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settembre 21, 2003  Sondaggi sempre più amari per Bush
L'Eco di Bergamo
Sondaggi sempre più amari per Bush
WASHINGTON Andare in tv a chiedere soldi per l'Iraq agli americani (e tanti: 87 miliardi di dollari) sta costando caro al presidente George W. Bush: il consenso sulle sue scelte subisce, nei sondaggi, una costante erosione. Bush paga pegno per il discorso alla nazione del 7 settembre e rischia di doverlo pagare anche per il discorso che farà martedì prossimo alle Nazioni Unite, se non avrà da partner e alleati l'aiuto che chiede.
L'esito del Vertice di Berlino non lo incoraggia. I leader di Germania, Francia e Gran Bretagna, tre Paesi del Consiglio di Sicurezza dell'Onu, si sono lasciati senza avere trovato un accordo. Il che non compromette le possibilità che una risoluzione del tipo di quella proposta dagli Stati Uniti possa ottenere la maggioranza dei consensi necessaria: si possono trovare, infatti, nove Paesi (su 15) che dicano sì all'invio di forze di pace internazionali in Iraq, sotto comando americano, e ad ampliare il ruolo dell'Onu nella ricostruzione e ad accelerare la democratizzazione del Paese. Ma, senza il sì di Parigi, che insiste per un calendario della «restituzione dell'Iraq agli iracheni» così serrato che Washington lo considera «irrealistico», non ci sarà l'unanimità che Kofi Annan sembra considerare indispensabile per impegnare a fondo l'Onu sul fronte dell'Iraq, specie dopo l'attentato del 19 agosto che uccise il suo rappresentante a Baghdad de Mello. Forse in quest'ottica, da Londra giunge a Bush un'indicazione insolita. Il Guardian, in un editoriale, invita il presidente «a lavorare in base alle proposte della Francia», invece di partire dalle sue.
Giampiero GramagliaGramaglia

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