestra - è rappresentato dal fatto che negli ultimi
mesi il disagio si è manifestato, con dimensioni sempre
più accentuate, anche all'interno dell'elettorato della
Casa delle Libertà, seppure in misura significativamente
diversa tra le sue componenti principali. Tra i votanti
per Forza Italia, ad esempio, il sostegno al governo
risulta diminuito negli ultimi mesi di poco meno del 10%.
Ma tra quelli di An il calo risulta più che doppio, vicino
al 20%. E, come molti avevano suggerito, esso è ancora
maggiore tra l'elettorato leghista.
Non si tratta tuttavia di critiche indefinite, rivolte in
generale all'azione di governo. Tra la popolazione nel suo
complesso, le valutazioni più negative riguardano
specificamente la politica fiscale (nei confronti della
quale si trova il massimo numero di insoddisfazioni
rispetto alle attese maturate a suo tempo), quella
dell'immigrazione e quella della giustizia. Sono
grossomodo i temi su cui si concentrano anche le lamentele
degli elettori della Cdl. Tra i quali, in generale, si
rileva una valutazione assai più positiva riguardo alle
iniziative di politica estera (in particolare, come si è
detto, relativamente alla guerra in Iraq) e atteggiamenti
più critici nei confronti di svariate tematiche interne,
per le quali la percentuale dei giudizi positivi supera
spesso di poco quella delle valutazioni negative. Ma per
alcune questioni queste ultime arrivano - anche
all'interno dell'elettorato dei partiti che sostengono il
governo - a costituire la maggioranza. Con un verdetto,
dunque, decisamente negativo riguardo all'operato del
governo sino a questo momento: forse non una bocciatura,
ma certo un «rimando a settembre».
Si tratta in particolare delle politiche concernenti
l'immigrazione (la Bossi-Fini, sia pure per motivi
diversi, sembra scontentare tutti), quelle relative al
fisco e alle tasse, e quelle concernenti la devolution e
il federalismo.
E' importante notare che gli altri temi di cui tanto si
discute in questi giorni (la giustizia, il conflitto di
interessi, la legge sull'emittenza televisiva) non
sembrano invece preoccupare più di tanto l'elettorato
della Casa delle Libertà, pur costituendo un oggetto di
critiche sempre più accese da parte dei votanti per il
centrosinistra.
Si ha, insomma, conferma del fatto che i cittadini
orientati al centrodestra sono sensibili soprattutto (in
molti casi esclusivamente) al mantenimento degli impegni
assunti dal governo al momento del voto, specie quelli
relativi all'economia. Mentre attribuiscono una valenza
minore alle questioni di carattere «etico», spesso
sollevate dal centrosinistra. Solo nel momento in cui c'è
insoddisfazione riguardo agli impegni assunti nel corso
della campagna elettorale emerge (è il caso, in questo
periodo, dell'elettorato della Lega Nord) una maggiore
attenzione a tematiche differenti, quale, ad esempio, il
conflitto di interessi.
Tutto ciò suggerisce come proprio il rilancio
dell'economia - e la conseguente possibilità, ad esempio,
di diminuire in modo sensibile la pressione fiscale, come
promesso a suo tempo - può contribuire ad alleviare la
crisi di fiducia tra il governo e il suo elettorato e a
rompere la «spirale perversa» cui si è fatto cenno più
sopra. Ma si tratta, come indicano anche i dati
sull'economia diffusi nelle ultime ore, nonché i livelli
del «sentiment» dell'opinione pubblica riguardo al futuro
dell'economia (che hanno raggiunto, proprio in questi
giorni, il livello più basso degli ultimi due anni) di una
prospettiva tutt'altro che facile da raggiungere.
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