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settembre 22, 2003

Baviera, trionfa Stoiber. Crolla la Spd


Corriere della Sera
Un anno dopo la sfida persa contro Schröder, il leader cristiano-sociale risorge nel suo Land e vola oltre il 60%
Baviera, trionfa Stoiber. Crolla la Spd
Il partito del cancelliere socialdemocratico precipita al 18,8% , il peggior risultato dal 1946


DAL NOSTRO CORRISPONDENTE BERLINO - Edmund Stoiber risorge e trionfa. Un anno dopo aver perso per un soffio la sfida con Gerhard Schröder per la cancelleria federale, il premier bavarese si concede una clamorosa rivincita. Stoiber sbanca le elezioni nel suo Land, conquista una storica maggioranza dei due terzi nel Parlamento regionale e si riprende, con pieno diritto, lo scettro di leader morale dell’opposizione al governo rosso-verde. Attesa e scontata, come avviene di consueto da oltre mezzo secolo, la sconfitta per i socialdemocratici del cancelliere non poteva essere più disastrosa e umiliante. «Epocale e sensazionale», definisce giustamente Stoiber il responso delle urne bavaresi, che vedono la sua Csu superare agevolmente la soglia del 60 per cento, ottenendo oltre 9 punti in più rispetto al 1998, quando aveva realizzato il 58,6%. La Spd, guidata dall’onesto e sconosciuto Franz Maget, precipita dal 28,7 a meno del 19 per cento, peggior risultato dal 1946. Bene i Verdi, sia pur nei limiti delle loro dimensioni, che passano dal 5,7% della volta precedente all’8 per cento odierno e tornano un po’ rafforzati nel Landtag, il Parlamento regionale. Dentro il quale, i cristiano-sociali potranno contare probabilmente su una falange di circa 125 deputati su 180, comunque ben oltre la maggioranza dei due terzi, che scatta a quota 120. Non era mai successo, nella storia della Repubblica Federale Tedesca, che un partito politico disponesse di un tale margine in un Parlamento locale o al Bundestag. Per la Csu, questo comporterà la possibilità di restringere al massimo lo spazio di manovra dell’opposizione e perfino di modificare la Costituzione del Land, anche se in questo caso dovrebbe poi sottoporre le modifiche al voto popolare. «Questo grande risultato - è stato il commento di Stoiber - è un chiaro voto di sfiducia del popolo della Baviera contro il governo federale, un netto rifiuto del suo cattivo lavoro». «Lo sconfitto del giorno si chiama Gerhard Schröder», ha chiosato più terra terra il capo della cancelleria bavarese, Erwin Huber. Un’analisi paradossalmente condivisa, sia pure con altro linguaggio, anche nelle file socialdemocratiche. La sconfitta, secondo il segretario generale della Spd, Olaf Scholz, è da ricondurre «allo stato d’animo a livello federale, dove la Spd ha avviato riforme coraggiose e non semplici da accettare, che comunque dovremo portare a compimento». Più esplicito, il leader socialdemocratico bavarese, Wolfgang Hoderlein, il quale ha rimproverato al governo del cancelliere «di essersi incamminato su una strada che pretende troppo dai tradizionali elettori socialdemocratici». Ma, se la cattiva congiuntura economica e le riforme impopolari, quasi tutte ancora soltanto annunciate, di Gerhard Schröder hanno sicuramente avuto un ruolo importante nelle dimensioni della vittoria cristiano-sociale, da mettere sul conto sono anche e soprattutto la popolarità personale di Edmund Stoiber e il volto vincente del modello-Baviera. Che è quello incarnato dal binomio «Laptop più Lederhosen» (i pantaloncini di cuoio della tradizione locale), e che ancora oggi può vantare un tasso di disoccupazione pari a metà di quello medio nazionale, la più alta concentrazione di nuove tecnologie e industrie avanzate fra le regioni tedesche, livelli di qualità ineguagliati nell’istruzione media e superiore. Non senza ragioni, il vincitore ha detto che «il modello bavarese dovrebbe essere un pezzo di carta carbone per l’intera Germania». Quanto alla Spd della Baviera, la cui principale preoccupazione, dagli anni Cinquanta a oggi, è stata sempre quella di perdere con onore, questa volta ha perso anche la faccia. Colpa anche di un candidato dignitoso, ma debole e poco noto, come Maget, il cui nome, secondo un sondaggio, risultava difficile da ricordare al 25 per cento degli elettori. Al punto che, giusta l’indagine pre-elettorale del «Forschungsgruppe Wahlen» di Mannheim, uno su quattro degli elettori tradizionali della Spd era pronto a non votarlo. Come, probabilmente, è poi accaduto.

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