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agosto 29, 2003
Prodi e d'Alema progettano il Grande Partito Riformista.


La Repubblica, 29.8.03

RIVOLUZIONE COPERNICANA

MASSIMO GIANNINI
SUBITO il Partito riformista europeo.'. Dissolti in un tardo pomeriggio d'agosto cinque anni d'incomprensioni pubbliche e di rancori privati. Romano Prodi e Massimo D'Alema si sono incontrati a Roma. E hanno deciso, finalmente insieme, di azzardare un'autentica "rivoluzione copemicana" nel centrosinistra. Destinata, in caso di successo, a cambiare radicalmente il quadro politico. Non la lista unitaria delle sígle uliviste per le prossime europee. Molto di più: un partito unico, la casa comune di tutti i riformisti. Una sola, grande forza politica da far nascere adesso, e capace di aggregare almeno i135-40% dei consensi elettorali.DUE ore. Sono bastate due ore di colloquio, tra il presidente della Comissione Ue e il presidente dei Ds, per ritrovare una sintonia politica e una simpatia umana che gli scontri e le asprezze del passato sembravano aver incrinato in modo irreparabile. Non è stato così. «Sono molto contento -ha detto D'Alema, appena uscito dal faccia a faccia - perché è stato un colloquio corretto e cordiale...». «Di più - ha commentato Prodi, ragionando con i suoi collaboratori di Bruxelles - è stato un colloquio veramente cooperativo». Anche la forma conta, nei rapporti sempre troppo velenosi del centrosinistra di questi anni. Ma in questo caso, conta ancora di più la sostanza politica. Perché i due hanno convenuto su un'esigenza comune e condivisa: imprimere una svolta allo stentato cammino ulivista di questi mesi. Tutti pensavano che al centro del tavolo, nel dibattito interno alla coalizione, ci fosse la proposta lanciata proprio da Prodi, nel mese di luglio: una lista unitaria per le europee, che raggruppasse sotto lo stesso simbolo tutte le sigle dell'alleanza, e che riproducesse una forza centripeta verso i partiti e una forza attrattiva verso gli elettori, sulla scia dell'esperienza dell'Ulivo del '96. Rutelli l'aveva rilanciata, Amato l'aveva caldeggiata, le forze minori l'avevano respinta. Ma questo, in fondo sembrava il terna. E invece era un altro.Il tema vero, anche se "coperto' vista la sua delicatezza, era un altro: aprire subito un "cantiere". per dar vita al Partito riformista europeo. Mettere insieme i Ds, la Margherita, lo Sdi, e tutti quelli che decidono distarci, dentro una sola "casa comune" del centrosinistra. Riformista, europeista, e soprattutto in grado di sfilare il governo del Paese alla Casa delle Libertà. Prodi e D'Alema ci ragionavano da tempo. E le rispettive diplomazie in in questi mesi, avevano lavorato segretamente. Attraverso incontri discreti e telefonate riservate avevano istruito la "pratica". Avevano preparato l'incontro di ieri. Così, quando il presidente della Commissione Ue e il presidente della Quercia si sono seduti uno di fronte all'altro, sapevano esattamente qual'era il "piatto forte" nel menù del giorno. «Caro Romano -ha esordito D'Alema- io voglio che sia chiara una cosa. lo non ho cariche operative, non tratto su liste, non sto qui a negoziare nulla. Queste cose spettano a Fassino, non a me. A me interessa solo una cosa: far sì che il centrosinistra, stavolta unito per davvero, torni al governo, e che tu ne sia il leader». «Caro Massimo - gli ha risposto Prodi - su questo obiettivo non possiamo che essere d'accordo. E anche per questo che ho voluto smuovere le acque per primo, con la proposta sulla lista unitaria...». Ma a quel punto, è emersa una valutazione unanime. La proposta è servita, macome hai visto sono venuti fuori i soliti distinguo...», ha detto il leaderdiessino, «A questo punto- ha convenuto il Professore - serve una spinta ulteriore, una motivazione molto più forte». Equesta "spinta ulteriore" non può che essere «un solo, grande partito riformista». « Perchè vedi - è statala riflessione ulteriore di D'Alema- tentare una forzatura solo permettere in piedi un altro "cartelloelettorale" per le europee di giugno.2004 non conviene a noi, enon basta a riscaldare il cuore della nostra gente. Per questo, stavolta, serve davvero un traguardo piùambizioso: uniamo le forze, e facciamo un partito unico...». Prodiha dato via Iibera, convinto: <Sonoperfettamente d'accordo: è chiaro, non dobbiamo e non possiamonasconderci le difficoltà, che ci sono e che ci saranno......C'è un problema diidentità e di ruoli nei rispettivi partiti, innanzitutto. «Un pezzo dei Dspuò non capire...», haragionato D'Alema. «Aun pezzo del Ppi può capitare la stessa cosa...»,ha aggiunto Prodi. «Mavale pena di provarelo stesso - si sono detti -anche se ci costa lacrime e sangue...». La macchina, in altre parole, è già in moto, Anche se rischia di urtare qualcuno: Cesare Salvi da una parte, Ciriaco de Mita dall'altra, tanto per fare due nomi. Un altro problema è l'appartenenza alle famiglie politiche europee: dove si accaserà, il nuovo «partito riformista europeo»? Nel Ppe, dove la fa da padrone un inquilino non proprio ortodosso rispetto alla matrice democratico-cristiana, come Silvio Berlusconi? Oppure nel Pse, dove l'impronta dellegrandi socialdemocrazie laiche d'Europa è ancora marcata? «Su questo aspetto abbiamo tempo per lavorare, anche a livello europeo...». ha spiegato il presidente della Commissione. E chiaro. ad esempio,che se il Pse cambiasse la sua fisionomia politica, e si aprisse anche al contributo culturale dei cattolici progressisti, la Margherita potrebbe avere meno diffcoltà a muovere un passo, rispetto a quello che potrebbero fare i Ds verso il Gruppo dei liberal-democratici europei. «Ma hai ragione tu - ha chiosato D'Alema - di questo avremo tempo per discutere..».Quello che importa, è che c'è piena intesa sula questione di fondo: bisogna tentare. E bisogna farlo subito. ll dado finale l'ha tratto D'Alema: «Dobbiamo avere chiaro l'obiettivo finale: se ci mettiamo assieme, e se riusciamo e farlo coinvolgendo anche altri alleati, possiamo Puntare a un partito che parte dal 35/40%. Su questa base, con la forza gravitazionale di una formazione politica finalmente unitaria nei programmie negli organigrammi, possiamoveramente battere Berlusconi...».Prodi si è rallegrato di questa conclusione. Per ovvie ragioni di rispetto per il ruolo istituzionale che ancora svolge in Europa, e per altrettanto ovvi motivi di delicatezza verso gli altri leader del centrosinistra, il Professore ha raccomandato «grande determinazione, ma anche grande attenzione Il partito unico va fatto, e va costruito subito. Ma nei limiti del possibile, bisogna non disperderele risorse presenti nella coalizione, da Fassino a Rutelli. E allo stesso tempo. va evitato il rischio che anchequesta venga vistacome l'ennesima« mossa tattica,, utile a coprire la difficoltà congiunturale di qualche singola forza dell'alleanza (in questo momento, la Margherita). PerProdi e D'Alema questa è invece una mossa strategicae che può cambiare i destini tribolati del centrosinistraitaliano. E non è unparadosso che glistrateghi dell'operazione siano prono le due personalità più importanti,ma anche più contrastanti, del "vecchio Ulivo". Nonostante le ruggini delpassato. ci avevanogià provato più diuna volta, a mettereinsieme il centro e lasinistra. Nel giugnodel '99, con D'Alema a Palazzo Chigi, Romano lanciò la proposta proprio su questogiornale: «Ho proposto ai leaderdei Ds la formazione di un soggetto politico unitario. sono stato respinto, ma non rinuncio...». Ilgiorno dopo arrivò la risposta diMassimo: «Se i democratici vogliono noi siamo pronti. ma siachiaro che la nostra casa è il socialismo europeo .. ». Non se ne feceniente. Caduto Prodi, se ne andòpoco dopo anche D'Alema. Unanno e mezzo più tardi arrivò il Polo vince le elezioni, e l'Ulivo andòin pezzi. Oggi gli stessi protagonisti di allora hanno deciso di rimettere insieme quei cocci. E di farlofino in fondo, sciogliendosi addirittura nello stesso partito. Speriamo che sia la volta buona. Per il bene del centrosinistra e dell'Italia.



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